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Dal dramma di Pietralata al Cytotron: il confine sottile tra speranze oncologiche, truffe e miracoli presunti

Il triplice omicidio a Roma ha riportato al centro dell'attenzione pubblica un macchinario misterioso. Promesso come cura "miracolosa" contro i tumori, il dispositivo rivela una realtà clinica ben diversa: assenza di prove scientifiche solide, delusioni disperate e vuoti normativi

Le ombre della tragedia di Pietralata nascondono il dramma vissuto da famiglie disperate di fronte alla diagnosi più spietata. L’inchiesta sul triplice omicidio-suicidio avvenuto nella periferia est di Roma ha portato alla luce il nome di un dispositivo finora sconosciuto ai più: il Cytotron. Dietro la vicenda di cronaca si intrecciano storie di sofferenza, somme ingenti versate nella speranza di una guarigione prodigiosa e la costante minaccia di una “medicina alternativa” che sfrutta la vulnerabilità dei malati oncologici in fase avanzata.

Per comprendere come un apparecchio elettromedicale sia potuto diventare il perno di un dramma di tali proporzioni, è necessario analizzare cos’è davvero il Cytotron, come viene commercializzato e cosa dice realmente la comunità scientifica internazionale.

Cos’è il Cytotron e come dichiara di funzionare

un medico controlla delle lastre
Cos’è il Cytotron e come dichiara di funzionare – www.ok-salute.it

Il Cytotron è un macchinario ideato in India dal ricercatore Rajah Vijay Kumar e prodotto da Scalene Cybernetics Ltd. Esteticamente simile a una moderna risonanza magnetica (un grande tubo entro cui viene fatto scorrere il paziente), il dispositivo si basa su una tecnologia denominata RFQMR (Rotational Field Quantum Magnetic Resonance).

A differenza della risonanza magnetica tradizionale – utilizzata per la sola diagnostica – i promotori del Cytotron sostengono che l’apparecchio sia in grado di svolgere un’azione terapeutica attiva. Il macchinario emette radiofrequenze a bassa intensità combinate con campi magnetici rotanti, indirizzate in modo mirato verso i tessuti malati.

Secondo la teoria proposta dai suoi inventori, il Cytotron agirebbe a livello cellulare:

  • Alterazione del potenziale di membrana: stimolerebbe le proteine transmembrane (come le acquaporine), modificando i flussi di idratazione e le cariche elettriche della cellula.
  • Inibizione della proliferazione: nelle cellule tumorali, questo segnale biofisico indurrebbe l’arresto della mitosi e l’attivazione dell’apoptosi (il processo di morte cellulare programmata).
  • Rigenerazione dei tessuti: nelle malattie degenerative (come l’osteoartrite), la macchina stimolerebbe invece la produzione di nuove cellule e cartilagine.

I sostenitori del trattamento promettono sessioni quotidiane di circa un’ora per un ciclo di circa tre settimane, vendendo la terapia come del tutto indolore, non invasiva e priva di effetti collaterali rispetto alla chemioterapia o alla radioterapia convenzionale.

Studi scientifici e prove cliniche: cosa dice davvero la scienza?

Quando si analizza la validità scientifica del Cytotron, la spaccatura tra la letteratura medica accreditata e il materiale promozionale appare netta.

  1. Studi limitati: la quasi totalità delle pubblicazioni che vantano l’efficacia del Cytotron proviene dagli stessi ideatori della macchina o da piccoli gruppi di ricerca correlati. Gli studi clinici condotti finora presentano campioni di pazienti estremamente ridotti, assenza di gruppi di controllo adeguati e difetti metodologici critici.
  2. Il riconoscimento della FDA (e il malinteso): spesso la pubblicistica a favore del macchinario cita il fatto che la Food and Drug Administration (FDA) americana abbia concesso al Cytotron la designazione di “Breakthrough Device” (dispositivo innovativo) per alcuni tipi di tumore solido (come il glioblastoma e il tumore al seno). In ambito regolatorio, tuttavia, questa etichetta non equivale a un’approvazione commerciale né a una conferma di efficacia. La designazione di Breakthrough Device è semplicemente un percorso prioritario di revisione accordato a tecnologie promettenti o prive di alternative, che richiede successive e rigorose fasi di sperimentazione clinica prima di poter dimostrare l’effettiva validità terapeutica.
  3. Mancanza di prove di fase III: a oggi non esistono trial clinici di fase III – gli unici in grado di confermare la reale efficacia di una terapia rispetto agli standard di cura esistenti – pubblicati su riviste scientifiche internazionali dotate di peer-review indipendente (come The Lancet, New England Journal of Medicine o Journal of Clinical Oncology).

Il giudizio degli esperti

Il parere degli oncologi e delle istituzioni sanitarie internazionali e nazionali nei confronti del Cytotron e dei trattamenti biofisici non validati è netto.

«Nel campo della cura dei tumori non esistono scorciatoie né macchine miracolose capaci di “riprogrammare” le cellule malate mediante semplici campi magnetici», spiegano gli oncologi delle principali società scientifiche italiane (AIOM). «Proporre macchinari non validati al posto dei protocolli ufficiali – o vendere illusioni a pazienti che hanno esaurito le opzioni terapeutiche tradizionali – rappresenta un atto di grave irresponsabilità medica ed etica».

I punti fermi sottolineati dagli esperti includono:

  • Inconsistenza del meccanismo d’azione: dal punto di vista biologico e biofisico, non vi sono evidenze dimostrabili sul fatto che le radiofrequenze a bassa intensità possano indurre selettivamente la morte cellulare di un tumore solido in vivo senza danneggiare i tessuti sani o senza un vettore termico adeguato (come avviene nell’ipertermia oncologica controllata).
  • Il pericolo dell’abbandono delle cure valide: il rischio primario per i pazienti non risiede solo nelle ingenti perdite economiche a cui vanno incontro per pagare questi trattamenti “privati”, ma nel ritardo o nell’interruzione delle terapie oncologiche tradizionali (chirurgia, immunoterapia, farmaci a bersaglio molecolare e chemioterapia) la cui efficacia è ampiamente documentata.
  • La vulnerabilità psicologica: i malati in fase avanzata o i loro familiari vivono uno stato di profonda prostrazione emotiva che li rende facili vittime di teorie pseudoscientifiche, narrazioni complottiste sulla “medicina ufficiale” e promesse di guarigione priva di sofferenza.

Un fenomeno che richiede vigilanza e trasparenza

La tragedia di Pietralata ha riacceso i riflettori sulla necessità di un rigido controllo normativo e sulla trasparenza dell’informazione medica. Se la tecnologia e la biofisica applicata alla medicina rappresentano frontiere affascinanti e ricche di prospettive per il futuro, l’applicazione di macchinari non supportati da solide evidenze cliniche non può trovare spazio nell’offerta terapeutica destinata a malati fragili.

Il compito della comunità medica e del giornalismo scientifico resta quello di tutelare i pazienti, offrendo risposte chiare, basate sui fatti e libere da false speranze, affinché il dolore non trasformi la disperazione in un’ulteriore trappola.

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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