Quali sono i “mostri” marini che possono entrare in contatto con i più piccoli, intenti a sguazzare tra le onde? A spaventare i bambini non ci sono solo le temutissime meduse: le mamme e i papà che scelgono una località marittima per le loro vacanze devono sapere che sul fondale esistono anche altri animali – soprattutto pesci – che possono pungere, creare irritazione alla pelle e provocare fastidio o dolore. Guardate il video per sapere cosa fare in caso di incontro ravvicinato con questi animali.
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Punture dei pesci: identikit dei “mostri” del bagnasciuga

Mentre le meduse fluttuano nell’acqua e sono facilmente avvistabili, pesci come la tracina (o pesce ragno) e la razza amano mimetizzarsi perfettamente sotto la sabbia dei fondali bassi, proprio dove i bambini amano camminare e giocare.
Lo scorfano, invece, preferisce le zone rocciose e gli scogli. Il contatto avviene quasi sempre in modo accidentale: il bambino calpesta involontariamente il pesce e questo, per difesa, drizza le spine dorsali (nel caso di tracina e scorfano) o lancia l’aculeo seghettato della coda (nel caso della razza), iniettando una tossina nella pelle. Il dolore che ne deriva è immediato, lancinante e tende ad aumentare progressivamente nelle prime ore.
Primo soccorso: l’uso terapeutico del calore
La regola d’oro terapeutica per neutralizzare il veleno di questi pesci si basa su un principio biochimico. Le tossine inoculate sono termolabili, il che significa che vengono distrutte e disattivate dal calore. Il primo intervento da fare è immergere immediatamente la parte colpita (solitamente il piede o la mano) in acqua calda – alla massima temperatura sopportabile dal bambino, circa 40-45 °C – per almeno 30-60 minuti. In mancanza di acqua calda in spiaggia, si può utilizzare la sabbia caldissima sotto il sole o bagnare la ferita con l’acqua calda di scarico dei motori delle imbarcazioni. Questo semplice gesto blocca la diffusione del veleno e riduce drasticamente il dolore.
Punture dei pesci: gli errori da evitare e quando andare al Pronto Soccorso
Esistono alcuni falsi miti pericolosi da sfatare assolutamente. Non bisogna mai applicare il ghiaccio, poiché il freddo stabilizza il veleno e ne prolunga l’effetto antidolorifico apparente, peggiorando la situazione alla distanza.
Sono da evitare anche rimedi popolari come l’applicazione di urina, ammoniaca o aceto, del tutto inefficaci contro il veleno dei pesci. Dopo l’immersione in acqua calda, è importante verificare che non siano rimasti frammenti di aculei nella ferita. Se presenti, vanno estratti delicatamente con una pinzetta sterile. Infine, se il dolore non si placa, se l’arrossamento si estende o se compaiono sintomi sistemici come difficoltà respiratorie, capogiri o vomito, è necessario recarsi subito al Pronto Soccorso.
FONTE: ISS




