Bambini

Calo delle vaccinazioni pediatriche fino al 25 per cento

Nel nostro Paese la copertura territoriale scende e aumenta lo scetticismo. Nel mondo si muore ancora di morbillo, e l’India aumenta l’offerta dei vaccini gratuiti per la popolazione.

La denuncia viene dalla Società Italia d’Igiene: molti i genitori italiani che non sottopongono i figli alle vaccinazioni obbligatorie e raccomandate dal Ministero della Salute, con picchi in discesa fino al 25 per cento in alcune Regioni. Si torna, in questi giorni, a parlare di vaccini pediatrici, da anni al centro di un’infuocata campagna di disinformazione, falsi miti, allarmismo.

Per pediatri e istituzioni la vaccinazione è una ‘occasione di salute’: un servizio a cui tutti possono accedere (gratuitamente) per prendersi cura di sè e dei propri figli, tutelandoli da malattie infettive e, contemporaneamente, prevenire nuovi focolai su territorio nazionale. Per i neo-genitori, invece, è difficile scacciare i dubbi e alcuni vaccini sembrano spaventare più del rischio di un’epidemia di morbillo.

Gruppo San Donato

I piani di prevenzione promossi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che hanno conseguito grossi risultati anche in aree ‘difficili’ (in India sono tre anni che non si verificano casi di polio), spesso vengono invece sospesi a causa di guerre o disagi politici, annullandone il successo. Nel 2010, ad esempio, sono stati confermati 500 casi di poliomielite in Kazakhstan, Russia, Tajikistan e Turkmenistan, e ancora oggi si cerca di contenere il virus in paesi come Afghanistan, Nigeria, Pakistan e Siria. «Se in Italia non sono stati registrati recentemente casi di poliomielite o difterite, nonostante i flussi di immigrazione e i rifugiati politici da paesi in cui circolano ancora queste malattie, è proprio perché continuiamo a vaccinare i nostri bambini e quindi non lasciamo spazio alla creazione delle cosiddette sacche di persone suscettibili», puntualizza Stefania Salmaso, direttrice del Centro Nazionale di Epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (CNESPS) presso l’Istituto Superiore di Sanità. Molti dei patogeni contro cui veniamo vaccinati da bambini, infatti, non sono trasmessi tramite acque contaminate o scarsa igiene, ma per via aerea: basta il contatto con una persona infetta.

Nei Paesi occidentali sono in aumento, però, ondate anti-vacciniste e la copertura territoriale può essere messa in bilico. Se in alcuni Paesi del mondo, freschi di storia epidemiologica, l’attenzione al piano vaccinale nazionale è alta – ad esempio, l’India ha appena ampliato a 13 l’offerta dei vaccini pediatrici gratuiti per la popolazione – in Italia e in altri Paesi occidentali c’è una controtendenza, con scetticismo e spinte anti-vacciniste. Cosa succederebbe se smettessimo di vaccinare i nostri bambini? «Se il numero di persone non vaccinate aumenta nel tempo prima o poi si avrà un numero critico di soggetti non protetti che costituiscono il terreno per lo sviluppo di epidemie come si verifica nei Paesi privi di piani vaccinali – spiega Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale di allergologia e malattie infettive Americano – Recentemente si sono verificati focolai di morbillo a New York e nel sud della California. In Gran Bretagna la copertura vaccinale nella popolazione pediatrica è scesa sotto il 90% e oggi ci sono epidemie più frequenti». Ma perché fa più paura il vaccino della possibile epidemia? «Prima quasi tutti i bambini si ammalavano di morbillo e, solo negli Usa, si registravano circa 50 mila ospedalizzazioni, mille danni nervosi permanenti e 500 decessi ogni anno. Quando il vaccino divenne disponibile, tutti erano entusiasti, c’era la coda di persone per vaccinarsi.- prosegue lo scienziato – Oggi molti genitori hanno dimenticato i rischi delle malattie infettive perché non hanno visto, con i loro occhi, quanto possano essere devastanti le complicanze.» A pensarci bene, non succede la stessa cosa quando scoppia l’epidemia di influenza o, peggio, in caso di recenti pandemie nei Paesi non propriamente ‘vicini di casa’: sono molti, adulti e non, quelli che corrono in farmacia per avere una dose di vaccino.

09/07/2014

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