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Test genetici predittivi: come funzionano, quando è utile farli e quali malattie individuano

La genetica sta cambiando il modo di prevenire alcune patologie: i test predittivi permettono di individuare alcune predisposizioni prima della comparsa dei sintomi e costruire strategie di controllo personalizzate

Siamo entrati nell’era della medicina “su misura”. Se per decenni la prevenzione dei tumori è rimasta legata agli screening eseguiti a intervalli regolari e rivolti alla popolazione generale, come ad esempio la mammografia per il tumore al seno o il dosaggio del Psa per quello alla prostata, oggi la scienza ci permette di fare un passo avanti: la prevenzione personalizzata. Al centro di questa rivoluzione ci sono i test genetici predittivi, strumenti capaci di analizzare il nostro patrimonio biologico per identificare i rischi ben prima che si trasformino in sintomi.

Test genetici predittivi: cosa sono e cosa fanno

Ma cosa significa esattamente leggere il proprio codice genetico? «Cercare degli errori di battitura nel nostro Dna, ossia le varianti che possono rendere il nostro organismo più vulnerabile a determinati tipi di tumore», spiega Sabrina Giglio, direttore dell’Unità Genetica dell’Irccs San Raffaele di Milano, che da anni si occupa di integrare la ricerca genomica nella pratica clinica.

«Non è un compito vano: conoscere il proprio profilo genetico significa poter riscrivere il proprio destino clinico attraverso controlli più serrati, terapie mirate e scelte di vita consapevoli. In questo scenario, la figura del genetista clinico diventa quella di un interprete, capace di tradurre sequenze molecolari complesse in consigli pratici per la vita di ogni giorno. Ma attenzione: questi test non sono né una sfera di cristallo, né una profezia inevitabile. Mi piace definirli una bussola per la salute, o meglio una mappa per navigare con maggiore sicurezza nel mare della prevenzione».

Valutano il rischio di sviluppare una malattia in persone sane

La prima confusione da dissipare riguarda la natura stessa dell’esame. Molti pazienti approcciano il test genetico con lo stesso spirito con cui si affronta una radiografia: cercare un danno già esistente. Ma la genetica predittiva viaggia su un altro binario. «I test genetici predittivi», continua la professoressa, «servono a valutare il rischio di sviluppare una malattia in futuro in soggetti attualmente asintomatici, quindi persone sane. Questa percentuale viene stimata sulla base della predisposizione genetica individuale e della storia familiare».

La differenza con un test diagnostico tradizionale è sostanziale e profonda. «Gli esami finalizzati alla diagnosi vengono utilizzati quando esiste già un sospetto clinico, oppure quando sono presenti segni e sintomi di una malattia», chiarisce l’esperta. «Servono quindi a confermare, oppure a escludere, la presenza di una patologia ed eventualmente a pianificare controlli successivi. Al contrario, i test predittivi sono il cuore della medicina proattiva, perché consentono di impostare percorsi di prevenzione personalizzati: permettono di agire quando tutto sembra ancora silente».

Quando è utile sottoporsi ai test genetici predittivi

Secondo i protocolli internazionali, ci sono situazioni in cui la consulenza genetica è caldamente raccomandata. «Ad esempio, in presenza di una storia familiare con più persone affette», spiega Giglio, «ossia con:

  • la presenza di più casi dello stesso tumore all’interno del nucleo familiare, in particolare genitori, fratelli, nonni e zii;
  • quando si verifica un esordio precoce della malattia, ad esempio sotto i 50 anni, mentre statisticamente ci si aspetterebbe che compaia molto più tardi;
  • quando siamo in presenza di caratteristiche atipiche, come il tumore della mammella nell’uomo, che è un evento raro e spesso legato a varianti genetiche ereditarie;
  • infine, ci sono le malattie genetiche già note: se in famiglia è stata identificata una variante specifica, come le mutazioni Brca o i geni della Sindrome di Lynch, ha senso sottoporsi a un test genetico».

In tutte queste casistiche, il risultato dell’esame predittivo, «può modificare concretamente la gestione clinica di una persona: per esempio, pianificando controlli nel tempo, percorsi di prevenzione o perfino scelte terapeutiche».

