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Tiroide: in aumento le diagnosi di tumore, ecco le nuove linee guida

Nel 2015 sono state più di 15.000, ma la mortalità non è in aumento. Merito degli screening e dell'accuratezza degli esami, ma operare non è sempre necessario

Con più di 15.000 nuove diagnosi in un anno, il tumore alla tiroide è in lizza per diventare la neoplasia più frequente nelle donne entro il 2020. Ma l’aumento delle diagnosi non è accompagnato da un aumento della mortalità. Nel 76% dei casi dal tumore alla tiroide si guarisce. Il dato, emerso dall’ultimo rapporto dell’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum), va quindi interpretato come indicativo di una maggiore attenzione agli screening nella popolazione e alla maggiore accuratezza degli esami, che permettono di scoprire anche tumori di piccole dimensioni, non ancora palpabili.

Nuove linee guida

Per questo, la comunità scientifica ha sentito l’esigenza di redigere nuove linee guida per la gestione ottimale dei noduli alla tiroide, sia benigni sia maligni. Nello stilare il documento, che sarà presentato al 6° Thyroid UpToDate di Roma il 28 e 29 ottobre 2018, si sono impegnate numerose associazioni: l’Associazione italiana della tiroide (Ait), l’Associazione medici endocrinologi (Ame), la Società italiana di endocrinologia (Sie), l’Associazione italiana medici nucleari (Aimn), la Società italiana unitaria di endocrino chirurgia (Siuec) e la Società di anatomia patologica e di diagnostica citologica (Siapec).

Gruppo San Donato

«Visto il carattere epidemico della malattia nodulare della tiroide in Italia, il documento permette di individuare i soggetti che meritano una maggiore attenzione diagnostica ed evitare di sottoporre inutilmente a indagini invasive la maggior parte dei pazienti con noduli che non presentano elementi di preoccupazione» spiega Rinaldo Guglielmi, past president Ame.

L’intervento non è sempre necessario

Studi epidemiologici, infatti, hanno dimostrato che in Italia si eseguono troppi interventi sulla tiroide. Ma è sempre più palese come il carcinoma tiroideo difficilmente infiltri i tessuti circostanti, crei metastasi e porti a morte il paziente. Molte di queste varianti “buone” per anni sono state trattate come tutti gli altri tumori e asportate chirurgicamente.

L’importanza del neuromonitoraggio

Oggi non è più così: si può convivere con questi noduli facendo osservazioni e controlli periodici. Nel caso sia necessario l’intervento, la novità riguarda l’utilizzo del neuromonitoraggio. «La novità si basa sull’impiego di una tecnologia, che consente di identificare e monitorare i nervi laringei in modo da evidenziarli e prevenire i danni in chirurgia tiroidea. In Italia nel 2015, sono state eseguite con il monitoraggio poco più del 15% delle tiroidectomie, ma il trend è in crescita» ci aveva spiegato Luciano Pezzullo, presidente dell’Associazione delle Unità di Endocrinochirurgia Italiane, in questa intervista.

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