In una società ancora profondamente ancorata al mito della “dolce metà”, dichiararsi single per scelta e, soprattutto, felici provoca spesso un misto di scetticismo e sorpresa. Ma cosa si nasconde davvero dietro a questa condizione? Si tratta di una conquista di libertà e autonomia o, al contrario, di una barriera emotiva per proteggersi dalle delusioni?
A fare chiarezza è il professor Andrea Fossati, ordinario e preside della facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. L’esperto smonta i principali luoghi comuni sul tema, introducendo un concetto chiave per il benessere mentale: la “resilienza attiva”.
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Essere single non significa affatto essere soli

Il primo grande errore comune è sovrapporre lo stato civile al sentimento di solitudine. Spiega il professor Fossati: «Essere single è spesso una fase della vita in cui l’individuo modella le proprie relazioni su misura, preferendo non impegnarsi in legami sentimentali esclusivi per dare priorità ad altri aspetti del proprio vissuto».
Chi è single non vive in un vuoto affettivo. Al contrario, i dati dimostrano che i cosiddetti “single nel cuore” tendono a sviluppare caratteristiche psicologiche ben precise:
- Reti sociali più ampie: coltivano amicizie più profonde e stabili rispetto a chi, una volta in coppia, tende a isolarsi.
- Maggiore autonomia: dimostrano un senso di indipendenza e di autodeterminazione più spiccato.
- Coerenza interna: la felicità non deriva dal seguire un modello imposto dalla società, ma dall’ascolto reale dei propri bisogni profondi.
Dichiararsi felicemente single significa uscire dal “mainstream”. Proprio come accade a chi si ribella agli standard estetici rigidi (come il dover essere a tutti i costi “alti e longilinei”), deviare dalla norma può disturbare chi resta ancorato a vecchi schemi. La vera salute mentale risiede nella capacità di mobilitare energie positive e orgoglio, trasformando l’unicità in una risorsa attraverso una resilienza che non è subire, ma “rimbalzare sul positivo”.
Quando l’autonomia nasconde un blocco emotivo: il confine sottile
Tuttavia, la psicologia invita a fare un’importante distinzione. C’è una linea molto sottile che separa la libertà cosciente dalla difesa psicologica. La condizione di single smette di essere una risorsa se diventa l’effetto di un limite emotivo non risolto.
Come capire la differenza?
- La scelta consapevole: è guidata dal desiderio di libertà relazionale e da una gestione sana delle distanze con gli altri.
- Il blocco emotivo: è guidato da paura dell’intimità, ansia da rifiuto o schemi rigidi. In questo caso, la persona tende a troncare la relazione non appena questa si fa profonda e seria.
Quando si è vittime di un blocco, la vita da single non è una scelta ma una strategia di difesa. Spesso ci si rifugia esclusivamente nel lavoro o nella carriera (iperattivismo compensatorio) per evitare di affrontare schemi comportamentali che spaventano e che non si riescono a governare.
Studi scientifici e approfondimenti sul tema
Per comprendere meglio i meccanismi psicologici e sociali legati alla vita da single e al benessere emotivo, ecco i principali riferimenti scientifici e istituzionali:
- Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – Facoltà di Psicologia: la pagina istituzionale della facoltà diretta dal Prof. Andrea Fossati, punto di riferimento in Italia per la ricerca clinica sulla personalità, la psicologia delle relazioni e i meccanismi di resilienza e benessere psicologico.
- Bella DePaulo – Research on Singlehood and Social Networks (APA): gli studi della psicologa americana Bella DePaulo pubblicati dall’American Psychological Association dimostrano come i single “nel cuore” abbiano una vita sociale più ricca e traggano più soddisfazione dalla crescita personale rispetto ai coetanei sposati.
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Andrea Fossati
Il professor Andrea Fossati è psicologo clinico e psicoterapeuta presso il Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia dell’Ospedale San Raffaele Turro e collabora all’Istituto di Cura Città di Pavia. È inoltre Professore Ordinario e Preside della Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.




