Rifarsi il naso

Rinoplastica

Privo di deformità, naturale e in armonia con il volto, e che permetta di respirare bene: ecco il naso ideale. L'esperto di OK Fabio Meneghini spiega tendenze e tecniche della rinoplastica

Troppo grande, all’ingiù, con la gobba. Il naso perfetto non esiste, nemmeno dopo un intervento di rinoplastica, ma avvicinarsi al proprio ideale si può. L’importante è affidarsi a mani esperte, essere realistici e motivati e perché no, anche bene informati. Il professor Fabio Meneghini, specializzato in Chirurgia Maxillo-Facciale, docente al Master di II° livello in Medicina e Chirurgia Estetica Periorale dell’Università degli Studi di Padova e docente in Chirurgia Plastica Estetica del viso all’International Academy of Aesthetic Medicine di Parma (puoi chiedergli un consulto qui) ha scritto e pubblicato il libro “La tua rinoplastica” proprio per aiutare i pazienti ad affrontare in serenità tutti i passaggi di questo delicato intervento estetico. Lo abbiamo intervistato per approfondire gli aspetti più importanti della rinoplastica, dal rapporto medico paziente ai nuovi materiali utilizzati.

La rinoplastica è tra i pilastri della chirurgia plastica. Perché rifarsi il naso è così importante?

Prima di tutto, invece di rinoplastica, credo sia più corretto parlare di chirurgia nasale estetica, ricostruttiva e funzionale. Questo perché l’intervento sul naso deve soddisfare sia l’estetica, sia la funzione primaria di questo apparato: respirare bene. Un bel naso che però “funziona” male, o che dopo l’intervento respira bene, ma ha peggiorato la propria forma, non è un risultato accettabile.
Uno studio ha dimostrato che 60 milioni di cittadini statunitensi giudicano negativamente la forma del proprio naso. Per la stessa ragione, ogni anno negli Stati Uniti si effettuano 370mila rinoplastiche. È tra gli interventi estetici più frequenti, anche in Italia. Le motivazioni principali che spingono a rivolgersi a un “chirurgo del naso” sono tre: estetiche, funzionali e traumatiche.
Non bisogna dimenticare che il naso, a differenza di altre parti del corpo, non può essere coperto né mascherato. Un naso con deformità che creano disagio psicologico, o che non funziona bene, incide sul benessere generale dell’individuo.

Parliamo dei materiali utilizzati nell’intervento: che cosa è cambiato negli ultimi decenni?

Un tempo si utilizzavano “pezzi di ricambio” di materiale plastico, come ad esempio il silicone liquido medicale, oggi vietato, il silicone solido e il politetrafluoroetilene, più conosciuto con il nome commerciale di Gore-Tex. La tendenza attuale è di affidarsi a una chirurgia ecologica e conservativa. Questa scelta non prevede di affidarsi a materiali estranei. Si utilizzano i tessuti dell’organismo stesso, trasportati da una parte all’altra del corpo e poi innestati. Le tecniche chirurgiche conservative della cartilagine consentono di modellarla, senza doverne rimuovere quantità eccessive. I fili di sutura interni al naso sono tutti riassorbibili e questo permette di non lasciare corpi estranei all’interno del naso.
Per quanto riguarda l’aspetto psicologico, il rapporto medico paziente è fondamentale per il raggiungimento di un risultato che appaghi entrambi. Il chirurgo deve elargire le informazioni corrette, illustrandole in modo equilibrato e comprensibile; dal canto suo il paziente deve essere il più collaborativo e sincero possibile nell’esprimere dubbi, paure e obiettivi.

Qual è l’identikit del paziente medio italiano che si sottopone a rinoplastica?

A differenza di altri interventi di chirurgia plastica dove il target è prettamente femminile, penso ad esempio al rimodellamento delle palpebre, la rinoplastica è richiesta da maschi e femmine nella stessa misura. La fascia di età che si sottopone a questo tipo d’intervento è compresa tra i 16 e i 30 anni. Dopo ci sono meno richieste, ma mi è capitato di operare 40enni e anche 70enni. L’intervento al naso è per tutti, a qualsiasi età.

C’era una volta il nasino alla francese: oggi qual è la tendenza?

Anni fa si applicava la stessa tecnica per tutti i nasi. Oggi non è più così. Il nasino alla francese, cavallo di battaglia di tanti chirurghi, è oggi sorpassato come “concetto”. Si toglieva troppa cartilagine con risultati poco soddisfacenti, perché è un naso che non si adatta a tutti i lineamenti del volto. Il lavoro del chirurgo era troppo visibile ma forse era proprio questo che si desiderava.
Oggi si rimuove meno tessuto rispetto agli interventi del passato, l’obiettivo è quello di creare un naso bilanciato, che respira bene, al quale sono state applicate anche procedure ricostruttive per renderlo più stabile nel tempo.
Un naso non deve essere per forza bellissimo (o piccolo e all’insù come quello alla francese), ma deve essere privo di deformità, naturale e in armonia con il volto: questo consente, in chi ci guarda, di concentrarsi su altri aspetti del viso come lo sguardo e il sorriso. Questo è il vero risultato: che il naso passi inosservato.

Non sempre il paziente è soddisfatto: da che cosa dipende la buona riuscita di un intervento?

La rinoplastica è l’intervento chirurgico estetico più difficile perché le variabili in gioco sono tante, a cominciare dalle caratteristiche del paziente: lo spessore della pelle nasale, le tempistiche di guarigione, la cartilagine.
Un tempo il paziente si accontentava, oggi no. Il 30 per cento dei miei clienti proviene da esperienze precedenti negative con altri colleghi. Bisogna comunque sottolineare il fatto che anche nelle mani migliori, un nuovo naso merita un “ritocchino” a distanza di tempo nell’8 per cento dei casi. Questo non significa rifare del tutto il naso, ma perfezionarlo ulteriormente.
Lo scopo dell’intervento, che è soltanto la parte finale di un percorso medico-paziente, è di avvicinarsi il più possibile all’obiettivo che ci si è prefissati, che difficilmente, è bene saperlo fin da subito, sarà raggiunto in senso assoluto. Il paziente deve avere aspettative realistiche, legate alla morfologia di partenza del suo naso e alla dinamica dell’intervento.
I perfezionisti spesso rimangono delusi. Il paziente ideale, invece, ha maturato la decisione di sottoporsi all’intervento in tutta calma, riflettendoci per il dovuto tempo. Ha fatto questa scelta per sé stesso e non spinto da imitazioni o da pressioni esterne. È insomma fortemente motivato. In questo caso, sia il paziente che il chirurgo che lo ha operato, saranno entrambi soddisfatti del risultato ottenuto.

Eliana Canova

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