Essere senza radici, che fatica

Si chiama sindrome da sradicamento il disturbo che può colpire chi ha dovuto trasferirsi molte volte e lasciare la terra d'origine. In particolare tocca gli adolescenti

Si definisce sindrome da sradicamento la perdita di radici sociali, culturali e affettive cui è sottoposto chi ha lasciato la sua terra d’origine o è costretto a continui trasferimenti.
«Quando si abbandonano i luoghi, le persone e le abitudini cui si era legati, vengono meno i punti di riferimento, nascono problemi di adattamento e comunicazione, ci si sente più vulnerabili», dice Stefano Pallanti (puoi chiedergli un consulto), professore di psichiatria all’Università di Firenze. «In alcuni casi , invece, il cambiamento può rappresentare un’opportunità di crescita e confronto».

• Chi ne è colpito. A soffrirne sono per lo più i ragazzi. «Nella fase puberale, il rapporto con il luogo dove si è nati e con gli amici è fondamentale per la costruzione del sé e per l’emancipazione dalla famiglia», dice Pallanti. Il disagio può tornare anche da adulti.

• Come si manifesta. Nei ragazzi: difficoltà scolastiche e relazionali (abuso dei mezzi virtuali a scapito dei rapporti reali), forme di ribellione nell’abbigliamento o nella dieta. Negli adulti: ansia ingiustificata, difficoltà a definire le proprie radici e l’idea di casa, fatica a parlare del passato.

• Come si risolve. «I ragazzi dovrebbero trovare sostegno negli educatori e nei coetanei», spiega lo psichiatra. «Per gli adulti, quando la sindrome da sradicamento diventa invalidante, si può ricorrere a un ciclo di sedute di psicoterapia cognitivo-comportamentale».
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Ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2011

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