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Vaccini sì o vaccini no? Tutte le risposte

OK Salute ha fatto il punto sul dibattito: ai lettori trarre le conclusioni, fermo restando che, quando vaccinare i figli è un obbligo di legge, la legge va rispettata

In Italia tiene banco ormai da tempo la polemica sulle immunizzazioni, scatenata dal decreto Lorenzin – 7 giugno 2017, poi legge dal 28 luglio successivo – che ha portato da quattro a dieci il numero di vaccini obbligatorie da 0 a 16 anni contro:

  1. poliomielite,
  2. difterite,
  3. tetano,
  4. epatite B,
  5. pertosse,
  6. Haemophilus Influenzae di tipo b,
  7. morbillo,
  8. rosolia,
  9. parotite,
  10. varicella.

L’opinione pubblica si è radicalizzata in tre categorie di pensiero: i favorevoli, i contrari in toto ai vaccini (no-vax) e i contrari all’obbligatorietà (free-vax). Ma anche in campo sanitario si è creata una frattura, più profonda di quanto si possa pensare.

Gruppo San Donato

Prima dei vaccini

Le vaccinazioni di massa sono un fenomeno storico molto recente, che in Occidente risale al secondo dopoguerra. «Solo negli ultimi 50 anni siamo stati veramente in grado di cambiare le carte in tavola contro gli agenti patogeni». Francesco Maria Galassi, paleopatologo e medico, è adjunct senior research associate presso l’Università di Flinders (Australia). È autore di Un mondo senza vaccini? La vera storia (C1V Edizioni). «Tanto che ancora nel XX secolo il vaiolo ha mietuto almeno 300 milioni di morti a livello mondiale. Le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki uccisero tra le 100 e le 200mila persone».

L’influenza spagnola, esplosa al termine della Prima Guerra Mondiale, ha, invece, causato in Europa dai 50 ai 100 milioni di vittime. Più di quelle provocate da bombe e mitragliatrici. Restringendo il campo d’indagine all’Italia, il rapporto Istat-Unicef segnala come nel 1895 la mortalità sotto i cinque anni fosse pari a 326 bambini ogni mille nati vivi. Nel 65% dei casi la causa sono state malattie infettive.

«Se leggiamo i testi del medico canadese William Osler (1849-1919) notiamo che la terapia contro il morbillo è sostanzialmente rimasta la stessa da oltre un secolo a questa parte. A mancare in quei manuali è, però, una voce fondamentale. La possibilità di mettere la malattia ko prima di contrarla». Quello che, sostiene il paleopatologo, avviene con la vaccinazione di massa.

Free vax: la prevenzione si fa anche con igiene e stile di vita

Qui, però, arriva anche il primo distinguo di un medico a favore della libera scelta vaccinale. Si tratta del chirurgo ed ematologo Paolo Bellavite, già professore di patologia generale presso l’Università di Verona e autore di Vaccini sì, obblighi no (Edizioni Libreria Cortina Verona). Quest’ultimo nel suo lavoro «Scienza e vaccinazioni. Plausibilità, evidenze, deontologia», in cui studia i dati sia italiani sia statunitensi a partire dall’Ottocento, non mette in discussione la validità delle vaccinazioni come mezzo di prevenzione. Attribuisce però anche notevoli meriti pre-vaccinali al miglioramento dei servizi igienici e degli stili di vita, all’alimentazione più sana, alla potabilizzazione delle acque e alla scoperta degli antibiotici. In particolare, sul nostro Paese riprende proprio il tasso di mortalità infantile sotto i cinque anni per evidenziare come la decrescita sia iniziata ben prima dell’introduzione delle immunizzazioni di massa. «Il tasso di mortalità del morbillo, per esempio, era già quasi a zero nel 1981».

