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Artrosi dell’anca: come si manifesta e in che modo si cura

L'ortopedico Antonio Moroni spiega in che modo si presenta l'usura delle cartilagini dell'articolazione coxo-femorale e come si può intervenire

Quella dell’anca, chiamata anche coxo-femorale, è l’articolazione che sostiene il carico più elevato di tutto il corpo e che, grazie alla sua motilità, consente di svolgere tutte le attività che coinvolgono il tronco e gli arti inferiori, come camminare, salire e scendere le scale, uscire dall’auto. È formata dalla testa del femore e dall’acetabolo, una «tasca» concava del bacino: entrambe le strutture sono rivestite da una cartilagine che permette ai capi ossei di scorrere liberamente l’uno sull’altro senza attrito.

Come si manifesta

Diagnosticare una patologia dell’anca non è semplice perché il dolore localizzato a livello dell’anca può essere anche spia di un problema estraneo all’articolazione coxo-femorale, come ad esempio pubalgia, sciatica o trocanterite. Se le fitte dolorose vengono avvertite in prossimità dell’inguine, tendono a irradiarsi lungo la coscia fino a raggiungere il ginocchio, talvolta interessano anche la regione glutea e sono esacerbate dalla flessione della gamba e dal carico, l’ipotesi più probabile è che ci si trovi di fronte a una malattia artrosica dell’anca, cioè un’usura progressiva dello strato cartilagineo che riveste testa del femore e acetabolo. Questa condizione scatena, a ogni movimento, un attrito anomalo tra i capi articolari, provocando una reazione infiammatoria con la comparsa di dolore, rigidità e, in alcuni casi, zoppia. Per avere una diagnosi certa, lo specialista esegue specifiche manovre sul paziente e richiede una o più radiografie.

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Quali sono i fattori di rischio

Se l’individuo ha superato i 50 anni e sottopone costantemente l’articolazione a uno stress meccanico è altamente probabile che all’origine della sintomatologia ci sia un processo degenerativo delle cartilagini. Tra i fattori di rischio dell’artrosi, che possono determinarne l’insorgenza anticipata a 40-50 anni, ci sono infatti anche atteggiamenti lavorativi o sportivi che richiedono posizioni forzate prolungate e sovraccaricano l’articolazione.

Come si cura

Se la patologia non è tale da alterare la qualità della vita e si fa sentire solo in determinati movimenti, è necessario sospendere le attività fisiche che hanno scatenato (o che potrebbero acutizzare) il disturbo e intraprendere un percorso fisioterapico, accompagnato eventualmente da sessioni di nuoto, esercizi di stretching e applicazioni di tecarterapia. I Fans, invece, sono sconsigliati perché riducono sì dolore e infiammazione, ma non hanno effetti a livello della cartilagine e a lungo andare possono danneggiare la mucosa gastrica e intestinale. Se la patologia invece inizia a compromettere le attività quotidiane dell’individuo si opta per la chirurgia conservativa, particolarmente indicata per i pazienti ancora piuttosto giovani, che hanno necessità di recuperare tutte le proprie funzioni. L’artroplastica di rivestimento è l’intervento più innovativo e consiste nella copertura della superficie articolare del bacino e della testa del femore con due sottilissime cupole metalliche, che sostituiscono la cartilagine usurata senza asportare la testa del femore e invadere il canale femorale con una protesi. Questa operazione, a differenza delle protesi tradizionali che trovano invece indicazione nelle persone anziane, consente il recupero di una vita normale, compreso il ritorno allo sport anche a impatto e a livello agonistico.

Focus a cura di Antonio Moroni, direttore della divisione clinicizzata di ortopedia dell’Irccs Istituto Galeazzi San Siro di Milano, professore ordinario di malattie dell’apparato locomotore e direttore della scuola di specialità in ortopedia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

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