SaluteTumori

Tumore alla vescica e acqua potabile. L’esperto: nessun allarme

Uno studio internazionale ha rivelato un'associazione tra acqua corrente e neoplasia alla vescica. Bisogna allarmarsi? Ascolta il parare dell'esperto Franco Gaboardi

La notizia impressiona, perché l’acqua potabile, quella del rubinetto, la beviamo tutti. E spesso. Il 5% dei casi di tumore alla vescica in Europa sarebbe associata all’assunzione di sostanze che si trovano nell’acqua corrente, dice uno studio coordinato dall’Institute for Global Health di Barcellona e pubblicato su Environmental Health Perspectives.

Tumore alla vescica: le sostanze incriminate

Si tratta di trialometani: cloroformio, bromodiclorometano, dibromoclorometano e bromoformio, sottoprodotti dei sistemi per la disinfezione a base di cloro. Nella ricerca sono stati analizzati i campioni di acqua potabile di 26 Paesi dell’Unione europea (sono state escluse Romania e Bulgaria per scarsità di dati)  tra il 2005 e il 2018, inviando questionari agli organismi responsabili della qualità delle acque nazionali.

Gruppo San Donato

Leggi anche: Esami del sangue: la guida completa

Livelli di contaminanti 

La media annua stimata dei livelli di trialometani è stata di 11,7 microgrammi per litro. I Paesi con le medie più basse sono risultati essere Danimarca e Paesi Bassi (0,2 microgrammi), mentre i valori medi più elevati sono stati osservati a Cipro (66,2 microgrammi) e a Malta (49,4). Se invece delle medie si considerano i picchi massimi, in 9 Paesi sono stati osservati livelli di trilometani superiori a 100 microgrammi per litro (valore limite imposto dall’Europa): ovvero Gran Bretagna, Spagna, Cipro, Estonia, Ungheria, Irlanda, Italia, Polonia e Portogallo.

Associazione, non «causa-effetto»

Come riportano gli autori dello studio, non è stata dimostrata una relazione causa-effetto, ma rilevata un’associazione tra l’esposizione alle sostanze e l’aumento del rischio di tumore della vescica.

Leggi anche: L’ipertensione o pressione alta

Nessun allarmismo

Nella videointervista il commento dell’esperto Franco Gaboardi, primario dell’Unità di Urologia IRCCS San Raffaele di Turro, che invita a non allarmarsi. Come sottolinea il medico, per l’Italia si riporta un valore medio di trialometani di 3,1 microgrammi per litro e di 1,2% di casi di tumore alla vescica potenzialmente attribuibili all’esposizione ai trialometani presenti nell’acqua potabile. Si parla, quindi, di 336 casi sui quasi 30 mila che si verificano ogni anno. Il principale fattore di rischio per i tumori della vescica, sottolinea, è il fumo di sigaretta.

Leggi anche…

None found

Mostra di più
Pulsante per tornare all'inizio