
In una società dominata dal “mainstream” della coppia, dichiararsi single e felici provoca ancora sorpresa. Ma cosa c’è dietro questa condizione? Si tratta di una conquista di libertà o di un limite emotivo? Andrea Fossati, professore ordinario e preside della facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, analizza il fenomeno smentendo i luoghi comuni e introducendo il concetto di “resilienza attiva”.
In questo articolo
Essere single non significa essere soli
«La prima distinzione fondamentale riguarda la natura della scelta relazionale. Essere single non è essere in una condizione di solitudine. Si tratta spesso di una fase della vita in cui l’individuo modella le proprie relazioni su misura, preferendo non impegnarsi in legami sentimentali esclusivi per dare priorità ad altri aspetti del proprio vissuto.
Questa prospettiva è supportata da diversi studi sociali, come quelli di Bella DePaulo negli USA, che evidenziano come i cosiddetti “single nel cuore” tendano a coltivare reti sociali più ampie e un senso di autonomia più spiccato rispetto a chi vive in coppia. La felicità non risiede nell’aderire a un modello prestabilito, ma nella coerenza con i propri bisogni. Che si tratti di altezza o di stato civile, la salute mentale passa per l’accettazione della propria unicità, trasformando la “diversità” dal mainstream in una potente risorsa resiliente».
La sfida al “mainstream” e lo stigma degli stereotipi
«Perché la felicità di un single stupisce? Il motivo risiede nella deviazione dai comportamenti considerati normali dalla collettività. Se ti poni fuori dal mainstream, le persone dicono: “ma come mai fai una vita diversa?”. Questa pressione sociale non riguarda solo lo stato civile, ma si estende agli standard estetici. È la stessa situazione che si crea quando si riesce a uscire dagli stereotipi fisici (come il non essere “alti e longilinei”), che può essere disturbante per chi resta ancorato a modelli rigidi. La sfida sta nel trasformare queste “unicità” in punti di forza. Il cuore del benessere psicologico risiede nella capacità di resilienza. Questa non è una mera resistenza passiva, ma la capacità di mobilitare energie positive e orgoglio per dire “non sono come tutti gli altri”. La vera resilienza è l’abilità di rimbalzare sul positivo, utilizzando le proprie caratteristiche peculiari per crescere».
Quando la scelta diventa un limite
«Tuttavia, esiste un confine sottile tra autonomia e difesa. La resilienza è limitata quando la condizione di single non è una scelta consapevole, ma l’esito di blocchi emotivi.
- Scelta consapevole: libertà relazionale e gestione della distanza.
- Blocco emotivo: paura, ansia o schemi rigidi che portano a chiudere una relazione non appena questa si approfondisce.
In quest’ultimo caso, l’isolamento diventa una strategia compensatoria (come il rifugiarsi esclusivamente nel lavoro) per evitare di affrontare schemi comportamentali non del tutto governabili».




