Salute

La malattia che ha tormentato Nadal per 20 anni: cos’è la sindrome di Müller-Weiss

Con la serie Netflix torna d'attualità il mistero del piede sinistro del campione spagnolo. Ecco come la sindrome di Müller-Weiss colpisce lo scheletro e perché è così difficile da curare

L’ex re della terra battuta è tornato a far parlare di sé. Con l’uscita della nuova e attesissima serie documentario su Netflix, in uscita il 29 maggio, i riflettori si sono riaccesi non solo sulle straordinarie vittorie di Rafa Nadal, ma anche sul dramma invisibile che lo ha accompagnato quasi tutta la sua carriera.

Per anni, il campione spagnolo ha convissuto con un dolore lancinante al piede sinistro che, a tratti, gli impediva perfino di camminare. Una sofferenza che lo ha costretto a infiltrazioni a tappeto e a un passo dal ritiro precoce. Il nome di questo nemico silenzioso? Sindrome di Müller-Weiss.

Ma di cosa si tratta esattamente, perché colpisce proprio gli atleti e quali sono i sintomi a cui prestare attenzione?

Che cos’è la sindrome di Müller-Weiss, la malattia di Nadal?

un paziente si tocca la pianta del piede dolorante
Che cos’è la sindrome di Müller-Weiss – www.ok-salute.it

La sindrome di Müller-Weiss è una malattia degenerativa rara che colpisce lo scheletro del piede, in particolare l’osso scafoide tarsale (chiamato anche osso navicolare). Questo ossicino, situato nella parte interna del tarso, ha un ruolo cruciale: funge da “chiave di volta” dell’arco plantare, permettendoci di camminare, correre e assorbire gli impatti.

Nella sindrome di Müller-Weiss, per cause ancora non del tutto chiarite, l’apporto di sangue a questo osso si riduce. Privato del nutrimento necessario, lo scafoide va incontro a necrosi avascolare: in parole semplici, il tessuto osseo muore, l’osso si frammenta, si schiaccia sotto il peso del corpo e si deforma, portando a una grave e precoce artrosi della caviglia.

I sintomi della malattia di Nadal: come si manifesta?

Il campanello d’allarme principale è uno solo: il dolore cronico. Nelle prime fasi si manifesta solo sotto carico (dopo aver camminato o corso), ma con il progredire della malattia diventa costante, presentandosi anche a riposo.

I sintomi più comuni includono:

  • dolore acuto e localizzato alla parte interna/superiore del piede;
  • gonfiore e arrossamento della zona tarsale;
  • zoppia e progressiva difficoltà a camminare;
  • modificazione dell’arco plantare (il piede tende a diventare piatto o a deviare verso l’esterno).

Perché ha colpito proprio Nadal? Le cause

La sindrome è considerata “idiopatica”, il che significa che non esiste una causa singola e certa. Tuttavia, i medici concordano su un mix di fattori predisponenti:

  1. Microtraumi ripetuti: gli sport ad altissimo impatto come il tennis, con continui scatti, frenate brusche e cambi di direzione su superfici dure, stressano enormemente le ossa del piede, come confermato da diversi studi.
  2. Problemi di postura o anomalie congenite: un carico asimmetrico sul piede fin dalla nascita può alterare la vascolarizzazione dello scafoide. Nadal ha scoperto di soffrirne nel lontano 2005, ad appena 19 anni.
  3. Ritardo nella diagnosi: essendo una patologia rara, spesso viene confusa inizialmente con una banale tendinite o fascite plantare.

Come si cura la malattia di Nadal? Dalle solette alla chirurgia

Purtroppo, dalla sindrome di Müller-Weiss non si guarisce, essendo una patologia degenerativa. Si può però gestire.

L’approccio iniziale è sempre conservativo:

  • plantari e scarpe personalizzate: progettati su misura per ridistribuire il peso del corpo e scaricare la pressione dallo scafoide (la strategia che ha permesso a Nadal di giocare per quindici anni);
  • terapie fisiche e infiltrazioni: cortisonici, acido ialuronico o anestetici per spegnere l’infiammazione nei momenti di crisi acuta.

Quando il dolore diventa invalidante per la vita quotidiana, si rende necessario l’intervento chirurgico. L’operazione più comune è l’artrodesi: si fondono insieme le ossa del tarso per bloccare l’articolazione malata. Questo elimina il dolore, ma riduce drasticamente la mobilità del piede, motivo per cui per un atleta professionista rappresenta l’estrema spiaggia.

La storia di Nadal, tornata d’attualità grazie a Netflix, non è solo una cartella clinica, ma una lezione di resilienza: la dimostrazione di come la medicina moderna, unita a una forza di volontà fuori dal comune, possa permettere a un uomo di dominare il mondo dello sport anche con un piede gravemente compromesso.

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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