Benessere

Fitoterapia: cos’è e quali sono le piante più usate

Sempre più medici utilizzano i prodotti fitoterapici nella cura dei propri pazienti o da soli o insieme ai farmaci "tradizionali"

La fitoterapia non è una medicina alternativa. «Non è un modello di cura delle persone che fa riferimento a principi e regole differenti da quelle della medicina ufficiale. Il medico, prima di prescrivere un prodotto fitoterapico, da solo o in maniera complementare a un farmaco di sintesi, fa riferimento a un metodo scientifico rigoroso in termini di studi e ricerche, documentazione, riproducibilità, sicurezza ed efficacia». Giuseppe Ventriglia è responsabile nazionale dell’area formazione della Società italiana di medicina generale (Simg).

Differenza tra omeopatia e fitoterapia

Pertanto la fitoterapia non è assimilabile all’omeopatia, che, invece, prosegue Ventriglia, «fa riferimento a metodi enunciati dal medico tedesco Samuel Hahnemann nella prima metà dell’800. Questi metodi non sono mai stati scientificamente dimostrati. Nell’omeopatia si seguono sia per la ricerca delle cause del problema di salute, sia per la scelta di un rimedio che prevede l’impiego di sostanze in grado di indurre gli stessi sintomi che si vogliono curare».

Gruppo San Donato

Il fitocomplesso va considerato come un farmaco vero e proprio

Va da sé, ammonisce Ventriglia, che «i prodotti che prevedono l’impiego di sostanze naturali vanno considerati a tutti gli effetti come presidi terapeutici. Bisogna conoscere le caratteristiche, le proprietà, le azioni e le dosi da assumere. Esattamente come si fa con un farmaco chimico. La differenza è che, invece di essere costituito da sostanze artificiali ottenute in laboratorio, è fatto impiegando sostanze, generalmente piuttosto complesse, derivate dal mondo vegetale». È il fitocomplesso o, come si tende a definirlo oggi, sistema di sostanze. Si tratta dell’insieme dei principi attivi di una pianta medicinale. Questi possono possedere caratteristiche terapeutiche complessive potenzialmente utili e migliorative rispetto ai singoli principi attivi.

«Il vantaggio è proprio correlato a questa complessità che ben si addice – e lo stiamo scoprendo in modo ogni giorno più chiaro – alla complessità dell’organismo umano, con il quale, in fondo, le piante si sono coevolute nei milioni di anni della nostra storia».

È il medico a scegliere se usare un farmaco di sintesi o un fitoterapico

Il medico, individuata la causa della malattia, nello scegliere la strategia di cura decide, perciò, se sia preferibile utilizzare un farmaco di sintesi o se sia opportuno scegliere un prodotto a base di sostanze naturali, che sia un integratore o un dispositivo medico, come rimedio unico o in combinazione. E sarà il Regolamento europeo (MDR 2017/475) sui dispositivi medici a base di sostanze a consentire l’utilizzo di prodotti a base di sostanze complesse a scopo terapeutico efficaci e sicure con un meccanismo d’azione non farmacologico. Il Regolamento entrerà in vigore a maggio 2021.

I criteri della scelta

«Così con una diagnosi di polmonite dovuta a infezione batterica polmonare prescriverà un antibiotico. Per un disturbo del sonno causato da uno stato di ansia potrà optare per un fitoterapico di dimostrata efficacia e di buona tollerabilità in termini di effetti collaterali».

Gli antibiotici, infatti, al pari di «cortisone, alcuni tipi di ormoni, insulina e antidiabetici orali, antivirali o anticorpi monoclonali, sono farmaci sintetici da impiegare in malattie nelle quali è indispensabile un intervento puntiforme. Questo vuol dire che agiscono su un punto preciso del nostro organismo. In molte altre situazioni conseguenti, invece, a cause molteplici, quindi a condizioni complesse, le sostanze naturali si stanno rivelando estremamente utili».

