Salute

Epatite A, B, C, D, E: cause, sintomi e cure

In occasione della Giornata Mondiale dell'epatite del 28 luglio, facciamo un po' di chiarezza sui processi infettivi a carico del fegato

Le epatiti – non solo la C, che è quella più conosciuta, ma anche le altre – sono ancora oggi un problema di salute globale. «L’attenzione della comunità scientifica in questo ambito è rivolta alle epatiti virali che possono essere acquisite per via orale, come l’epatite A e l’epatite E, ma soprattutto a quelle che possono essere trasmesse per via parenterale, cioè l’epatite C, l’epatite B, l’epatite Delta», dichiara Claudio Mastroianni, Presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT.

In Italia si stanno facendo passi da gigante nella prevenzione e nella cura di queste patologie. Per quanto riguarda l’epatite B, ad esempio, il nostro Paese rappresenta un vero e proprio esempio, «vista la vaccinazione obbligatoria alla nascita introdotta nel 1991, grazie alla quale il virus è quasi assente nella popolazione under 40», continua lo specialista. «Per l’epatite Delta è stato recentemente approvato un nuovo farmaco specifico efficace, ma serve un ampliamento degli screening dei soggetti con epatite B, su cui il virus Delta si innesta». Per l’epatite C, invece, sono state avviate campagne di screening importanti per far emergere i casi sommersi e, ad oggi, «l’HCV si può eradicare definitivamente nel 98% delle persone, grazie ai nuovi farmaci antivirali ad azione diretta (DAA».

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Al momento, per contrastare le epatiti, in Italia e nel resto del mondo si stanno intraprendendo due strade: «da un lato, test diagnostici e percorsi di avvio alla cura, sempre più rapidi e semplificati, da svolgersi all’interno dei centri epatologici; dall’altro, attività di screening alla scoperta del sommerso», spiega Vincenza Calvaruso, Segretario Nazionale dell’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato – AISF.  «Il problema, infatti, è che spesso non è facile riconoscere l’insorgenza della malattia, specialmente nei soggetti asintomatici».

Epatite A

L’epatite A è generata dal virus HAV e viene trasmessa per via oro-fecale. Nella maggior parte dei casi è dovuta all’ingestione di alimenti contaminati, soprattutto pesce o cibi crudi preparati senza il rispetto delle norme igieniche. Il virus si può trovare sia nei mitili (ostriche, cozze, vongole crude), sia in altri alimenti non lavati bene o cucinati con acque contaminate e ovviamente nell’acqua e nel ghiaccio (attenti quindi a bibite con ghiaccio, frullati, frutta non sbucciata, verdure crude o acque non in bottiglia sigillata).

Il paziente può trasmettere il virus solo nel periodo di incubazione e in quello iniziale della malattia. Per precauzione, tutti gli oggetti utilizzati in bagno, in cucina e gli indumenti intimi del paziente vanno disinfettati o lavati a 90 gradi per uccidere il virus.

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Sintomi

Nei bambini e nel corso di eventuali epidemie sono frequenti le forme asintomatiche, ma esordisce in genere con sintomi simili all’influenza. All’inizio si è molto stanchi, c’è perdita di appetito, spesso febbre, diarrea, vomito e difficoltà a digerire. In alcuni casi subentra l’itteroi bulbi oculari e la cute diventano gialli a causa degli alti livelli di bilirubina nel sangue, può esserci prurito e la stanchezza aumenta.

Diagnosi

Le conseguenze obiettive della bilirubina alta nel sangue, che è la causa degli occhi e della cute giallastri, dell’urina arancio-marrone e delle feci molto chiare, basterebbero per la diagnosi dell’epatite A. Tuttavia, l’epatologo può ricorrere a un’ecografia per valutare l’ingrossamento del fegato e agli esami del sangue per analizzare le immunoglobuline IgM e IgG anti-virus A, i valori delle transaminasi e dell’enzima Gamma GT, i tempi di coagulazione, la quantità di bilirubina e altri parametri generali come un emocromo.

Cure

Antivirali specifici non ne esistono, quindi la cura si basa su riposo e dieta specifica. Soprattutto all’inizio è necessario non fare sforzi di alcun tipo e idratarsi con due litri di acqua fuori dai pasti. Meglio fare 4-5 pasti al giorno e molto leggeri, a base di carboidrati, più digeribili perché si trasformano subito in zuccheri, e senza grassi, che affaticherebbero il fegato. Vietati latticini, insaccati, carni grasse, dolci e alcolici ma concessi frutta, verdura, cereali e olio d’oliva. Le proteine animali vanno assunte due-tre volte a settimana per aiutare il fegato a rigenerarsi. Utili anche integratori vitaminici (Vitamina E soprattutto) e antiossidanti naturali per il fegato, come la curcuma, la sillimarina e il tarassaco.

Epatite B

L’epatite B è una patologia che colpisce il fegato e che in Italia conta oltre 1600 nuovi casi all’anno. È causata dal virus HBV che nel 95% dei casi scatena un’infezione acuta che guarisce in pochi mesi. Nel restante 5% il virus non viene debellato completamente e l’infezione diventa cronica. L’HBV viene trasmesso attraverso il contatto diretto con fluidi del corpo infetti, come sangue, saliva, sperma, secrezioni vaginali, latte materno.

Sintomi

Il sintomo più caratteristico è il colore giallastro (ittero) della lingua, della sclera dell’occhio e della pelle, associato a stanchezzadebolezzaperdita di appetitocalo di peso e febbre. In alcuni casi la malattia può essere asintomatica.

Diagnosi

La diagnosi si fa attraverso gli esami del sangue, che rilevano la presenza di specifici marker (transaminasi, antigeni e anticorpi).

