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Nicola Porro: «Ecco la cronaca del mio coronavirus»

Il giornalista racconta che tutto è iniziato con un fortissimo mal di testa. Poi, dopo il tampone positivo, sono sopraggiunti la febbre, la tosse, la perdita di gusto e olfatto

Il giornalista Nicola Porro racconta a OK Salute e Benessere la sua esperienza con il coronavirus, dai primi sintomi alla totale guarigione. Ecco la sua testimonianza.

Tutto è iniziato con un violento mal di testa

Tutti quelli che lavorano in tv lo sanno: anche se ti senti male, e non importa quanto, devi andare in onda. Si prende una tachipirina e via, si tira avanti, senza fare tante storie. E quella settimana mi aspettavano una ventina di ospiti in studio a Quarta Repubblica, il programma che conduco in diretta ogni lunedì su Rete 4, più tutti i miei collaboratori, per non parlare dei tecnici. Ma io, già mercoledì 4 marzo, avevo un fortissimo mal di testa. Quel giorno la cefalea era così violenta che ho preso tre farmaci diversi per tentare, inutilmente, di farla passare. Il giorno dopo stavo ancora male. Non avevo la febbre alta, giusto un paio di linee, e ho iniziato anche ad avere un po’ di tosse. Di coronavirus si parlava già in tutta Italia, e ho iniziato ad avere qualche sospetto. Ero a Roma, a casa dei miei genitori, come sempre durante la settimana, mentre nel weekend torno abitualmente dalla mia famiglia a Milano.

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Sono andato allo Spallanzani per fare il tampone

Allora ho telefonato all’ospedale Spallanzani, centro d’eccellenza per le malattie infettive, dove venivano curati i primi casi di coronavirus in Italia, e ho raccontato i miei sintomi. Mi hanno ascoltato, hanno detto che, probabilmente, non si trattava di niente di grave, ma mi hanno comunque dato un appuntamento per maggiore sicurezza. Era ancora un momento in cui non c’erano gli ospedali in piena emergenza per il diffondersi del Covid-19. Quando sono andato allo Spallanzani, la sera della domenica, eravamo in tre in sala d’attesa. Mi hanno fatto il tampone e poi mi hanno rimandato a casa, raccomandandomi di non uscire e di mettermi in quarantena. Mi hanno anche detto di comprare un saturimetro per tenere d’occhio la quantità di ossigeno nel sangue. E io ho chiesto a un amico il favore di andarlo a prendere in farmacia per me, e di portarmelo davanti a casa. Tampone e test sierologico: qual è la differenza?

Il tampone era positivo ed è salita la febbre

Ero molto preoccupato per i miei genitori, anziani. Soprattutto per mio padre, che ha una patologia e quindi è molto rischioso, per lui, anche solo prendere una normale influenza. La mattina successiva avevo già 39 di febbre. Il tampone era positivo. I medici dello Spallanzani mi chiamavano a casa due volte al giorno, per controllare i valori di febbre e della saturazione che è scesa, nei momenti peggiori, a 88. Ho respirato male per almeno cinque giorni e la febbre era fissa a 39, anche con due tachipirine 1000 al giorno. In tutto è durata circa sei giorni, e in precedenza, probabilmente, per altri tre o quattro è stata in incubazione. Durante quella settimana ho avuto difficoltà a respirare, non riuscivo a mangiare nulla e ho perso diversi chili. Ho perso anche il senso del gusto e dell’olfatto, una sensazione davvero stranissima (Leggi anche: “Perdita di gusto e olfatto sintomi specifici del coronavirus”).

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A oggi non so ancora dove abbia preso il virus

Nel mio caso il coronavirus si è risolto come una gran brutta influenza, anche se so bene che per altre persone si è trasformato in qualcosa di ben più grave. Io mi sono isolato in casa, chiedendo a mio fratello, che lavora nell’azienda agricola di famiglia, di venire a portarmi la spesa e di lasciarla sul pianerottolo. E per fortuna quella settimana l’abituale riunione di redazione con i miei collaboratori avevo deciso di farla per telefono, non sapendo bene quale fosse il motivo del mio malessere. A loro non avevo spiegato il perché di questa mia decisione improvvisa, ma devo dire che sono stato previdente. Ancora non so dove ho preso il Covid-19 e non riesco a immaginare chi possa avermelo trasmesso. Non mi sembra di aver fatto niente di particolare nella settimana precedente ai primi sintomi, anzi, credevo di essere stato prudente e di aver preso diverse precauzioni per evitare di ammalarmi. Segno che il coronavirus è davvero molto contagioso. Mi spiace solo per i miei collaboratori, costretti a rimanere anche loro in quarantena.

Nicola Porro

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