Aglio

I bulbilli dell’aglio, crudi o più spesso in estratto stabilizzato, hanno un uso consolidato anche nella moderna fitoterapia. «L’azione biologica dell’aglio, che si deve ai suoi composti solforati, si rivolge all’apparato cardiovascolare. Studi clinici e farmacologia sperimentale hanno dimostrato efficacia ipotensivante, antiaggregante piastrinica e un’azione sul metabolismo del colesterolo». Marco Biagi è ricercatore e docente presso l’Università degli Studi di Siena e coordinatore del Laboratorio di Analisi e Ricerca della Società Italiana di Fitoterapia (SIFITLab).

Camomilla

«La denominazione “matricaria” nel nome latino della camomilla ne indica l’uso per i problemi dell’utero (matrix), in particolare come normalizzatrice del ciclo mestruale, calmante e antinfiammatoria».  La camomilla è una pianta medicinale estremamente importante per la moderna fitoterapia. «Prima di tutto», interviene Biagi, «è capace di alleviare le infiammazioni gastrointestinali. Ha anche importanza per le sue proprietà sedative. A uso esterno è utilizzata per gli eritemi. Le preparazioni più note e utilizzate sono gli infusi della droga essiccata e gli estratti idroalcolici. La droga, cioè la parte della pianta più ricca di principi attivi, è rappresentata dai fiori, più correttamente definiti capolini. Contengono principalmente olio essenziale, ricco di camazulene, bisabololo e flavonoidi, come apigenina e luteolina»

Finocchio

Nell’odierna medicina, sottolinea Biagi, «i semi del finocchio (che botanicamente sono, però, i frutti della specie) sono utilizzati come ottimo rimedio carminativo. Favoriscono la digestione e diminuire il gonfiore addominale. L’azione si deve principalmente all’olio essenziale che ha un’azione sulle pareti addominali. Ancora oggi la preparazione più utilizzata è l’infuso assunto dopo i pasti».

Iperico

L’iperico, conosciuto dalla tradizione come erba di San Giovanni, veniva raccolto nella notte del solstizio d’estate. In quel giorno si credeva che la particolare congiunzione astrale lo attivasse magicamente. «Era ritenuto una pianta divinatoria. Le ragazze in età da marito lo mettevano sotto il cuscino per sognare il futuro sposo». «Questa specie», conferma Biagi, «è, infatti, una pianta medicinale usata in tutto il mondo. I suoi estratti standardizzati di parti aeree sono registrati come farmaci convenzionali per il trattamento proprio della depressione lieve e moderata. Alla base dell’azione sui disturbi dell’umore vi è il meccanismo d’azione dell’iperforina sulla ricaptazione dei neurotrasmettitori. L’iperico è, poi, utilizzato in medicina anche a uso esterno per trattare ustioni e dermatiti acute. In questo caso le farmacopee europee riportano soprattutto l’uso dell’estratto in olio vegetale, il cosiddetto olio di iperico».

Menta

La moderna fitoterapia ci dice che le foglie della menta contengono un olio essenziale ricco di mentolo. «Questo terpene», spiega Biagi, «attiva i “recettori del freddo” e a livello respiratorio. Quando inalato, produce un importante effetto balsamico e favorisce l’espettorazione. L’olio essenziale di menta è anche utilizzato per favorire la digestione e, in preparazioni microincapsulate, è indicato per trattare le infiammazioni intestinali».

Sambuco

In Germania e nei Paesi di lingua tedesca il sambuco è ancora oggi usato in medicina, sebbene le sue qualità si conoscano in gran parte del mondo. «Questa specie», precisa Biagi, «ha due droghe:

  1. i fiori, ricchi di flavonoidi, triterpeni e olio essenziale,
  2. i frutti, ricchi di antociani, che conferiscono il colore blu alla bacca.

I fiori hanno un’interessante azione espettorante e diaforetica. Favoriscono quindi la sudorazione, e sono per questo utilizzati per la sintomatologia influenzale o del comune raffreddore. Il succo o gli estratti dei frutti sono anch’essi utilizzati come complemento terapeutico per le infezioni delle alte vie aeree. Hanno la doppia azione antiossidante dei polifenoli e delle vitamine idrosolubili e antimicrobica degli antociani».

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Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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