Artrite reumatoide: ecco quando sospendere i farmaci biologici

Artrite reumatoide: ecco quando sospendere i farmaci biologici

Uno studio italiano definisce i criteri di sospensione per i pazienti con artrite reumatoide e quella psoriasica, per non rischiare le ricadute

I farmaci biologici contro l’artrite sono armi potenti e costose che vanno usate in maniera mirata, solo quando serve. Per questo i ricercatori del Policlinico Gemelli e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma hanno definito i criteri che permettono di capire quando un paziente può sospendere il trattamento in modo sicuro, senza rischiare ricadute.

Lo studio, pubblicato su Annals Rheumatic Diseases, fa chiarezza sui segni di remissione nelle forme di artrite reumatoide e psoriasica, consentendo un impiego più mirato dei farmaci con importanti risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale.

Lo studio

I reumatologi hanno esaminato le caratteristiche cellulari della membrana sinoviale che riveste le articolazioni nei soggetti con artrite in fase di remissione grazie alla terapia con methotrexate e inibitori del TNF. I dati raccolti dimostrano che «la membrana sinoviale dei pazienti con artrite reumatoide in remissione è pressoché uguale a quella dei pazienti che presentano una malattia lievemente attiva», spiega Gianfranco Ferraccioli, Ordinario di Reumatologia all’Università Cattolica e Direttore del Polo di Scienze Reumatologiche della Fondazione Policlinico Gemelli.

Discorso a parte, invece, per i pazienti con artrite psoriasica: molto spesso le loro remissioni sono “false”, «nel senso che resta sempre infiammazione con vasi neoformati, il che spiega il motivo di ricadute frequenti alla sospensione del farmaco biologico».

Quando sospendere

Alla luce di questi risultati, i reumatologi affermano che i pazienti con artrite reumatoide possono sospendere la terapia se non presentano più sintomi e se l’ecografia non evidenzia danni alle articolazioni.

Per l’artrite psoriasica, invece, è necessario eseguire una biopsia della membrana sinoviale che ricopre le articolazioni per capire se la malattia è davvero in fase di remissione. Ora «abbiamo in mano le armi per decidere chi può sospendere le cure biologiche senza rischio di ricadute e chi non può farlo», sottolinea Ferraccioli. «Nell’artrite reumatoide – prosegue l’esperto – la remissione clinica ed ecografica o la malattia lievemente attiva sono sufficienti per dire che anche il tessuto sinoviale è in remissione; invece nella artrite psoriasica solo la biopsia sinoviale permette di definire se vi sia una “vera” remissione. Dunque viene avvalorato in modo importante il ruolo diagnostico conclusivo della biopsia sinoviale, che il nostro centro di Reumatologia del Gemelli esegue da tanti anni, come parametro utile e necessario soprattutto nella artrite psoriasica poliarticolare ed erosiva».

Il futuro della ricerca

Il prossimo passo sarà quello di identificare un marcatore capace di indicare la persistenza di infiammazione nell’articolazione psoriasica, senza la necessità di eseguire la biopsia. «È chiaro che questo permetterà di trattare i pazienti in modo più personalizzato e di verificare come si possano risparmiare notevoli risorse nel medio-lungo termine sospendendo in modo corretto e preciso i farmaci biologici in molti pazienti. La “‘drug free remission” – conclude Ferraccioli – sarà la nuova frontiera».

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