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Togliere l’appendice? Meglio pensarci due volte

È il “bunker” dove si rifugiano i batteri buoni dell'intestino in caso di emergenza: da qui riparte la colonizzazione che salva la salute anche in caso di chemioterapia o infezione

Togliere l’appendice sì o no? «Parte a sé stante aggiunta a qualcosa, ma non essenziale per la sua completezza». È questa la definizione che i dizionari danno del termine “appendice”. Qualcosa in più, quasi di troppo, che può esserci e non esserci, perché comunque non è cruciale. Forse per questo è stato battezzato così quel piccolo prolungamento dell’intestino di cui ci ricordiamo solo quando si infiamma provocando una dolorosa appendicite. Qualcosa di inutile, superfluo, che può essere rimosso chirurgicamente appena se ne presenta l’occasione. Ma forse le cose non stanno proprio così.

Togliere l’appendice: non è così inutile come si pensa 

Una nuova ricerca australiana, pubblicata su Nature Immunology, dimostra che non è inutile. L’appendice è in realtà l’ultimo “bunker” in cui si rifugiano i batteri buoni dell’intestino in caso di emergenza. Protetti da una schiera di “guardiani” del sistema immunitario (le cellule linfoidi innate), da qui ripartono nella loro opera di colonizzazione dell’intestino. In questo modo possono ripristinare la salute dopo infezioni o anche pesanti cicli di chemioterapia.

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Il ruolo delle cellule linfoidi innate

«Queste cellule linfoidi innate sono vitali per contrastare le infezioni gastrointestinali nei pazienti con un sistema immunitario compromesso, come quelli sottoposti a chemioterapia», spiega la coordinatrice dello studio Gabrielle Belz, che lavora presso l’Istituto Walter and Eliza Hall di Melbourne. «Ciò è particolarmente importante – aggiunge la ricercatrice – perché le cellule linfoidi innate sono capaci di sopravvivere nell’intestino anche durante le terapie che normalmente uccidono le altre cellule immunitarie». Ricerche precedenti hanno già dimostrato che la produzione di cellule linfoidi innate può essere aiutata mangiando particolari alimenti come le verdure a foglia verde. «Le cellule linfoidi innate – prosegue Gabrielle Belz – sono coinvolte anche nelle allergie, nell’asma, nelle malattie infiammatorie intestinali e nellapsoriasi: capire il loro ruolo nell’intestino sarà fondamentale per curare queste malattie».

Si può prevenire l’appendicite?

In realtà non conoscendone le cause esatte, non si può neanche mettere in atto una strategia preventiva. L’esperienza clinica però può fare affermare che il disturbo è meno frequente fra chi mangia cibi ricchi di fibre, come i cereali integrali, la frutta e la verdura.

FONTE: Nature Immunology

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