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Sessualità

Covid e sessualità: con la mascherina seduciamo con gli occhi

Con i volti coperti dalla mascherina si assiste a una sorta di arabizzazione dei rapporti tra i sessi. Ai soli occhi è affidato il compito di comunicare l’interesse reciproco

L’incipit di questo articolo potrebbe essere affidato al premio Oscar Helen Mirren e al nostro Checco Zalone. Recenti protagonisti di un tormentone che sta giustamente spopolando in rete: “La Vacinada”. Nella canzone in spagnolo maccheronico l’improbabile coppia mette in scena la passione sessuale che esplode tra due sconosciuti quando realizzano di essere entrambi vaccinati per il Covid. E quindi pronti ai baci, e a molto di più. Senza mascherina. Tra non molto avremo un passaporto vaccinale in grado di regolare non solo i flussi turistici ed economici. Ma anche quelli sentimentali e sessuali.

La Vaxrevolution

È quella che ho chiamato la terza rivoluzione sessuale basata sulle medicine. La Vaxrevolution, la rivoluzione degli abbracci (2021). Segue la rivoluzione femminile della pillola anticoncezionale (1960) e quella maschile della pillola blu (1998). Ma intanto che il processo rivoluzionario si completa (e i vaccini si diffondono nella popolazione), com’è la seduzione in un’umanità che continua ancora per un po’ a essere costretta a mascherare una buona parte del proprio viso in mezzo agli altri?

Covid e sessualità: l’arabizzazione dei rapporti umani

Due persone si incontrano e si scrutano, si studiano, si analizzano per capire quanto si piacciono reciprocamente. Ma non possono farlo, in epoca pandemica, leggendo quegli straordinari messaggi del volto che indicano salute generale e salute riproduttiva. Caratteristiche dimorfiche (cioè differenti nei due generi: virilità e femminilità), armonia e simmetria, ovvero le componenti fondamentali della biologia della bellezza. Possono fare affidamento solo sugli occhi. L’unico segnale che spunta oltre la mascherina chirurgica nelle sue varie declinazioni.

Se gli occhi sono la porta dell’anima, la bocca e il naso lo sono del sesso. La prima è un potentissimo strumento di seduzione e di promessa di intimità. E il secondo è addirittura la sede dell’organo vomeronasale, che utilizziamo per orientarci nella giungla dei ferormoni. I richiami chimici ambientali. Entrambi sono celati sotto uno strato di tessuto sintetico. Di solito di un assai ospedaliero colore azzurrino al quale ci siamo ormai totalmente assuefatti. Un po’ come succede a uno sposo musulmano ultraortodosso. Come lui coprirà quanto gli piace la donna che ha sposato solo dopo averla liberata dal niqāb yemenita o dal burqa afgano ora entrambi i sessi muovono i primi passi della seduzione proprio partendo dagli occhi. Assumono un’importanza da tanto tempo estranea agli occidentali. Una sorta di arabizzazione dei rapporti umani.

Il linguaggio non verbale dell’amore

In realtà gli scienziati del sesso si occupano dello sguardo come strumento di seduzione da ben prima della pandemia. Secondo un modo di dire a tutti familiare, il «linguaggio» dell’amore è universale. E infatti studi etologici sulla comunicazione non verbale nel corteggiamento, valutando a questo scopo l’espressione facciale, il gesto, la postura, la distanza tra i corpi, il paralinguaggio e, in particolare, la direzione dello sguardo, hanno stabilito che può esistere un sistema di segni non verbali universale. Non governato da una particolare influenza culturale, per la negoziazione di rapporti sessuali.

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La comunicazione non verbale sembra essere più potente delle parole dette e ascoltate. Perlomeno per esprimere contingenze fondamentali nelle relazioni sociali come simpatia, antipatia, superiorità, timidezza, paura e così via. Sembra anche essere saldamente radicata nel patrimonio zoologico/etologico dell’uomo e delle altre specie. Quelle che a essa affidano ciò che versi come grugniti e muggiti non sanno e non possono dire. Alcuni neuroscienziati hanno dimostrato che osservare volti attraenti che si pongono con lo sguardo diretto è più gratificante, in termini di attivazione delle aree dopaminergiche, che osservare gli stessi volti attraenti con lo sguardo distolto, obliquo. O volti non belli e armoniosi, indipendentemente dalla direzione dello sguardo. Questo dimostra che lo sguardo sopra la mascherina. E soprattutto come lo usiamo e come lo «leggiamo», possa avere un ruolo non piccolo nella seduzione. 

Gli uomini sono più sensibili allo sguardo diretto

Ma c’è di più. Le neuroscienze dimostrano che i volti con lo sguardo diretto vengono ricordati assai meglio di quelli caratterizzati da uno sguardo obliquo. E che questo avviene in una maniera genere-specifica. Alcuni studiosi hanno infatti confrontato il riconoscimento dei volti con lo sguardo diretto rispetto a quello distolto in entrambi i sessi. I maschi adulti hanno mostrato una capacità di riconoscimento superiore dei volti con lo sguardo diretto rispetto ai volti con lo sguardo obliquo. Per le femmine questa differenza risulta meno importante e determinante rispetto a quando accade nell’altro sesso.

