Salute

Diarrea del viaggiatore: perché in vacanza devo correre in bagno?

È uno dei disturbi più comuni che si possono verificare durante un viaggio all’estero, specie nei Paesi in via di sviluppo. Ecco gli accorgimenti da seguire per evitare la diarrea del viaggiatore e i consigli per gestirla in caso di attacco

Ogni anno 10 milioni di persone sono colpite dalla diarrea del viaggiatore, anche nota come “vendetta di Montezuma”. La leggenda vuole che l’omonimo imperatore azteco abbia scagliato sui conquistadores spagnoli una maledizione, facendoli cadere in preda a forti scariche diarroiche non appena sbarcavano sul territorio messicano.

Montezuma, però, non c’entrava. La colpa era di microrganismi patogeni autoctoni, in particolare batteri e alcuni virus, contro i quali gli europei non avevano sviluppato le proprie difese immunitarie. Una situazione molto simile a quella che capita ancora oggi a chi viaggia, in particolare nelle zone a basse condizioni igienico-sanitarie e a clima caldo-umido, come i Paesi tropicali.

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I sintomi della diarrea del viaggiatore

La diarrea del viaggiatore è una sindrome caratterizzata da tre, quattro o più evacuazioni di feci non formate o liquide nell’arco delle 24 ore. Altri sintomi comuni associati sono:

  • crampi e gonfiori addominali
  • nausea
  • malessere generale
  • vomito
  • febbre
  • brividi. La maggior parte dei casi esordisce nel corso della prima settimana di viaggio, con un picco verso il secondo-terzo giorno. Il sintomo però può presentarsi anche una volta tornati a casa.

I principali responsabili sono i batteri

«La diarrea dev’essere innanzitutto vista come un sistema di difesa che il nostro organismo mette in atto per liberarsi il più velocemente possibile da agenti patogeni potenzialmente molto pericolosi». Così spiega Paolo Meo, specialista in malattie infettive e tropicali. Nel caso della diarrea del viaggiatore, questi patogeni sono rappresentati:

  • in primis dai batteri (escherichia coli, salmonella, shigella, vibrio parahaemolyticus, campylobacter jejuni, vari tipi di enterococchi),
  • seguiti dai virus (rotavirus, norovirus),
  • più raramente dai parassiti (giardia lamblia e amebe).

Come avviene il contagio

Il contagio avviene principalmente per via oro-fecale, cioè attraverso il consumo di acqua e di alimenti contaminati da micro-residui fecali di soggetti infetti, oppure tramite il contatto diretto tra l’oggetto contaminato, le dita e la bocca. I veicoli di trasmissione sono molti:

  • mani sporche
  • oggetti d’uso comune non adeguatamente puliti (stoviglie, suppellettili varie, asciugamani)
  • mosche
  • acqua infetta usata per lavare gli alimenti o per fare il ghiaccio.

Attenzione alle grandi città 

Annualmente viene stilato l’elenco delle zone dove gli agenti patogeni responsabili della diarrea del viaggiatore sono particolarmente aggressivi. «È bene ricordare che i luoghi dove il pericolo di contrarre la malattie è più alto non sono le zone selvagge e periferiche o i piccoli villaggi dispersi nelle foreste, bensì i grandi centri urbani dove convivono milioni di persone, e anche i resort turistici e le grandi navi da crociera, talvolta pericolosi serbatoi di batteri e virus», chiarisce Meo.

Cosa fare prima di partire

«Prima di partire per una meta esotica, soprattutto se si tratta di una di quelle ad alto rischio, è opportuno recarsi nei centri di vaccinazione e nelle travel clinic o presso centri di malattie tropicali, per farsi consigliare sulle misure di profilassi da adottare. I vaccini contro l’epatite A, contro la febbre tifoide, ossia la salmonella e contro il colera, oltre a essere fortemente raccomandati per chi viaggia in determinati Paesi, sono utili perché stimolano comunque le difese immunitarie a livello intestinale», spiega Meo.

«Ci sono poi farmaci (da assumere solo ed esclusivamente dietro consiglio medico), che possono essere impiegati in via preventiva durante il viaggio (rifaximina e anche tetracicline a basso dosaggio)». Utili anche gli integratori di fermenti lattici (meglio i probiotici gastroresistenti, che sopravvivono agli acidi dello stomaco), che contribuiscono a mantenere l’equilibrio della flora batterica intestinale. Informazioni utili si trovano anche sul portale del ministero della Salute.

Igiene accurata

«Una volta giunti a destinazione, è buona abitudine lavare le mani con il sapone (per almeno 15-30 secondi), anche se non bisogna esagerare con battericidi e disinfettanti. L’uso continuo e prolungato, ad esempio, dei gel igienizzanti porta a una diminuzione della normale flora batterica a livello cutaneo e aumenta la possibilità di essere aggrediti da agenti patogeni», avverte Meo.

Occorre prestare particolare attenzione ai bagni pubblici, evitando di toccare maniglie delle porte, coperchio e seduta del water, pulsanti degli sciacquoni (meglio aiutarsi con un pezzo di carta). Non va dimenticato di lavarsi sempre bene dopo essere stati in bagno.

Consapevolezza nel bere

È bene bere acqua e drink confezionati, senza appoggiare le labbra a bottiglie e lattine, evitando il ghiaccio, che potrebbe essere stato prodotto con acqua contaminata (occhio quindi ai cocktail…). Preferire piuttosto bevande calde, come il classico tè del deserto, che, oltre a essere sicuro, toglie la sete più di qualsiasi altra cosa. Nel caso fosse disponibile solo acqua corrente, meglio farla bollire per almeno un minuto, in modo da uccidere tutti i batteri. È opportuno, poi, bere spesso, ma a piccole quantità, per non diluire troppo l’acidità dello stomaco, che in questo caso fa da barriera protettiva nei confronti dei microrganismi patogeni.

Attenzione al cibo

Non consumare cibi crudi in generale o uova, carne, pesce e frutti di mare poco cotti o cucinati da tempo. Sbucciare sempre la frutta e lavare la verdura con le apposite bustine di cloro. Sarebbe meglio evitare di acquistare alimenti nei mercatini del luogo, ma, se proprio ci si vuole immergere nell’atmosfera locale con tutti i cinque sensi, preferire almeno cibi ben cotti e appena sfornati.

Quando il problema arriva dall’acqua

Attenzione anche all’acqua che beviamo. Spesso può capitare che piccole località con pochi abitanti, in estate siano prese d’assalto dai turisti. Questa enorme differenza di richiesta idrica può compromettere il sistema di depurazione, con conseguenze molto fastidioso.

Attenzione anche alle acque di fiumi, mari e laghi che per lo stesso motivo possono essere più batteriche del solito. In genere vengono controllate spesso, ma meglio non rischiare.

Quali farmaci mettere in valigia 

Se nell’arco delle 24 ore il sintomo non si attenua, è consigliabile passare ai farmaci. «La terapia farmacologica in caso di diarrea del viaggiatore prevede l’utilizzo di disinfettanti intestinali e degli stessi antibiotici usati per la profilassi (che vanno sempre concordati con il proprio medico prima della partenza). Da evitare, invece, i farmaci antipropulsivi, cioè quelli che bloccano la diarrea, perché creano una sorta di tappo che trattiene le feci piene di una pericolosa carica batterica, all’interno del corpo», ammonisce Meo.

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