Salute

Gambe gonfie o dolore improvviso? Il sintomo che può costare la vita

Colpisce migliaia di italiani ogni anno, spesso senza dare segnali evidenti. Ecco come riconoscere la trombosi venosa e quando correre al pronto soccorso

Il nostro corpo utilizza la coagulazione del sangue come un sistema di difesa fondamentale per bloccare le emorragie. Tuttavia, quando questi coaguli si formano dove non dovrebbero, possono trasformarsi in un pericolo mortale.

Parliamo del tromboembolismo venoso (TEV), una condizione che si verifica quando un coagulo di sangue ostruisce le vene profonde dell’organismo. Questa patologia si divide principalmente in due fasi: la Trombosi Venosa Profonda (TVP), che di solito colpisce le gambe o le braccia, e la temibile Embolia Polmonare (EP). Quest’ultima si verifica quando il coagulo si frammenta, viaggia nel flusso sanguigno e blocca le arterie dei polmoni, interrompendo l’ossigenazione.

In Italia e in Europa, le malattie cardiovascolari correlate ai trombi (tra cui anche infarti e ictus) rappresentano una delle primissime cause di morte evitabile, specialmente tra i pazienti ospedalizzati.

Gambe gonfie come sintomo: chi rischia di più? I fattori scatenanti

un infermiere controlla la gamba gonfia di una paziente
Chi rischia di più? I fattori scatenanti – www.ok-salute.it

Il rischio di sviluppare un coagulo dipende dall’età, dalla genetica e dallo stile di vita. Tuttavia, gli esperti avvertono che dopo i 40 anni il rischio raddoppia con ogni decennio di vita. Sopra i 60 anni, le vene perdono elasticità e i livelli di proteine della coagulazione aumentano naturalmente.

I principali fattori di rischio includono:

  • Immobilità prolungata: lunghi ricoveri in ospedale (il rischio resta alto fino a 90 giorni dalle dimissioni), interventi chirurgici o ingessature.
  • Patologie croniche: tumori (e relative chemioterapie), scompenso cardiaco (a causa della cattiva circolazione) e diabete non controllato, che danneggia le pareti dei vasi sanguigni.
  • Gravidanza: durante la gestazione e nelle sei settimane successive al parto, il rischio di TVP aumenta sensibilmente.

I 5 segnali spia della Trombosi Venosa Profonda

Il Sistema Sanitario Nazionale evidenzia cinque sintomi cardine a cui prestare massima attenzione, solitamente localizzati a una sola gamba:

  1. Dolore pulsante o crampi al polpaccio/coscia quando si cammina o si sta in piedi.
  2. Gonfiore anomalo dell’arto.
  3. Pelle calda al tatto nella zona dolorante.
  4. Arrossamento o alterazione del colore della cute.
  5. Vene turgide, tese e dolenti.

Attenzione: la Trombosi Venosa Profonda può essere “silenziosa”. Circa l’80% dei pazienti non presenta un gonfiore evidente, ma solo un dolore persistente spesso scambiato per uno strappo muscolare. Se il trombo si sposta verso i polmoni (Embolia Polmonare), compaiono mancanza di fiato improvvisa, dolore al petto (specie durante l’inspirazione) e tosse con tracce di sangue. In questi casi bisogna chiamare immediatamente il 112.

Gambe gonfie come sintomo: come prevenire la formazione di coaguli

Bastano piccoli cambiamenti quotidiani per ridurre drasticamente il rischio:

  • Mantenere il peso forma: il tessuto adiposo in eccesso rilascia proteine infiammatorie che rendono il sangue più denso, mentre il grasso addominale comprime le vene del bacino ostacolando il ritorno venoso dalle gambe.
  • Dire addio al fumo: le sostanze chimiche delle sigarette rendono il sangue più “vischioso”.
  • Muoversi spesso: rimanere seduti per 90 minuti senza muovere le gambe dimezza il flusso sanguigno dietro le ginocchia. Nei lunghi viaggi (oltre le 3 ore) è fondamentale idratarsi, evitare alcolici e muovere le caviglie.
  • Scegliere la terapia ormonale corretta (TOS o pillola): i farmaci ormonali orali tradizionali (estrogeni sintetici) possono aumentare leggermente il rischio di coaguli. Le terapie transdermiche moderne (cerotti o gel) e le pillole progestiniche presentano un profilo di sicurezza decisamente migliore.

Diagnosi e cure: cosa fa la medicina

Se si sospetta una trombosi, il medico prescrive un esame del sangue rapido chiamato D-Dimero, che individua i frammenti di una proteina rilasciata quando il corpo tenta di sciogliere un coagulo.

Se i livelli sono alti, si procede d’urgenza con un Ecocolordoppler degli arti inferiori. In caso di esito positivo, il trattamento standard prevede l’uso di farmaci anticoagulanti (i cosiddetti “fluidificanti del sangue”). Nei casi più gravi o nei pazienti critici, si ricorre all’ospedalizzazione e alla rimozione meccanica del coagulo tramite embolectomia guidata da catetere.

Gambe gonfie come sintomo: studi scientifici e linee guida di riferimento

Per approfondire l’argomento, ecco le ricerche e le linee guida ufficiali delle principali istituzioni sanitarie italiane e internazionali:

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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