Sessualità

La donna che non può dimenticare nulla

Jill Price ha una memoria prodigiosa: non riesce a cancellare nessun giorno della sua vita, rievoca con precisione ogni minimo dettaglio. Un dono o una dannazione?

Avere una memoria di ferro è un dono. Ma avere una memoria che accumula dati su dati, senza mai eliminarne uno solo, può essere una dannazione. Lo sa bene Jill Price, una signora americana che non riesce a cancellare nessun giorno della sua vita e che anzi rievoca con precisione millimetrica ogni minimo dettaglio. La sua dote straordinaria è tuttora oggetto di studi scientifici.
Ecco il racconto del neurobiologo James McGaugh che in California coordina il gruppo di ricerca sulla donna che non può dimenticare nulla.

«Jill Price mi ha trovato su Google. Nel 2000 mi ha scritto una e-mail accorata, chiedendomi aiuto. Mi raccontava di avere una memoria incontrollabile, un flusso impossibile da contenere. Affermava anche di poter ricordare con assoluta precisione i dettagli della maggior parte dei giorni della sua vita e gli eventi che si sono svolti dal 1974 a oggi. Ho pensato che potesse essere un soggetto interessante e così è iniziata la mia ricerca sul caso della «donna che non può dimenticare», come in seguito l’ha definita la letteratura scientifica. Da allora i miei colleghi e io abbiamo analizzato la sua memoria, l’abbiamo sottoposta a test neurologici e psicologici e a scansioni diagnostiche del cervello. Abbiamo provato al di là di ogni ragionevole dubbio che Jill dice la verità.

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Un caso unico: mantiene tutti i ricordi
Abbiamo confrontato le sue memorie con i fatti scritti sui diari che lei tiene da quando aveva dieci anni. Oppure consultando i giornali dell’epoca per verificare che le circostanze da lei raccontate fossero esatte. In rarissime occasioni la paziente ha commesso errori. Si chiama memoria autobiografica superiore.

Quando Jill, che allora aveva 42 anni, è comparsa nei nostri laboratori, era la prima persona al mondo di cui noi eravamo a conoscenza a possedere a un livello così elevato quella che si chiama memoria autobiografica superiore. Per lei abbiamo coniato il termine hyperthymestic syndrome, sindrome della memoria sovraccarica. «È come un film che scorre ininterrottamente nel mio cervello», è stata la metafora che lei ha usato per spiegare il suo incredibile potere. Le rimembranze di Jill hanno un flusso continuo.

Ricorda anche ciò che non vorrebbe
Il suo caso è straordinario perché non ha bisogno di ricorrere a trucchi per farsi venire alla mente un evento, come di solito succede.
I frammenti del passato si presentano in automatico. “La data del 16 agosto 1977 le dice qualcosa?”, le ho chiesto una volta a bruciapelo. “È il giorno in cui è morto Elvis Presley”, ha risposto come se fosse successo ieri.

Nel 2003 l’ho pregata di scrivere tutte le date del giorno di Pasqua dal 1980. In non più di dieci minuti ha terminato la risposta, aggiungendo anche che cosa aveva fatto in ogni occasione. Altro esempio, altra data: 19 ottobre 1979. Lei ricorda: “Sono tornata da scuola e ho mangiato della zuppa, perché era insolitamente freddo”. Vero. Quel giorno a Los Angeles era nuvoloso e c’erano 19 gradi, valore molto al di sotto della norma per la California.

Così dall’età di otto anni
Jill mi ha raccontato che il suo dono (o forse la sua dannazione?) è iniziato all’età di otto anni. In quel periodo aveva cambiato casa e si era trasferita da una costa all’altra degli Stati Uniti. Non ha però subito alcun trauma. Proviene da una famiglia normale, non da un ambiente disagiato. Ha avuto un’infanzia felice, anche se i suoi genitori hanno divorziato (ma poi si sono rimessi insieme). Io credo che, semplicemente, solo a otto anni abbia iniziato a riconoscere questa capacità, che probabilmente possedeva anche prima. E una memoria del genere può essere un grande peso da piccoli.
“Continuavo a correggere i miei genitori che sostenevano di aver detto cose mai uscite dalla loro bocca”, mi ha raccontato un giorno, strappandomi un sorriso.

Ma a scuola non se la cavava bene
Eppure il potere della mia paziente ha dei limiti. Sembrerà incredibile, ma Jill non sa imparare a memoria numeri o parole con facilità. A scuola, infatti, non se la cavava benissimo. Purtroppo non siamo ancora in grado di spiegare perché lei possieda questa capacità straordinaria e selettiva. Abbiamo analizzato il suo cervello, e alcune aree si presentano con delle differenze rispetto allo schema cerebrale delle donne della sua età. Ma abbiamo bisogno di ulteriori studi.
Stiamo analizzando un disturbo ossessivo-compulsivo di Jill Price, che potrebbe costituire una chiave di volta. Ama l’ordine e da anni colleziona di tutto, bambole, canzoni registrate dalla radio, periodici. Una caratteristica che abbiamo riscontrato anche in altre due persone con memoria simile, che ci hanno contattato dopo aver letto la storia della Price. “Non voglio essere curata, professore”, mi ripete continuamente. Perché se da un lato i ricordi sono una prigione, dall’altro lei non ci rinuncerebbe mai. La sua intenzione è solo quella di capire, di analizzare a fondo questa capacità».
James McGaugh (testo raccolto da Deborah Ameri nel settembre 2008 per OK La salute prima di tutto)

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