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Salvatore Niffoi: “Da anni convivo con una grave malattia della pelle”

“La mia medicina è mia moglie” confessa lo scrittore sardo che è in libreria con "La quinta stagione è l'inferno", un romanzo di vita e malavita

Salvatore Niffoi distilla un’altra storia cruda e senza tempo dalla sua Sardegna “magica”. “La quinta stagione è l’inferno” (Feltrinelli) è un romanzo di criminalità e ingiustizia, di vita e malavita. Bantine Bagolaris è la Primula Rossa della Barbagia, un bandito cresciuto nel cuore nero dell’isola. Fuggito a Roma dove ha fatto colpi e soldi, si fa riportare a casa con un proiettile in testa. In fin di vita, vuole raccontare al figlio, che non vede da vent’anni, i lati oscuri della sua esistenza e morire in pace nella sua terra. Accusato senza prove del massacro di una donna, Bantine scappa, prova a vivere come Robin Hood, ma presto arriva a uccidere indiscriminatamente e senza pietà. Nella confessione allucinata al figlio, il bandito svelerà anche il doppio fondo della sua anima, (forse) salvata dall’amore per una donna.

Salvatore Niffoi (premio Campiello nel 2006 con “La vedova scalza”), ci ha abituato a racconti di sofferenza e lotta. Una lotta che lo stesso autore di Orani combatte da anni contro una grave malattia della pelle: angiodema cronico ed eritrosi da cortisone. Una convivenza difficile che lo limita negli spostamenti e nelle uscite, e che per diverso tempo lo ha costretto a rinunciare alle presentazioni dei suo romanzi in giro per l’Italia. “Mi hanno curato la dermatite con delle bombe cortisoniche che mi hanno rovinato la pelle”, ci racconta Niffoi che non può restare al sole o al caldo senza una speciale crema protettiva. “La prendo con disinvoltura, ora uso pochi farmaci. La medicina più potente – confessa – è mia moglie, sempre al mio fianco nei momenti difficili”.

Gruppo San Donato

Raffaella Caprinali

07/04/2014

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