BambiniGravidanza

Parto in caso: quali sono i rischi?

In epoca di Covid sempre più donne scelgono di partorire in casa. Ma, come avverte la Società italiana di neonatologia, i rischi ci sono ed è bene che le coppie ne siano al corrente

Considerata una pratica usuale dalle nostre nonne e bisnonne, il parto in casa è tornato in voga già da qualche anno ma ora, per effetto della pandemia, lo è ancor di più. Stando ai dati riportati dalla Società italiana di neonatologia (Sin) in Italia questa tendenza si stima essere intorno allo 0,05-0,1% ma negli ultimi mesi la percentuale ha subito un forte incremento proprio per la volontà di evitare gli ospedali in piena emergenza coronavirus.

Parto in caso: quali sono i rischi?

Come ricorda la Sin, un parto in casa può rivelarsi pericoloso, specialmente se non si adottano misure appropriate. I dati in nostro possesso, relativi a questa pratica negli Stati Uniti, confermano l’associazione tra il parto in ambiente extraospedaliero con un aumentato rischio di morte di morbilità neonatale. Il tasso di mortalità nel parto in casa è di 1,26 su mille nati rispetto a quello del parto in ospedale che è di 0,32. Anche l’indice di Apgar, che un punteggio dato al neonato sulla base di frequenza cardiaca, tono muscolare, attività respiratoria, riflessi e colorito della pelle, varia sensibilmente. La probabilità di un indice di Apgar uguale a 0 (che indica che il neonato non è sano) a 5 minuti dalla nascita è di 1,63 su mille nati per il parto in casa contro lo 0,09 per quello in ospedale.

Gruppo San Donato

Uno studio inglese, inoltre, ha dimostrato che il 10% di tutti i parti pianificati a casa vengono poi eseguiti in ospedale per complicanze materno-fetali. Per chi è alla prima gravidanza, ciò avviene fino al 45% dei casi.

Perché è meglio l’ospedale in termini di cura del neonato

La Società italiana di neonatologia ricorda che nei primi giorni di vita, per evitare che sfuggano problematiche inizialmente poco evidenti, si sottopone il neonato a una serie di screening e di valutazioni cliniche. Questi test possono proseguire durante la degenza e permettono di dimettere il piccolo in tutta sicurezza. In questa fase, poi, si avvia un percorso fondato sull’umanizzazione delle cure, che promuove l’allattamento al seno e favorisce il legame mamma-neonato anche con la marsupio-terapia. Molte di queste attività risultano difficili, se non addirittura impossibili, da attuare a casa.

Perché molte donne scelgono il parto in casa

Ci sono diversi motivi che spingono alla scelta del parto in casa. In generale molte coppie optano per questa soluzione perché hanno una visione più olistica della gravidanza e vogliono avere maggiore padronanza del proprio corpo. Ma anche la volontà di decidere autonomamente di partorire in un ambiente più intimo e confortevole e ragioni culturali o religiose. Oggi chi sceglie il parto a domicilio lo fa soprattutto per il timore di recarsi in ospedale e contrarre il Sars-CoV-2.

Cosa bisogna sapere per partorire in casa

Se a prescindere da tutto la coppia opta comunque per il parto in casa, è bene che sappia a cosa va incontro, cioè quali rischi possono insorgere e quali limitazioni può comportare questa scelta. È necessario, inoltre, che si pianifichi il parto tenendo conto delle caratteristiche compatibili con una nascita a basso rischio. Stando alle linee guida internazionali, chi può scegliere questa pratica sono le donne che non hanno malattie preesistenti e che hanno meno di 35 anni. Il feto deve essere singolo e la presentazione deve essere cefalica. Bisogna poi assicurarsi che non ci siano distocie fetali ed età gestazionale compresa tra 37 e 41 settimane in donna pluripara. La presentazione anomala, la gestazione multipla o un precedente parto mediante taglio cesareo sono considerate controindicazioni assolute al parto in casa.

A queste indicazioni si aggiungono le linee guida recentemente aggiornate dell’American Academy of Pediatrics (AAP). Per programmare un parto in casa bisogna considerare alcuni criteri. Tra questi una gravidanza a basso rischio e la disponibilità di personale certificato in assistenza alla nascita. Inoltre ci deve essere la disponibilità di una rete prestabilita di soccorso urgente in caso di trasferimento in ospedale e la garanzia che l’assistenza ai bambini nati a casa sia coerente con quella prevista per i bambini nati in una struttura medica.

Leggi anche…

None found

Mostra di più
Pulsante per tornare all'inizio