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Tumore al seno: tutto quello che devi sapere sugli esami di controllo

Quando sottoporsi a una mammografia? E a un'ecografia? Se ho le protesi posso fare l'esame? C'è differenza tra seno ghiandolare e adiposo? Chi è più a rischio di sviluppare questo tumore? Tutte le risposte

Gli esami per il tumore al seno sono da sempre al centro dell’attenzione. Diagnosi precoce è la formula magica per riuscire ad affrontare nel modo più tempestivo possibile il tumore al seno. Resta la neoplasia più diffusa nel nostro Paese. Ci sono circa 55.000 nuove diagnosi all’Italia solo in Italia. Si tratta circa del 30,3 per cento di tutti i tumori che colpiscono le donne e il 14,6 per cento di tutti i tumori diagnosticati. Aderire agli screening di controllo è fondamentale. Per rispondere a tutti i dubbi, abbiamo chiesto aiuto al dottor Pietro Panizza, primario dell’Unità di Radiologia Senologica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

Esami per il tumore al seno: a che età si inizia con i controlli?

La prevenzione secondaria, quindi quella fatta con gli esami, comincia a 40 anni con la mammografia. In realtà alcuni programmi di screening cominciano a 45-50 anni a seconda della regione di residenza. Si va poi avanti fino ai 69 anni, anche se alcune Regioni riescono ad arrivare fino a 74 anni.

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Cosa s’intende per screening?

Quando parlo di screening intendo quello organizzato dal sistema sanitario regionale. Lo screening prevede l’invito della paziente a sottoporsi a una mammografia tramite lettera da parte della Asl. È un servizio gratuito, che fa parte dei Lea, che sono i livelli essenziali di assistenza.

Quindi la prevenzione secondaria vera e propria è quella che si fa con la mammografia a partire dai 40-45 anni. Dopodiché se ci sono delle storie di rischio familiare o addirittura delle forme ereditarie, che sono comunque una minima parte, si possono attuare dei programmi di sorveglianza o dei programmi personalizzati.

La mammografia abbassa il rischio di mortalità in modo significativo

Per la mammografia ci sono dei risultati certi, riscontrati da numerosi studi che dimostrano l’efficacia di questo intervento. Si è visto che lo screening della mammografia – dai 45 ai 49 ogni anno, dai 50 ai 69-74 anni ogni due anni – riduce la mortalità nelle donne che aderiscono all’invito fino al 40 per cento. Questo è un ottimo risultato.

Ci sono stati ritardi a causa del Covid? Com’è la situazione adesso?

Sì, perché i programmi di screening come le pratiche svolte in tutti gli ambulatori sono stati chiusi per circa 4 mesi durante la prima ondata. Quindi ci sono stati dei ritardi che si stanno cercando di recuperare, aumentando il numero di esami nelle sedute giornaliere. Ancora non si è riusciti a tornare al livello ideale, ma stiamo lavorando a questo.

I ritardi possono avere anche conseguenze severe, perché sappiamo che la diagnosi precoce è una delle armi principali contro il tumore, specialmente per quelli aggressivi.

Esami per il tumore al seno: perché sotto i 40 anni si preferisce sottoporre le donne a ecografia e non a mammografia?

Le donne più giovani hanno una maggiore sensibilità alle radiazioni. Com’è noto le radiazioni ionizzanti che sono i raggi X che vengono utilizzati per la mammografia sono controindicati nei giovani. La mammella viene considerata matura intorno ai 35 anni. Per cui si cerca di evitare assolutamente prima di quell’età la mammografia, a meno che non ci sia un sospetto importante.

Il seno può essere a prevalenza adiposo, ghiandolare o misto. Ci sono differenze nella diagnosi?

Assolutamente sì. Le mammelle completamente adipose sono circa il 10 per cento. Quelle totalmente ghiandolari, cioè dense, sono un altro 10 per cento. Quindi l’80% sta nel mezzo.

