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Lesioni spinali: speranze per Bortuzzo e gli altri che lottano per camminare

Un impianto wireless, messo a punto da un team di ricerca svizzero, potrebbe favorire il recupero della funzionalità motoria in chi ha subito lesioni spinali

«Tornerò più forte di prima» diceva Manuel Bortuzzo da un letto del San Camillo di Roma dove, lo scorso febbraio, viene ricoverato d’urgenza dopo aver subito un agguato. I colpi di pistola, che lo raggiungono mentre si trova di fronte a un distributore automatico di sigarette con la fidanzata, causano una lesione spinale che gli compromette l’uso degli arti inferiori. Una volta uscito dall’ospedale, il nuotatore 19enne, che nel giro di pochi minuti ha visto infrangersi il sogno di diventare un’atleta professionista, inizia un lungo periodo di riabilitazione.

Bortuzzo tornerà a camminare con la Stimo?

E se fino a qualche settimana fa le speranze sembravano poche, oggi per Bortuzzo potrebbe aprirsi un nuovo scenario. Una nuova tecnica di stimolazione elettrica ancora in fase di sperimentazione, la STIMO (STImulation Movement Overground), il ragazzo potrebbe tornare a muovere alcuni passi. Si tratta di un protocollo messo a punto dal Politecnico Federale e dal Policlinico Universitario di Losanna, che consente di riprodurre artificialmente i segnali elettrici che dal cervello non riescono più ad arrivare alle gambe. La stimolazione avviene attraverso un elettrostimolatore, simile a un pacemaker, posizionato sulla parte della spina dorsale che controlla gli arti inferiori, che comunica con un mini computer. L’impianto è completamente wireless.

Gruppo San Donato

I risultati dello studio pubblicato su Nature

Nel novembre 2018 il gruppo di ricerca svizzero pubblica su Nature i risultati di uno studio condotto proprio su questa tecnica innovativa, che ha consentito a sei persone paralizzate di recuperare parzialmente il controllo dei muscoli delle gambe e di camminare. «Abbiamo dimostrato un miglioramento della funzione neurologica in questi pazienti e ciò è sorprendente» dichiara Grégoire Courtine, coordinatore della ricerca. «Per due dei sei pazienti, inoltre, si è registrato un progresso del controllo della funzionalità degli arti anche quando la stimolazione elettrica veniva spenta».

I prossimi obiettivi

Attualmente la tecnica è stata testata su individui con lesioni spinali “datate” ma l’obiettivo è quello di adottarla anche per danni recenti: «Per questo, dal 2020 avvieremo una nuova sperimentazione su pazienti con lesioni attuali e, sebbene si tratti solo di un’ipotesi e io non abbia ancora incontrato il nuotatore, Manuel Bortuzzo potrebbe però rientrare nella tipologia di casi potenzialmente rispondenti al trattamento» conclude Courtine, che il 4 maggio presenta i risultati di questa scoperta in un convegno alla Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma.

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