Quali patologie possono individuare

Oggi i test genetici predittivi sono disponibili e validati per diverse neoplasie. «Tra i più noti, ci sono quelli della mammella e dell’ovaio, legati alle varianti dei geni Brca, di cui si è parlato molto perché sono quelli che hanno colpito l’attrice americana Angelina Jolie e la modella italiana Bianca Balti», spiega la professoressa. «Ma oggi esistono evidenze cliniche anche per tumori del pancreas, della prostata, dell’utero (endometrio), del colon – soprattutto in presenza di particolari polipi intestinali – e, in alcuni contesti, per tumori del rene, della tiroide, per quello dello stomaco e per il melanoma».

Test genetici predittivi: come funzionano

ragazzo che si sottopone a prelievo di sangue
Test genetici predittivi: come funzionano – www.ok-salute.it

L’affidabilità di questi test è altissima dal punto di vista scientifico, grazie a tecnologie come il sequenziamento di nuova generazione (Ngs), che ha rappresentato il salto tecnologico nel mondo della genetica. «Per anni, leggere il Dna è stato come decifrare un libro riga per riga: un processo lento e costoso. Con questo nuovo metodo si è passati alla “lettura di un’intera biblioteca” in tempi record», esemplifica la genetista. «Immaginate di dover ricomporre un immenso puzzle: l’Ngs frammenta il Dna in milioni di piccoli pezzi e li “legge” tutti contemporaneamente, in parallelo, grazie a una potenza di calcolo straordinaria. Una volta ottenute queste milioni di letture, un software le riassembla confrontandole con un genoma umano di riferimento».

«Il vantaggio per il paziente è enorme: se i vecchi test analizzavano un singolo gene alla volta, l’Ngs permette di studiare interi “pannelli genici” (ad esempio 50 o 100 geni diversi) con un unico prelievo di sangue. Questo riduce i tempi, abbatte i costi e, soprattutto, aumenta la precisione, permettendo di individuare mutazioni rarissime che un tempo sarebbero sfuggite. È lo scanner ultra-rapido che scova l’errore di stampa nel nostro codice biologico prima che diventi una malattia». Molti pensano a procedure invasive, ma la realtà è molto più semplice: generalmente si tratta di un semplice prelievo di sangue, ma in alcuni casi si può utilizzare anche solo la saliva.

L’interpretazione del risultato

Uno degli ostacoli psicologici più grandi è l’idea che un test positivo equivalga a una condanna e uno negativo a un’assicurazione di lunga vita. È una visione che la scienziata smentisce categoricamente: «La parte più delicata è l’interpretazione clinica. In genetica il risultato non è mai bianco o nero. Un test negativo non significa necessariamente rischio zero, così come uno positivo richiede una strategia di gestione complessa. Si può certamente dire che un esame predittivo ci dice se abbiamo una predisposizione, ma è fondamentale chiarire che non indica la certezza di ammalarsi, solo un aumento del rischio statistico rispetto alla popolazione generale» precisa Giglio.

Questo concetto è importante perché fa entrare in gioco la medicina di precisione. «Sapere di avere un rischio del 60% di sviluppare un tumore, invece del 5% della media, permette ai medici di non “perdere tempo” e di concentrare le risorse diagnostiche dove servono. La genetica, dunque, non toglie speranza, ma fornisce strumenti per difendersi».

Aiutano a curarsi meglio

In ambito oncologico, infatti, conoscere la variante della propria mutazione genetica permette di personalizzare i follow-up in modo estremamente preciso. «Se una donna ha una particolare variante nel gene Brca, la prevenzione non passerà solo dalla mammografia, che sotto una certa età è meno efficace, ma anche dalla risonanza magnetica mammaria annuale. In casi selezionati si può optare anche per la chirurgia profilattica, ossia l’asportazione del seno, che riduce drasticamente il rischio di tumore. Se poi la malattia dovesse comunque insorgere», conclude l’esperta, «sapere a quale variante genetica è legata permette di usare farmaci specifici e più
efficaci».

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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