Gentiloni sottoposto ad angioplastica: cos’è e come si svolge

Dopo un malore al cuore il premier è stato ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma. L'intervento chirurgico è andato bene

Questa mattina il premier Paolo Gentiloni, al rientro da Parigi, è stato ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma per essere sottoposto a un piccolo intervento di angioplastica a un vaso periferico dopo un malore al cuore. Anche se l’operazione è perfettamente riuscita (lo è nel 95% dei casi) sarà necessaria la sua permanenza in ospedale per qualche giorno.

Cos’è l’angioplastica

L’angioplastica coronarica è un intervento chirurgico a cui si ricorre quando le arterie coronarie sono ostruite o ristrette e devono essere riaperte, permettendo di migliorare la circolazione diretta verso il cuore. Durante l’operazione viene dilatato il vaso ostruito con un palloncino che viene gonfiato nel punto del restringimento. Spesso si applicano anche uno o più stent, cioè delle protesi metalliche cilindriche che sostengono la parete della coronaria, come un’impalcatura, e la mantengono aperta.

Come si svolge l’angioplastica

L’angioplastica si svolge in anestesia locale e consiste in due step principali. Prima di tutto si inserisce, preferibilmente nell’arteria radiale (a livello del polso), un sottile catetere con un palloncino in punta che viene portato fino al punto interessato, cioè il cuore, osservando il suo percorso ai raggi X (fluoroscopia).

Successivamente, si gonfia il palloncino per comprimere la placca contro la parete del vaso sanguigno, incrementando il diametro del vaso e quindi il flusso di sangue. In questa fase si può applicare uno stent (il dispositivo metallico generalmente in acciaio, cilindrico e cavo che funge da intelaiatura di supporto al vaso) per ridurre la possibilità di riformazione di un restringimento in quel punto. Lo stent garantisce un lume coronario più ampio, un miglior flusso di sangue ed è perfettamente compatibile con il corpo umano.

Vantaggi e rischi

L’angioplastica consente di ripristinare il normale calibro del vaso malato (ristretto o occluso) per consentire al flusso di sangue di tornare a una condizione il più possibile vicino alla normalità.

Tra i rischi che si possono correre ci sono: sanguinamenti o ematomi (che possono verificarsi attorno all’area dell’incisione mediante cui il catetere è stato inserito), molto raramente un coagulo di sangue potrebbe bloccare l’apporto sanguigno al distretto vascolare trattato oppure la parete dell’arteria potrebbe risultare indebolita (questo problema può essere trattato quasi sempre dal medico radiologo durante l’angioplastica, mentre altre volte può essere necessario un intervento chirurgico), in rarissimi casi, infine, può presentarsi una reazione al mezzo di contrasto.

Fra le possibili complicanze gravi c’è l’occlusione improvvisa dell’arteria e la formazione di una nuova stenosi.

Post-operatorio

Dopo un intervento di angioplastica, il paziente deve rimanere a letto per un periodo compreso tra le 12 e le 24 ore. Solitamente la dimissione dall’ospedale avviene non prima del giorno successivo all’intervento.

Spesso, dopo il ricovero viene prescritto al paziente un trattamento a base di aspirina per evitare il rischio di trombosi. È bene che i fumatori smettano di fumare e che le persone in sovrappeso migliorino l’alimentazione riducendo il colesterolo e i grassi saturi. Dopo un intervento di angioplastica, infine, farebbe bene aumentare la quantità di esercizio fisico e svolgerlo regolarmente.

 

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