Ciò dimostra che la direzione dello sguardo ha effetti differenziali sul riconoscimento facciale per maschi e femmine adulti. Ma anche che le arabe hanno perfettamente ragione quando basano gran parte della loro seduzione e del loro fascino sul famoso «sguardo assassino» che spunta oltre il velo tradizionale. E non solo loro. «Occhi neri, occhi appassionati /  occhi infuocati e bellissimi, / quanto vi amo, quanto vi temo», canta sconsolato l’innamoratissimo marinaio ucraino di Oci Ciornie.

Capire l’altro attraverso gli occhi

Visto che le espressioni facciali sono nascoste dalla mascherina anticovid, la direzione e l’intensità dello sguardo resta la componente fondamentale dell’elaborazione dei segnali sessuali. La direzione dell’occhiata è infatti un potente segnale delle intenzioni dell’altro. E ha dimostrato di influenzare l’accuratezza del riconoscimento e l’intensità percepita dei cosiddetti volti emotivi. Cioè di come un viso trasmette le emozioni.

In alcuni esperimenti i soggetti studiati erano capaci di indovinare lo stato di disordine emozionale, come la paura, osservando sguardi distolti, obliqui. Mentre volti arrabbiati e felici sono stati rilevati più frequentemente osservando da uno sguardo diretto. Ma attenzione perché l’ansia (nemico giurato del sesso in tutte le sue espressioni) inibisce specificamente queste capacità. Prove crescenti indicano che la direzione degli occhi influisce sull’elaborazione dei volti emotivi da parte degli individui ansiosi. Insomma, se sei ansioso, caro lettore, sarai meno capace di capire chi c’è dietro la mascherina. E cosa ti stanno comunicando quegli occhi parlanti. 

Ma la direzione dello sguardo è anche nota per essere un fattore importante nella regolazione dell’interazione sociale. Recenti misurazioni dell’asimmetria emisferica nell’attività elettroencefalografica frontale hanno indicato che lo sguardo diretto di un’altra persona suscita un’attivazione nel lobo frontale sinistro (indicativa di una tendenza ad avvicinarsi). Mentre lo sguardo obliquo attiva l’asimmetria del lato destro (indicativa dell’evitamento).

Il ruolo degli ormoni

Naturalmente, e come sempre, gli ormoni svolgono un ruolo determinante nelle scelte sessuali e sentimentali e nella genesi della coppia. Come tante volte ho descritto in queste pagine, sono tante le differenze degli animali androgenici (i maschi) rispetto a quelli estrogenici (le femmine). Inoltre sembra che l’ormone prodotto dall’ipofisi posteriore, la famosa ossitocina, anche nota come l’ormone delle coccole, delle cure parentali e del cemento, per così dire, biochimico della coppia, possa influenzare la percezione dello sguardo. In un curioso protocollo sperimentale contro placebo (alcuni soggetti assumevano l’ormone, altri credevano di assumerlo) compiuto in Cina è stato visto che, se spruzzata nel naso, si riduce nelle donne – ma non negli uomini – la capacità di risolvere l’ambiguità dello sguardo osservato. Insomma, l’ossitocina rende il giudizio più mite. E quindi meno capace di discernere chi si ha di fronte. 

L’esperimento con la telecamera

In tutta questa scienza, non poteva mancare il mio laboratorio con un esperimento che abbiamo concepito in epoca pre-covid. Quando era facile trovare affollamenti di persone. E che sarà presto ripreso terminata la pandemia. In pratica ho messo una piccola telecamera nascosta in una carrozzina dove c’era un pargoletto di pochi mesi. Facendola spingere da un bel ragazzo oppure da una bella ragazza. La telecamera era posizionata in modo da registrare gli sguardi delle persone che incontrava in un aeroporto. Oppure in una stazione ferroviaria affollata.

Chi veniva guardato per primo? Il bimbo o il genitore, per quanto avvenente? I risultati preliminari ottenuti sbobinando i filmati sono molto chiari. Oltre l’80% delle donne incontrate, di tutte le età, volgeva il suo sguardo prima alla carrozzina e poi (e non sempre) al (presunto) papà. O alla (presunta) mamma, per quanto avvenenti. Al contrario, il 90% dei maschi guardava prima di tutto e intensamente la bella mammina. Il 10% il bel paparino e praticamente mai il pargoletto paffuto e sgambettante. Un esperimento divertente per dimostrare come gli ormoni regolano il modo con cui utilizziamo lo sguardo a seconda del genere, dell’orientamento, dell’interesse e dell’investimento sessuale e riproduttivo. 

D’altra parte a chi non è capitato, se maschio, di essere accusato dalla compagna di aver squadrato la procace signorina in fila alle poste. O la cassiera del supermercato o la bagnante sotto l’ombrellone con la frase: «ehi, le hai fatto la radiografia, eh»? Segno che le donne stanno attentissime (oggi più che mai) a dove si posano gli sguardi maschili. La scienza ha dimostrato che non hanno così torto a farlo. E che l’aforisma attribuito a Jack Kerouac («Scoppieranno guerre per gli occhi delle donne»), ha un notevole grado di veridicità, soprattutto al tempo del Covid!

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