Salute Mentale

Il nostro sesto senso riconosce il pericolo in 200 millisecondi

Le persone più predisposte all'ansia sono quelle più pronte a regire in caso di emergenza

Chiamatelo sesto senso, fiuto, istinto. E’ quello strano fenomeno che ci permette di “annusare” il pericolo prima che ci travolga. Una preziosa eredità che ci è stata trasmessa dai nostri antenati, impegnati ogni giorno a lottare contro bestie feroci in un ambiente ostile. Oggi quella stessa lotta per la sopravvivenza continua, anche se in altre forme: certo non viviamo nelle caverne e non cacciamo con le lance, ma se avete mai provato a mettere un piede in un ufficio di una grande multinazionale, saprete che il clima non è poi così diverso.

Meno di 200 millisecondi: tanto ci basta per fiutare una minaccia. Il tempo di uno schiocco di dita, per prevenire l’irreparabile. A scoprirlo sono stati i ricercatori dell’Istituto francese di sanità e ricerca medica (Inserm) e della Scuola Normale Superiore di Parigi, che per primi hanno identificato le aree del cervello che “ospitano” il nostro sesto senso.

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Lo studio, pubblicato sulla rivista eLife, dimostra che il cervello si impegna maggiormente dell’analizzare i segnali negativi che ci arrivano dalle persone vicine piuttosto che i segnali positivi. Nelle persone ansiose il segnale di allarme viene elaborato nelle aree del cervello responsabili dell’azione, mentre nelle persone più rilassate viene processato dai circuiti sensoriali deputati al riconoscimento facciale.

Proprio il volto delle persone è ciò che osserviamo più attentamente per cercare di decifrare le loro emozioni e loro intenzioni nei nostri riguardi. Cosa rende una faccia minacciosa? I ricercatori hanno scoperto che molto dipende dalla direzione dello sguardo: se la persona che abbiamo davanti esprime rabbia, lo percepiremo molto più velocemente se sta guardando nella nostra direzione: bastano meno di 200 millisecondi per fiutarlo.

I risultati dello studio sembrano dunque incrinare la vecchia teoria secondo cui l’ansia può mandare in titl il cervello rendendolo meno efficiente nel riconoscere il pericolo. La ricerca francese, infatti, dimostra che un pizzico di ansia (ovviamente non a livelli patologici) può essere utile nelle situazioni di emergenza, perchè spinge il cervello a spostare l’elaborazione dei segnali di pericolo dalle aree deputate al riconoscimento facciale verso le regioni che invece controllano le azioni e che dunque possono aiutarci ad organizzare rapidamente la famosa risposta “combatti o fuggi”.

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