La mammella prevalentemente adiposa

La mammella è composta da tessuto adiposo quindi grasso e tessuto parenchimale quindi ghiandolare e tessuto fibroso di sostegno della ghiandola. La mammografia è un esame fantastico nelle mammelle adipose. Quelle costituite prevalentemente da grasso sono trasparenti ai raggi X, quindi noi la vediamo grigia con la mammografia. Il nodulo è bianco, quello che noi medici chiamiamo radiopaco. Per cui nella mammella prevalentemente adiposa siamo in grado di identificare il nodulo molto facilmente.

Le mammelle dense o ghiandolari

Il problema grosso con la mammella prevalentemente ghiandolare è che è completamente radiopaca, che vuol dire che la vediamo completamente bianca. Quindi bianca la ghiandola, bianco l’eventuale nodulo. Per questo spesso ricorriamo all’ecografia, che però non è prevista dal programma di screening. Lo screening prevede che tutte le donne vengano esaminate solo con la mammografia e che vengano richiamate per eventuali accertamenti soltanto quando c’è un dubbio diagnostico.

Il ruolo della risonanza magnetica

Alcuni Paesi hanno cominciato a fare mammografia ed ecografia per chi abbia la mammella densa. Si sta anche sperimentando la risonanza magnetica. C’è uno studio recentissimo degli olandesi e un altro fatto negli Stati Uniti che dimostra che la risonanza sia assolutamente l’esame migliore per valutare la mammella densa. Per la risonanza però ci sono altre problematiche, bisogna fare un’iniezione in endovena con un mezzo di contrasto e quindi è molto più complicato.

Serve anche l’ecografia che non è prevista dallo screening

In alcuni Paesi come il Canada e gli Stati Uniti c’è un movimento che si chiama “Are you dense?” che ha fatto pressioni sui vari stati e ha ottenuto un buon risultato. Quando le donne vengono sottoposte allo screening, il radiologo è obbligato a segnalare la presenza di un seno denso e che la mammografia in quel caso ha una capacità di identificare una lesione che è molto ridotta. Quindi l’esame dev’essere completato con un’ecografia. Sono convinto che si arriverà a una soluzione simile presto anche in Italia.

Esami per il tumore al seno: la presenza di protesi mammarie consente di sottoporsi senza problemi alla mammografia?

Sì. Come si sa, nella mammografia si deve comprimere, schiacciare la mammella. Bisogna rendere omogeneo lo spessore. Altrimenti l’immagine viene sfocata e non ci consentirebbe di vedere la presenza di lesioni. La protesi dovrebbe essere garantita per sopportare un certo tipo di compressione. Il tecnico procede con una manovra adeguata, che riesca a spingere la protesi verso il muscolo. Con una sorta di pizzico si deve portare la parte di mammella senza protesi più avanti. In questo modo avremo una mammografia diagnostica più precisa, anche se si perde circa il 20% di accuratezza. Bisogna considerare che la protesi è radiopaca, quindi non lascia passare i raggi X. Per cui la parte di mammella coperta dalla protesi se noi non la spostiamo non si vede.

Chi ha una protesi dovrebbe scegliere la combinazione mammografia-ecografia

Per quanto riguarda l’ecografia invece non ci sono problemi, perché la protesi sta dietro alla ghiandola mammaria. Lo stesso avviene con la risonanza. L’unico esame che viene in parte inficiato ma che comunque è fondamentale, è proprio la mammografia. Quindi chi ha una protesi dovrebbe fare mammografia ed ecografia.

Per le protesi mammarie ruvide si parla di un raro tumore

È un rarissimo caso di linfoma. Per cui se compare un certo tipo di sintomatologia ormai lo si affronta. Può succedere, anche se molto raramente, che avvenga un accumulo di liquidi intorno alla protesi. In questi casi si aspira questo liquido e lo si fa esaminare facendo delle valutazioni dedicate. C’è un protocollo ad hoc del ministero della Salute, per cui nel momento in cui ci fosse un sospetto, siamo tenuti a rispettare questo protocollo e fare tutte le indagini per escludere il linfoma.

