Chiara Francini: «Ho un solo vizio, lasciatemelo»

chiara francini

«Mi mangio la pellicina delle unghie anche fino a far sanguinare le dita da quando avevo cinque anni. Ma non ho mai consultato esperti: fortunatamente le ferite si rimarginano facilmente»

«Chiara si era mangiata la pelle delle manine fino a farla sanguinare. Da sempre. Passava le estremità sulle labbra per sentire se le increspature della pelle superstite le raccontavano di aver fatto un buon lavoro o no». Chiara è la protagonista dei miei due
romanzi, Non parlare con la bocca piena e Mia madre non lo deve sapere (da cui è tratto il breve brano qui sopra). Chiara sono io. Sì, perché anch’io ho l’abitudine di mordermi e strapparmi le pellicine intorno alle unghie.

È una sensazione indescrivibile

Del resto, nelle opere letterarie gli autori tendono naturalmente a trasferire parti di se stessi e io non ho fatto eccezione. Penso che anche la verifica sulla bontà dell’«operato» sia un sentimento comune alle persone che hanno questo vizio. Dà la surreale sensazione di fare del bene al mondo intero, di pulirlo, di renderlo più uguale. Insomma, ti senti un po’ una divinità, con le tue mani a rappresentare quel mondo che devi cercare di migliorare, anche se questo, inevitabilmente, è un controsenso, perché sei stato tu a renderlo così frastagliato»: sarebbe bastato lasciare in pace, quelle cuticole, per non avere tali problemi di pareggiamento.

La polverina amara non ha funzionato

Io ho iniziato ad attaccare le pellicine all’età di cinque anni, a volte arrivavo fino a metà falange e, avendo le manine bianche (sono sempre stata molto pallida di carnagione), sembrava che indossassi ditali per cucire di un colore rosa acceso. Invece era la mia pelle «smerlettata»… La mia vittima preferita è sempre stata il pollice, anche se neppure l’anulare può lamentarsi. In famiglia, allora, hanno provato a mettermi la classica polverina dal sapore amaro sulle zone interessate dai miei appetiti, ma il rimedio è stato subito e facilmente aggirato: per strapparmi le pellicine usavo non solo i denti, ma anche le altre dita. Ovviamente, da chi mi stava vicino fioccavano – e fioccano ancora oggi – rimproveri sul fatto che, anche esteticamente, le mani, soprattutto in una donna, sono importanti e devono essere ben curate. E fioccavano anche sberle sulle dita, al grido di: «Smettila!». Con gli stessi, nulli, risultati. O una cosa la decido io con la mia testa o non se ne fa nulla.

Forse all’origine del problema ci sono ansia e stress

Capita che le persone con il mio stesso vizio siano colpite da infezioni varie, ma a me, fortunatamente, non è mai successo. Forse ho anticorpi assai forti, forse è tutta una questione d’igiene accurata. O magari dipende da entrambi i fattori. Non lo so. Di sicuro, nonostante arrivi a farmi sanguinare le dita, a me le ferite si rimarginano facilmente, proprio come quelle dell’anima. A proposito: molti vanno anche dallo psicologo per cercare di capire le cause alla base di questi smangiucchiamenti, ma non è stato il mio caso. Mi hanno detto che per la maggior parte delle persone il problema si risolve dopo l’adolescenza. Evidentemente la mia adolescenza non è ancora finita! Scherzi a parte, è ovvio che il mio irrefrenabile appetito verso le cuticole scatta in determinati momenti, solo che non ho ancora ben capito quali siano: probabilmente è dovuto a fattori di ansia, di nervosismo, di stanchezza. Credo, comunque, che ognuno di noi debba avere una piccola valvola di sfogo e io, a livello di personalità, sono una donna molto appassionata, carnale, fisica e, quindi, non avrei mai potuto accontentarmi di rosicchiare le unghie (cosa che, infatti, non faccio). Per me ci vuole la carne!

Uso il correttore anche sulle dita

È chiaro che, lavorando nel mondo dello spettacolo, dove l’immagine conta, devo stare sempre attenta a nascondere i risultati di questo mio peccatuccio. Così, oltre a mettere la crema idratante, uso il correttore anche sulle dita e, quando queste diventano protagoniste dell’inquadratura di telecamere e cineprese varie, metto in mostra solamente quelle sane, non sbocconcellate. Sì, perché alla fine mordermi e strapparmi le cuticole è diventata una caratteristica mia, talmente mia da inserirla, come detto, pure nel mio secondo romanzo. Ormai coltivo questa «passione» con estrema nonchalance, fa parte di me. Per questo non ho mai consultato alcun esperto. Non bevo, non fumo, non sono una patita dell’abbronzatura: almeno lasciatemi questo piccolo vizio!

Chiara Francini (testimonianza raccolta da Marco Ronchetto)

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