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Paura di dormire da soli: che fare?

Un furto in casa e l'ansia non ci fa più dormire: le strategie e le tecniche vincenti per superare il problema, suggerite dall'esperto di OK Maurizio Brasini

Quando i ladri entrano in casa, come nel caso di Daniela Santanchè (leggi qui la sua testimonianza), viene violata la nostra «tana», lo spazio personale all’interno del quale ci sentiamo protetti. Questo porta a una sensazione d’insicurezza che crea ansia o, più precisamente, uno stato d’ipervigilanza (iper arousal), tra le cui conseguenze c’è la paura di dormire da soli: come affrontarla? I consigli di Maurizio Brasini, psicologo e psicoterapeuta, docente a contratto di psicoterapia individuale e teoria del cambiamento all’Università degli Studi dell’Aquila (puoi chiedergli un consulto qui).

COME SI SUPERA LA PAURA. Ripristinare le condizioni di sicurezza attraverso relazioni rassicuranti, solo così si riesce a superare il trauma subito e ritrovare sonni tranquilli. Sembrerà banale, ma la paura di dormire da soli si cura… non dormendo da soli. Noi nasciamo con la necessità che qualcuno si prenda cura di noi: cercare di farsi forza e affrontare il problema da sé è, per certi versi, persino innaturale. Qualsiasi mammifero, infatti, ricerca la sicurezza attraverso la vicinanza di un suo simile, che gli garantisca protezione, e questo vale non solo per i bambini, ma anche per gli adulti.
Pensiamo a quello che succede in occasione di cataclismi: i soccorritori offrono subito alle vittime coperte e pasti caldi, generi sì di prima necessità e conforto, ma anche occasioni per ripristinare una condizione di sicurezza nelle relazioni umane. Insomma, c’è subito qualcuno che viene e si prende cura di te in maniera molto più concreta, per esempio, di uno psicologo, che al massimo ti potrebbe parlare di emozioni in un momento comunque non adatto.

Gruppo San Donato

CONSIGLI PER I SINGLE. Nel caso di single e persone che vivono da sole, allora, può essere una buona idea invitare a dormire a casa un amico o un parente che tenga compagnia fino a quando non si riesca nuovamente a stare da soli. Un’altra strategia che può aiutare è prendere un animale domestico: anche cani e gatti possono restituire il senso di sicurezza (come dimostra uno studio dell’americana Mayo Sleep Clinic che puoi leggere qui). Nel caso, infine, non si abbiano a disposizione compagni umani o animali, per regolare l’ipervigilanza si può far ricorso a tecniche di rilassamento del corpo prima di andare a letto: yoga (scopri qui tutti i benefici), training autogeno o, quella che ora va maggiormente di moda, la mindfulness, forma di meditazione derivata dal pensiero buddhista il cui fulcro è la consapevolezza che nasce dal prestare attenzione al momento presente, intenzionalmente e senza giudicare (per saperne di più leggi qui).

QUANDO LO STRESS NON PASSA. Qualunque tipo di evento traumatico porta a una reazione di stress acuto, che generalmente passa in 30-40 giorni. Se dopo un paio di mesi si continuano ad avere difficoltà a dormire la notte, flashback dell’avvenimento, scoppi d’ansia ingiustificati e la mente che ogni tanto si assenta non riuscendo a stare concentrata sul presente, allora conviene consultare uno psicoterapeuta. La terapia per questo tipo di problema ha fatto passi da gigante. Oggi ci sono metodiche di intervento molto efficaci e abbastanza rapide, come la Emdr (dall’inglese Eye movement desensitization and reprocessing, cioè desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari): si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia completa che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro-sinistra per trattare disturbi legati direttamente, appunto, a eventi particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.

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