Obesità, diabete, malattia renale e problemi cardiovascolari sono i responsabili della sindrome cardio-nefro-metabolica, un disordine sistemico che aumenta il rischio di infarti e ictus. Oggi il cardiologo non può limitarsi a controllare il cuore, ma deve confrontarsi con il nefrologo, il diabetologo e il medico di famiglia, con un approccio centrato sulla persona nel suo insieme.
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Tirzepatide, non solo perdita di peso: gli effetti su cuore e metabolismo
È il messaggio lanciato dai cardiologi presenti al congresso annuale della ESC-Società Europea di Cardiologia, che si è svolto recentemente a Monaco di Baviera, durante il quale si è tenuto un simposio riguardante i nuovi farmaci, come tirzepatide, per la riduzione del peso corporeo e per la modifica del rischio cardiovascolare. «Per ottenere una reale riduzione degli eventi cardiovascolari avversi nelle persone obese, quindi a rischio, non basta perdere pochi chilogrammi, ma è necessario raggiungere cali ponderali superiori al 15%.
Ed è proprio in questo scenario che si inserisce la tirzepatide, capace di produrre una riduzione significativa del peso» spiega Giuseppe Musumeci, Direttore della Struttura Complessa dii Cardiologia all’Ospedale Mauriziano di Torino. «Parallelamente al calo del peso si osservano miglioramenti della pressione arteriosa, del profilo lipidico, della glicemia e dell’infiammazione sistemica, come confermano diversi studi, tra cui il SUMMIT e il SURPASS-CVOT».
Gli studi SUMMIT e SURPASS-CVOT: cosa dicono sui rischi cardiovascolari
Lo studio SUMMIT, condotto in pazienti con scompenso cardiaco e obesità, ha dimostrato una significativa riduzione di morte cardiovascolare o del peggioramento dello scompenso cardiaco, accompagnata da un netto miglioramento della funzionalità renale, parte integrante della prevenzione cardiovascolare moderna. Lo studio SURPASS-CVOT è il più grande e prolungato studio mai condotto su tirzepatide, con oltre tredicimila partecipanti seguiti per più di quattro anni in trenta Paesi e ha dimostrato la superiorità del farmaco nel migliorare i parametri metabolici quali glicemia, peso, pressione e trigliceridi rispetto alla terapia standard di riferimento.
«Gli studi hanno dimostrato che grazie all’utilizzo di tirzepatide il rischio di morte cardiovascolare o peggioramento dell’insufficienza cardiaca è calato del 38%» conferma Musumeci. «In più si sono registrati meno episodi di aggravamento dello scompenso cardiaco, i pazienti hanno mostrato un netto miglioramento dei sintomi fisici e della capacità di movimento e un apposito sotto-studio ha evidenziato una riduzione della massa del ventricolo sinistro e del grasso attorno al cuore».