Chi è più a rischio di sviluppare un tumore al seno?

  1. C’è una percentuale di donne – che è circa il 10% – che ha una mutazione genetica ereditaria, che conosciamo ormai da 25 anni. Queste donne hanno un rischio che è molto più alto di quello della popolazione normale. Chi ha questa mutazione sa che deve sottoporsi a controlli periodici che prevedono per esempio anche l’uso annuale della risonanza magnetica. In molte regioni tutti gli esami di controllo sono gratuiti.
  2. Poi c’è quello che viene definito rischio familiare che interessa all’incirca un altro 10-15%, che è legato alla storia familiare. Quindi se ci sono dei casi in famiglia e non ci sono le caratteristiche che possano far pensare alla mutazione genetica, quella viene definita una donna a rischio per la storia familiare. Può essere legata a situazioni ambientali, di alimentazione. Purtroppo non conosciamo ancora tutte le cause.
  3. Poco più del 70%, è rappresentato da tumori che potremmo definire occasionali, nel senso che non sono legati a un rischio preciso.
  4. Tornando al seno denso si è visto che non solo è più difficile diagnosticare il tumore, ma è anche un fattore di rischio rispetto alla popolazione normale.
  5. Anche l’obesità è un fattore di rischio.

La vicenda che ha colpito Angelina Jolie

Il caso di Angelina Jolie aveva fatto molto discutere. Lei aveva la mamma con un tumore all’ovaio e la zia al seno. Entrambe avevano sofferto molto. L’attrice ha fatto un test genetico che ha confermato la mutazione genetica e lei ha fatto la scelta drastica di asportare seno e ovaie. Ora la ricerca è andata avanti. Si può scegliere di aderire a un programma di sorveglianza, facendo controlli con la risonanza magnetica. Resta valida anche la scelta di ricorrere alla chirurgia. Ogni paziente ha una storia a sé e l’opzione terapeutica deve tenerne conto.

Esami per il tumore al seno: quando un uomo deve preoccuparsi?

Qualcuno ha accennato a una mammografia nei maschi con la mutazione genetica, ma siamo ancora lontani, perché è una cosa che ancora non convince. Se l’uomo sente un nodulo comparire sul torace, deve rivolgersi al medico di base per poi sottoporsi a degli esami, che poi sono gli stessi delle donne, quindi a seconda del caso mammografia ed ecografia.

L’obiettivo della ricerca è la mortalità zero per il tumore al seno. Lei è ottimista? A che punto siamo?

Siamo ancora abbastanza lontani. Sicuramente sono stati fatti dei progressi incredibili. C’erano delle forme tumorali particolarmente aggressive che erano una sorta di condanna che adesso rispondono alle nuove terapie in modo fantastico. C’è la possibilità di fare delle terapie addirittura prima dell’intervento chirurgico.

Anche da un punto di vista psicologico le donne hanno la percezione che il farmaco sta funzionando e che il tumore sta scomparendo piano piano. Quindi siamo sicuramente sulla buona strada. Del resto questo tipo di tumore è talmente frequente che si sta studiando moltissimo a differenza di quello che può accadere ad esempio con i tumori rari.

Fidatevi anche del vostro senso senso

Il tumore al seno colpisce una donna ogni otto nel corso della vita. Stiamo quindi parlando di numeri importanti ed è il tumore più frequente in tutte le fasce d’età. Per cui bisogna essere sempre all’erta e nel momento in cui la donna avverte qualcosa che non la convince deve rivolgersi al medico. Il consiglio è anche quello di fidarsi molto del loro sesto senso. Ho visto che tantissime volte le donne sentivano che qualche cosa non andasse per il verso giusto e anche contro il parere di alcuni medici sono andate avanti. Avevano ragione loro.

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Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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