Salute Mentale

6 persone su 10 sentono e vedono il partner morto

Secondo la ricerca fino il 60% delle persone rimaste vedove ha avuti visioni della propria compagna o del compagno dopo che erano morti. Spesso si hanno avuto anche allucinazioni uditive, riportando di avere distintamente sentito la loro voce

La sceneggiatura di Ghost, blockbuster del 1990 che ha rivelato al mondo Demi Moore, deve avere ispirato i ricercatori del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Milano. Che un amore grande è per sempre ce l’hanno detto anche migliaia di canzoni, ma ora arriva la scienza a confermare che scrittori e poeti hanno sempre avuto ragione.

Lo studio italiano, pubblicato su Journal of Affective Disorders, ha indagato le esperienze allucinatorie post lutto – chiamate anche Pbhe – scoprendo che sono un fenomeno tutt’altro che raro. Quella sensazione di sentire la presenza della persona con la quale siamo stati molti anni, soprattutto nei luoghi che si sono frequentati insieme, dove si è vissuto, come la casa coniugale. Una presenza quasi fisica.

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Secondo la ricerca fino il 60% delle persone rimaste vedove ha avuti visioni della propria compagna o del compagno dopo che erano morti. Spesso si hanno avuto anche allucinazioni uditive, riportando di avere distintamente sentito la loro voce. Le esperienze allucinatorie post lutto sono esperienze sensoriali anormali e vengono spesso riportate da persone senza una storia di disturbi mentali alle spalle. I contorni del fenomeno restano incerti, anche se in linea generale non viene considerato di per sé patologico.

La notizia, com’era immaginabile, ha conquistato l’attenzione della stampa internazionale, anche se i ricercatori hanno sottolineato come siano necessari altri studi per capire se si tratti di esperienze fisiologiche o patologiche. Capita molto spesso che chi vede o sente il proprio partner scomparso tenda a non raccontarlo. Molto pesa la paura che tutto questo possa essere scambiato per un disturbo mentale. Vista la riluttanza a confidare esperienze simili, c’è anche una possibilità che il fenomeno sia ancora più comune.

Uno studio simile era stato condotto anche dall’Università di Roehampton in Gran Bretagna, coordinato dalla professoressa Jacqueline Hayes, che ha indagato le esperienze di presenza continuata (Ecp). La ricerca, che ha coinvolto anche genitori, figli e amici, è arrivata allo stesse conclusioni di quella italiana.

Francesco Bianco

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