Salute

Polipi al naso: bastano i farmaci o bisogna sempre operarsi?

Chi ne soffre ha una sensazione di secrezione che “scende” posteriormente in gola. L’ostruzione nasale può essere accompagnata da altri sintomi minori come la cefalea localizzata a livello dell’occhio o della regione mascellare, e da lacrimazione

La poliposi nasale è l’espressione di una sinusopatia cronica. Il sintomo principale è l’ostruzione nasale, ovvero il naso chiuso. Può essere accompagnata da scolo mucoso purulento oppure mucoso denso, soprattutto posteriore.

Quali sono le cause?

I polipi nasali possono essere l’espressione di riniti croniche di origine allergica (polline o acari della polvere, ad esempio). I polipi hanno la caratteristica di essere translucidi, opalescenti. Possono arrivare a occupare tutta la fossa nasale.

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Ci sono anche delle sinusiti croniche, in cui si ha la formazione di polipi. Si verifica una risposta cellulare “esagerata” e quindi una condizione infiammatoria continua che dà luogo al prolasso della mucosa che genera il polipo nasale. Ad esempio in alcune persone si verifica una risposta patologica all’assunzione dell’acido acetilsalicilico, componente dell’aspirina, che era spesso utilizzato anche come conservante alimentare.

Mentre la poliposi causata da sinusite allergica è generalmente circoscritta alla mucosa nasale, nelle altre forme si può parlare di sindrome rino-bronchiale compromettendo tutto il sistema respiratorio, manifestandosi a livello nasale con i polipi e più in basso con asma e broncospasmo.

Come si arriva alla diagnosi?

La diagnosi della sinusite cronica si basa, oltre che sulle indicazioni dell’esame clinico, e delle prove allergometriche cutanee e sul siero, sulla TC cone beam 3D (esame che sostituisce la Tomografia Computerizzata convenzionale per la minor dose di raggi somministrata al paziente) e sulla citologia nasale. In pratica con uno spazzolino si raccoglie la mucosa nasale, si striscia su un vetrino e al microscopio si evidenzia quali sono le popolazioni cellulari più presenti. La citologia nasale aiuta a “inquadrare” il paziente, ma soprattutto è un valido strumento dal punto di vista della prognosi.

Quali sono le terapie?

Il primo passo è la terapia farmacologica, generalmente a base di cortisonici spray a effetto locale, e antistaminici che determinano un blocco dei meccanismi infiammatori.
Se la terapia medica non è sufficiente si affianca quella chirurgica.

La tecnica utilizzata è quella endoscopica, quindi meno invasiva e per quanto possibile più rispettosa delle strutture funzionali del naso. Lo scopo è di rimuovere tutta la mucosa polipoide e lasciare delle cavità aperte, che siano facilmente drenanti, e che, nel processo di guarigione, siano occupate da mucosa sana. La prima finalità dell’intervento chirurgico è quella di restituire al paziente una respirazione nasale corretta, che è un cardine della buona salute del sistema cardio-polmonare soprattutto nella terza età.

Le poliposi di origine allergica

Le poliposi nasali di origine allergica hanno una prognosi più favorevole, e i presidi terapeutici efficaci sono più numerosi: la bonifica ambientale, gli antistaminici, i cortisonici topici, gli stabilizzatori di membrana la terapia vaccinica. Quando operate, la percentuale di recidive è molto bassa, tra il 15 e il 25%.

Mentre nei pazienti che hanno una sindrome rino-bronchiale il percorso di cura è più complesso e prevede un’associazione tra chirurgia e terapia medica. In questi casi la percentuale di recidive, dopo l’intervento chirurgico, sale fino al 75%.

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