Salute

Calze elastiche: come e quali scegliere

Anche in estate vanno indossati i modelli compressivi per le patologie venose. Ecco come

È finito il tempo delle tristi calze elastiche color carne, non certo belle da vedere e impegnative da indossare: niente di più penalizzante per le donne, che spesso già intorno ai trent’anni possono iniziare a soffrire di lievi disturbi circolatori, peggiorati dall’arrivo del caldo. «Nel sesso femminile si riscontra un’incidenza del rischio di patologia venosa doppio rispetto all’uomo», fa notare Massimo Pisacreta, specialista in angiologia e chirurgia vascolare, presidente dell’Asfap (Associazione per lo studio delle flebopatie e arteriopatie periferiche) e già responsabile dell’unità di chirurgia vascolare dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano. «Nella donna possono alterare il quadro emodinamico la gravidanza – a causa del progesterone, che nel terzo trimestre tende a far dilatare i vasi – ma anche la pillola anticoncezionale utilizzata in età fertile e la terapia sostitutiva assunta in menopausa, che spesso fanno aumentare la ritenzione idrica e lo sfiancamento venoso a essa associato».

Chi si trascura alla comparsa dei primi sintomi rischia di portarne le conseguenza in età matura. E il primo aiuto proposto dallo specialista è l’utilizzo delle calze elastiche. «Nella cura delle patologie venose, l’80% dell’efficacia terapeutica è dovuto a una corretta elastocompressione, il cui scopo è quello di stimolare e sostenere la muscolatura delle gambe per migliorare la circolazione sanguigna e linfatica», spiega l’angiologo. «Quando infatti il sangue ristagna negli arti inferiori, a lungo andare fa dilatare le vene e crea infiammazione, rendendo sempre più difficoltosa la risalita e provocando la sensazione di pesantezza e gonfiore che si aggrava in estate, quando la vasodilatazione, già di per sé favorita dalle alte temperature, accentua i disagi».

Gruppo San Donato

Calze elastiche: compressione di sostegno o terapeutiche

L’elastocompressione non va confusa con la cosiddetta contenzione, «che si attua con un bendaggio multistrato, eseguito dal medico nei casi più complessi, per esempio in presenza di linfedema, per ottenere pressioni importanti e adeguatamente calibrate», chiarisce Pisacreta. In tutti gli altri casi si ricorre alle calze elastiche, che possono essere di due tipi: «Esistono modelli che garantiscono una compressione di sostegno e che dunque hanno un’azione riposante e di fatto preventiva nei confronti dell’insorgenza dei disturbi circolatori», dice l’esperto, «e sono indicate per esempio per le persone che trascorrono molte ore in piedi, come le hostess o le commesse. Diverse sono le calze terapeutiche, presidi medici prescritti dal flebologo che rappresentano un valido aiuto in presenza di patologie venose croniche, che vanno dalla pesantezza persistente fino alle varici, dalle flebiti alla comparsa di ulcere».

Dopo sei mesi le calze sono da sostituire

Quando si scelgono le calze, le signore sono abituate a sentir parlare di denari, il valore che corrisponde al peso espresso in grammi di 9mila metri di filato, ma che non equivale all’elastocompressione. La pressione garantita dai gambaletti elastici, a partire dalla caviglia e risalendo verso il ginocchio, si esprime invece in millimetri di mercurio, l’unità di misura usata in medicina per valutare le pressioni dei fluidi corporei. «La compressione dura per almeno sei mesi, poi le calze sono da sostituire», afferma Pisacreta. «Durante l’uso si devono lavare a mano con acqua e sapone di Marsiglia, perché il sudore danneggia il filato elastico e può compromettere l’efficacia del trattamento».

Calze elastiche anche in estate

Quando ci si riferisce alle gambe s’intende la zona che va dalla caviglia fin sotto il ginocchio. «Ed è in particolare sul polpaccio che agiscono le calze elastocompressive, mentre sulle cosce e verso l’inguine non servono più di tanto», avverte l’angiologo. «Di certo le donne preferiscono i collant, soprattutto in autunno e in inverno, ma per ottenere un’azione terapeutica davvero efficace bisogna optare per un gambaletto o, al limite, per un’autoreggente elastica curativa».

E nei mesi estivi? «Quando sono già presenti edemi importanti e vene varicose, bisognerebbe continuare a utilizzare le calze elastiche anche in estate, magari scegliendo i modelli senza il piede, simili ai gambali usati dagli sportivi per migliorare il drenaggio e ridurre l’accumulo di acido lattico», risponde Pisacreta. Per ciò che concerne i materiali, oggi si spazia dal cotone ai filati ottenuti da polimeri artificiali, come la lycra e l’elastam, fino alla microfibra, dalla mano setosa e confortevole. «In farmacia e nei negozi di articoli sanitari sono ormai disponibili modelli esteticamente gradevoli, in tinta nude ma anche nere, blu, marroni o in colori ancora più arditi», garantisce lo specialista. «Sono calze all’avanguardia, in genere tessute su telai circolari, con una tecnologia che garantisce un sostegno più uniforme e duraturo ed evita piegoline e cedimenti».

Cosa fare di notte

Le calze elastiche svolgono la loro funzione compressiva solo quando si sta in piedi. «Da sdraiati, quindi, sono inutili», avverte l’angiologo Massimo Pisacreta. «Sono da indossare anche a riposo solo dopo un intervento chirurgico, per scongiurare eventuali embolie, e in genere si associano alla somministrazione di eparina». Per far riposare le gambe durante le ore notturne, l’ideale sarebbe poter disporre di un letto rialzabile sul fondo, in modo tale da tenere sollevati gli arti inferiori durante tutta la notte. «Il trucco del cuscino da posizionare sotto le caviglie non funziona, perché durante il sonno ci si muove e le gambe tendono a riposizionarsi in orizzontale», conclude l’esperto.

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