Cure

In fase acuta occorrono almeno un mese di riposo e una dieta leggera, povera di grassi e di proteine, ricca di carboidrati semplici e complessi. Nella fase cronica si utilizzano farmaci antivirali, che agiscono inibendo la produzione del virus. Le molecole di ultima generazione sono entecavir e tenofovir: disponibili in pastiglie, vanno assunte una volta al giorno, per molti anni e spesso per tutta la vita. Dopo uno o due mesi di trattamento il Dna dell’Hbv non è più dosabile nel sangue.

Nonostante ciò, nel 90% delle persone il virus permane nelle cellule epatiche in forma latente (portatori inattivi) ed è perciò necessario il controllo da parte di un epatologo, che una volta all’anno eseguirà una visita e prescriverà gli esami del sangue e un’ecografia del fegato. Il restante 10% delle persone, dopo 4-5 anni di assunzione dei farmaci, distrugge completamente il virus.

Prevenzione

La malattia si previene con il vaccino, obbligatorio in Italia dal 1991 per i nuovi nati (fino al 2003 anche per i dodicenni), che viene somministrato in 3 dosi con iniezione intramuscolare e fornisce nella quasi totalità dei casi (99%) un’immunità permanente.

Epatite C

L’epatite C è una malattia cronica del fegato, causata dal virus HCV, che viene trasmesso attraverso il contatto diretto con sangue infetto. L’infezione distrugge le cellule epatiche e il fegato reagisce dando vita a meccanismi di riparazione. Il tessuto perso viene sostituito da uno nuovo, fibroso, che forma delle vere e proprie cicatrici. A lungo andare questo processo compromette la funzionalità dell’organo fino a portare, nella fase più avanzata, alla cirrosi epatica. L’epatite C si diagnostica con un esame del sangue per la ricerca del virus HCV.

«Gli screening per far emergere il sommerso dei casi di epatite C rappresentano una buona prassi che negli scorsi anni ha portato l’Italia in linea con l’obiettivo dell’OMS per l’eliminazione del virus entro il 2030. Lo dimostrano i più di 250.000 trattamenti effettuati fino ad oggi», interviene Massimo Andreoni, Direttore Scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT.

«La disponibilità dei 71,5 milioni di euro stanziati nel 2020 ha dato una grande opportunità, purtroppo frenata dalla pandemia. La proroga fino al 31 dicembre 2023 è stata utile per incrementare il numero delle diagnosi ma ne è necessaria una seconda, di almeno un paio di anni. Inoltre bisognerebbe coinvolgere anche altre fasce della popolazione: non solo i tossicodipendenti, i detenuti e i nati tra il 1969 e il 1989, ma anche le coorti d’età precedenti, con riferimento ai nati tra il 1948 e il 1968, in cui si può annidare il virus. Solo così sarà possibile eliminare l’epatite C nel nostro Paese entro il 2030», continua lo specialista.

Sintomi

Spesso la malattia è del tutto asintomatica, tanto che prima di arrivare a una diagnosi possono passare anche molti anni. In altri casi la malattia si manifesta con febbre, nausea, affaticamento, dolore all’altezza del fegato, mal di stomaco, ittero.

Persone più a rischio

In Italia abbiamo due categorie di pazienti. I più numerosi sono gli over-50, che hanno contratto il virus molti anni fa attraverso procedure sanitarie effettuate senza un adeguato controllo, come nel caso di trasfusioni di sangue infetto o uso di aghi e strumenti non perfettamente sterilizzati. I giovani, invece, rappresentano un gruppo più ristretto. Per loro ci sono diversi fattori di rischio: la tossicodipendenza, i rapporti sessuali non protetti, ma anche tatuaggi e piercing fatti senza rispettare le norme igienico-sanitarie.

Cure

Sono disponibili farmaci antivirali ad azione diretta che, dopo un ciclo di durata variabile (da 2 a 3 mesi), eliminano il virus e portano a guarigione. Per non contrarre l’infezione basta non condividere strumenti come rasoio o forbici per le unghie e prestare molta attenzione se bisogna fare una medicazione in caso di ferita. Se il sangue infetto entra in contatto con la nostra pelle in un punto in cui è rovinata o presenta delle microlesioni, allora il contagio è possibile.

Epatite D

Il virus dell’epatite D (HDV) ha bisogno della contemporanea presenza del virus B per potersi riprodurre. Di conseguenza, questa infezione può svilupparsi solo in persone con epatite B.

Sintomi

L’infezione può manifestarsi in due modi: se è simultanea da virus B e D, si verifica un epatite clinicamente simile alla B; se c’è invece una sovrainfezione di virus D in un portatore cronico di epatite B, allora si sviluppa una nuova forma acuta a volte fatale.

Cure

Per quel che riguarda il trattamento dell’epatite D, i farmaci disponibili sono scarsamente efficaci (la terapia con interferone consente una risposta inferiore al 15-20% dei casi).

Epatite E

L’epatite E è una malattia del fegato causata dal virus HEV: nella maggior parte dei casi è asintomatica oppure presenta sintomi lievi. Tuttavia in alcuni casi, soprattutto in coloro che presentano già danno epatico o nei pazienti immunodepressi, può portare a insufficienza epatica, anche con esito fatale.

Contagio

Anche se non è diffusa quanto altre malattie trasmesse da alimenti, l’epatite E è motivo di crescente preoccupazione nell’UE. In passato si riteneva che la principale fonte di infezione fosse l’acqua contaminata bevuta durante i viaggi fuori dall’UE. Ora invece sappiamo che la principale fonte di trasmissione della malattia in Europa è il cibo. I principali portatori del virus HEV sono i maiali domestici, oltre che i cinghiali, dunque è a rischio chi consuma la loro carne cruda o poco cotta: il virus, infatti, viene inattivato dal calore della cottura.

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