Salute

Prendere gastroprotettori a lungo è rischioso? Facciamo chiarezza

La SIGE fa chiarezza citando un corposo studio pubblicato su "Gastroenterology" a settembre 2019: secondo gli esperti se la prescrizione è appropriata, i benefici superano i potenziali rischi

Se la prescrizione degli inibitori di pompa protonica è appropriata, i loro benefici superano i rischi, anche quando l’utilizzo è cronico. Ad assicurarlo è la Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (Sige), che fa così chiarezza nella discussione – avviata da tempo – sulla sicurezza dei farmaci anti reflusso e bruciore gastrointestinale più comuni e tra i più utilizzati al mondo.

I gastroprotettori non vengono utilizzati solo per il reflusso

Grazie alla loro capacità di ridurre efficacemente la secrezione acida dello stomaco, infatti, vengono utilizzati in numerose condizioni acido-correlate. Ad esempio nella terapia eradicante l’infezione da Helicobacter pylori, nella prevenzione e guarigione dell’ulcera peptica e anche come gastroprotezione nei pazienti ad alto rischio che assumono aspirina, farmaci anti-infiammatori non-steroidei e anti-aggreganti. Ma non solo: dati recenti suggeriscono che la terapia con inibitori di pompa protonica ad alte dosi può ridurre persino la displasia e prevenire lo sviluppo dell’adenocarcinoma esofageo nei pazienti con esofago di Barrett.

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Dubbi sulla sicurezza nell’utilizzo a lungo termine

Tuttavia, studi recenti hanno sollevato preoccupazioni e dubbi riguardo alla sicurezza di una terapia a lungo termine. Diverse ricerche osservazionali hanno infatti suggerito un’associazione tra inibitori di pompa protonica e il rischio di polmonite, l’osteoporosi, le infezioni intestinali, eventi cerebrovascolari, l’insufficienza renale cronica, e la demenza.

Lo studio sulla prevenzione del danno cardiovascolare

Come sottolinea però Edoardo Savarino, componente del consiglio direttivo della Sige, sul numero di Settembre 2019 di Gastroenterology, sono stati pubblicati i risultati dello studio “Compass”, un lavoro in doppio cieco, randomizzato e controllato con placebo, condotto su 17.598 soggetti con malattia cardiovascolare stabile e malattia arteriosa periferica. Lo studio era finalizzato alla valutazione della prevenzione del danno cardiovascolare conseguente all’assunzione di un anticoagulante orale (rivaroxaban) e l’aspirina, in associazione al pantoprazolo (un inibitore di pompa protonica) oppure a un placebo.

I rischi dell’utilizzo di gastroprotettori sono minori dei benefici

Da questo studio, durato tre anni, si evince come gli inibitori della pompa protonica non siano associati ad alcun danno a lungo termine. Rimane il dubbio su alcune forme di infezioni intestinali (le infezioni da Clostridium difficile), ma questa affermazione, sottolineano gli esperti, richiede maggiori conferme prima di essere considerata definitiva. È probabile, quindi, che i benefici legati all’assunzione di questi farmaci superino i rischi legati alla loro assunzione a lungo termine, ovviamente a patto che vengano utilizzati su prescrizione medica.

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Evitare il fai-da-te nel dosaggio e nell’assunzione

Come ricorda anche il presidente della Sige, Domenico Alvaro, «occorre sottolineare ancora una volta che l’assunzione di qualsiasi farmaco deve essere giustificata da una indicazione appropriata evitando l’uso da banco o su auto prescrizione».

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