Tumore dell’ovaio: i nuovi farmaci e gli obiettivi della ricerca

tumore dell'ovaio

Il 14 maggio, in occasione della Festa della Mamma, torna nelle piazze l'Azalea di AIRC. A che punto sono gli studi per la prevenzione e la cura del carcinoma ovarico? Il punto con la ricercatrice Anna Bagnato

La seconda domenica di maggio significa Festa della Mamma, ma anche Azalea della Ricerca dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), che anche quest’anno torna nelle piazze italiane. Per ricevere in omaggio il fiore basta una donazione di 15 euro, con cui non solo sarà possibile festeggiare la propria mamma, ma anche dare un sostegno all’Associazione, in prima linea nel finanziamento della ricerca oncologica.

La ricerca sul tumore ovarico

Il volto della campagna AIRC è la ricercatrice Anna Bagnato, che rappresenta i circa 5.000 scienziati sostenuti dall’Assocazione e, in particolare, tutti quelli impegnati nell’area dei tumori femminili. Anna, ricercatrice alla guida del laboratorio di Modelli preclinici e nuovi agenti terapeutici dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, lavora in campo traslazionale, portando la ricerca di base il più possibile vicino al letto del malato. Il suo impegno è rivolto allo studio del carcinoma ovarico, il cosiddetto “big killer” delle donne.

Alta incidenza e diagnosi tardiva

«In Italia il tumore dell’ovaio colpisce circa 5.200 donne ogni anno» premette la ricercatrice. «È un tumore silente, perchè non ha campanelli d’allarme specifici e la diagnosi è sempre molto tardiva». A differenza del tumore al seno, per cui le donne possono effettuare vari screening (a partire dai 30 anni, tra i 30 e i 40 anni e poi dopo i 50 anni), il carcinoma ovarico non ha la possibilità di essere individuato in questo modo. «Quando viene diagnosticato nelle fasi iniziali la sopravvivenza è di circa il 94%, ma quando la diagnosi è in fase avanzata, la percentuale cala al 40. Si tratta di un tumore molto aggressivo e se all’inizio risponde bene alla chemioterapia, nei casi in cui si ripresenta spesso si innesca un meccanismo di chemioresistenza».

Eliminare la resistenza ai farmaci

È per questo che oggi la ricerca è focalizzata soprattutto sull’identificazione di farmaci capaci di abbattere la resistenza. «Il mio studio punta a scoprire quali siano i meccanismi alla base dell’insorgenza della chemioresistenza» spiega Bagnato. «Non si tratta di un fenomeno legato a un unico bersaglio: da colpire non è solo la cellula tumorale, ma anche il micro-ambiente che la circonda, per questo abbiamo individuato un nuovo bersaglio molecolare per colpire il tumore: il recettore A dell’endotelina. Stiamo valutando un farmaco in grado di bloccare questi recettori e che, in combinazione alla chemioterapia, possa rendere le cellule tumorali più sensibili al farmaco».

I nuovi farmaci

Le ultime novità nella lotta al tumore ovarico vanno proprio in questa direzione. «Di recente è stato approvato il farmaco bevacizumab che, somministrato insieme alla chemioterapia, si è dimostrato efficace contro le recidive resistenti ai farmaci» spiega l’esperta. Il bevacizumab appartiene alla classe di anticorpi monoclonali, farmaci in grado di distruggere alcuni tipi di cellule tumorali limitando al minimo il danno per le cellule sane. Quando l’anticorpo monoclonale riconosce la presenza di un determinato recettore sulla superficie della cellula tumorale, vi si aggancia e stimola il sistema immunitario dell’organismo ad aggredire le cellule neoplastiche oppure blocca il recettore impedendogli di legarsi ad una proteina diversa che stimola la crescita delle cellule neoplastiche.

«È stato approvato anche il farmaco olaparib, il primo inibitore di PARP (poli ADP-ribosio polimerasi) per pazienti affette da carcinoma ovarico. Entrambi i farmaci molecolari sono due armi in più, che stanno dando dei risultati promettenti in combinazione con la chemioterapia» sottolinea Bagnato.

L’immunoterapia

Infine sono in corso studi incentrati sull’immunoterapia. «L’approccio immunoterapico, focalizzato nello stimolare la risposta immune dei pazienti, è una delle sfide oggi più importanti e, in futuro, potrebbe rivelarsi un obiettivo vincente» dichiara la ricercatrice.

Consigli per la prevenzione

Anche se non ci sono campanelli d’allarme specifici, l’esperta consiglia di fare attenzione ad alcuni segnali. «Se si presenta spesso gonfiore addominale e una ripetuta voglia di urinare, potrebbe non trattarsi di un problema gastrico. Quando queste due condizioni si manifestano insieme, è consigliato effettuare una visita ginecologica, a cui, eventualmente, potrebbe seguire un’ecografia transvaginale e una misurazione del CA125, un marcatore tumorale che potrebbe aiutare a individuare il carcinoma» sottolinea Bagnato. Le concentrazioni nel sangue di questa proteina, infatti, possono svelare la neoplasia a stadi iniziali.

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