Vi è mai capitato di sperare che un amico rimandasse la cena fissata da giorni, disdicesse l’aperitivo o annullasse improvvisamente l’impegno preso con voi? Se a muovervi è la stanchezza, questa reazione è comprensibile e non deve insospettire; tuttavia, se il senso di sollievo per un appuntamento saltato si ripete spesso e riguarda sempre la stessa persona, potrebbe esserci qualcosa di più profondo.
Le amicizie dovrebbero far sentire bene e rappresentare uno spazio di serenità e condivisione. Quando iniziano a generare ansia e malessere, è fondamentale chiedersi che tipo di relazione si stia vivendo. «Sperare ogni volta che un appuntamento con un amico salti è un segnale importante da non ignorare», dice Michela Francia, psicoterapeuta e Responsabile del Servizio di Psicologia clinica e ospedaliera presso Città di Lecce Hospital GVM Care & Research.
Secondo la specialista, dietro a questa sensazione c’è spesso un rapporto non equilibrato che, con ogni probabilità, sta prosciugando tutte le energie, fisiche e soprattutto mentali.
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Quando un’amicizia si può definire “tossica”?
Non è sempre facile accorgersi di essere finiti in un legame problematico: si inizia magari con una critica che ferisce, un senso di colpa che si insinua non appena si prova a dire di no, una frecciatina che pare tutto fuorché divertente o con una richiesta di attenzione in più. «Non amo il termine “tossico”, preferisco parlare di amicizie “disfunzionali”», continua Francia. «Si tratta di relazioni che nel tempo perdono di reciprocità (o non l’hanno mai avuta) e creano sofferenza in una delle persone coinvolte».
Attenzione: le amicizie possono trasformarsi col tempo, condizionate dal contesto in cui si vive, dalla vita personale, dagli impegni quotidiani e lavorativi, dalle scelte e dalle abitudini. Anche il rapporto più solido può attraversare momenti di tensione e incomprensioni ma ciò non significa che sia (o sia diventato) malsano. «Quando subentrano manipolazione emotiva, controllo e violazione dei confini personali e quando questi comportamenti si cronicizzano, ha senso parlare di amicizia “tossica” o, appunto, “disfunzionale”», spiega la psicoterapeuta.
Se un appuntamento saltato ti fa sentire meglio, fermati a riflettere

I legami problematici danno dei segnali importanti. Tra questi ce n’è uno che passa quasi sempre inosservato: il sollievo. Se l’idea di vedere un amico o un’amica ci pesa e la cancellazione di un appuntamento ci fa sentire meglio anziché dispiacerci, vale la pena interrogarsi sul significato di quella emozione. Da qui si può partire per capire come ci sentiamo all’interno di quel rapporto d’amicizia e cosa possiamo fare per arginare il problema.
Riconosci almeno uno di questi segnali?
Secondo la dottoressa Francia, ci sono alcuni comportamenti ricorrenti che meritano attenzione:
- ansia prima di incontrare l’amico in questione o quando si ricevono i suoi messaggi;
- ci si sente svuotati ed esausti dopo l’incontro;
- non ci si sente liberi di esprimere le proprie posizioni per timore delle sue reazioni;
- non si riesce a essere se stessi;
- si finge per compiacere l’altro o per evitare lo scontro;
- non ci si sente capiti o adeguatamente aiutati;
- i nostri successi e traguardi non vengono celebrati ma spesso vengono addirittura sminuiti dall’altra persona;
- ci si sente spesso in colpa.
Amicizia tossica: le frasi che dovrebbero far riflettere
Anche il linguaggio utilizzato può essere indicativo di dinamiche poco sane all’interno di un’amicizia.
Frasi come:
- «Dopo tutto quello che ho fatto per te…»;
- «Se mi vuoi davvero bene…»;
- «Sei cambiato/a, non sono l’unico/a a dirlo»;
- «Dobbiamo rivedere il nostro rapporto»,
fanno leva sul senso di colpa e trasformano l’affetto in una forma di obbligo. Riconoscere questi schemi è il primo passo per capire se una relazione sta perdendo reciprocità o è emotivamente faticosa.
Quando prendere le distanze
Non tutti i rapporti difficili devono necessariamente finire. «Si può provare a confrontarsi in maniera sincera e assertiva, manifestando il proprio disagio senza timori né ansie», suggerisce Francia. Se però l’altra persona continua a ignorare le nostre richieste, a esercitare un controllo emotivo e a manipolarci, prendere le distanze può essere la scelta più sana e rappresentare un atto d’amore verso noi stessi.
Unobravo suggerisce di:
- ridurre le proprie disponibilità, in presenza e virtuali;
- imparare a dire di no;
- interrompere le conversazioni umilianti;
- non accollarsi i problemi altrui.
«Possiamo anche chiedere il supporto di un professionista che ci aiuti a sviluppare strumenti utili sia per interrompere una relazione dannosa, sia per costruirne di più sane in futuro», conclude la psicoterapeuta.