Pro vax: i vaccini sono insostituibili

Pro vax: i vaccini sono insostituibiliVersione che trova concorde solo a metà Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie infettive dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine e professore associato di malattie infettive presso l’ateneo friulano. «Tutte le misure igieniche sono fondamentali. Non sono però sostitutive dei vaccini, perché non prevengono le malattie infettive, evitano solo che si diffondano. Il medico britannico Joseph Lister ha introdotto già nell’Ottocento l’antisepsi. Si tratta del procedimento proprio della chirurgia che mira alla distruzione degli agenti infettivi che si trovano sulla superficie delle ferite. Fino all’arrivo dei vaccini e degli antibiotici però si è continuato a morire».

Le malattie infettive non sono scomparse

La maggioranza delle malattie infettive è scomparsa? «L’anno spartiacque nella battaglia contro i virus», dice Galassi, «è il 1980. È in quell’anno che il vaiolo, la malattia infettiva più devastante di sempre, è stata dichiarata ufficialmente eradicata dalla faccia della Terra. La prima volta in assoluto in cui l’uomo ha avuto la meglio su un fenomeno patologico». Ma gli altri morbi non sono stati totalmente debellati, almeno a livello mondiale. Secondo i medici favorevoli all’obbligo vaccinale, ogni volta che caliamo le coperture le malattie ritornano. Con i vaccini non spariscono tutti i virus e batteri. Scompaiono unicamente quelli che utilizzano l’uomo come vettore, mentre quelli che «viaggiano» con gli animali possono solamente essere tenuti sotto controllo se tutti ci immunizziamo.

Bellavite, da parte sua, fa notare che malattie endemiche ed epidemiche come la peste, il colera, la malaria, la febbre tifoide, la sifilide, la lebbra, la tubercolosi e la difterite «sono scomparse o quasi nelle civiltà a maggiore benessere». Questo, scrive, «indipendentemente dalle vaccinazioni», ma per il citato concorso di fattori ambientali, nutrizionali e igienici e l’introduzione degli antibiotici.

Le epidemie più recenti in Occidente

D’altro canto, i pro-vax ricordano alcuni recenti eventi che hanno coinvolto l’Occidente. In Inghilterra nel 1998, per il calo delle vaccinazioni con il trivalente (morbillo-parotite-rosolia) a seguito delle tesi di Andrew Wakefield sul legame vaccini-autismo, si sono succeduti diversi cicli di infezioni e ceppi epidemici con decine di morti e numerosi pazienti che hanno riportato danni permanenti.

In Russia a metà degli anni Novanta del secolo scorso è tornata la difterite, così nel 2015 in Spagna, dov’era assente da tre decenni, e nel 2016 nei Paesi Bassi. Sempre in quegli anni vi è stata l’emergenza meningite in Toscana e l’epidemia di morbillo a Disneyland in California (Usa), mentre del 2010 è il colera ad Haiti. La stessa poliomielite, quasi eradicata (oggi siamo sotto i 50 malati all’anno, quasi tutti concentrati tra Afghanistan, Pakistan e Nigeria), ha fatto registrare alcuni casi durante le migrazioni dei profughi siriani in Germania. «In linea teorica potrebbe tornare anche il vaiolo, il cui virus è conservato in due laboratori specializzati ad Atlanta, negli Stati Uniti, e a Koltsovo, negli Urali in Russia», dice Galassi. «Esiste, comunque, in Africa una malattia molto simile, il vaiolo delle scimmie, che può essere contratta dagli esseri umani non vaccinati – in pratica quelli nati dopo il 1980 – e dal tasso di mortalità del 10%».

Free fax: in Italia nessuna epidemia di morbillo

C’è, poi, la questione italiana del morbillo, con 5.407 casi segnalati e 4 morti del 2017 (il picco a marzo con 976 casi, dati dell’Istituto superiore della sanità) che hanno portato al decreto Lorenzin. Per Bellavite definirlo un’epidemia è una fake news. «Non c’era alcuna emergenza sanitaria. In una popolazione di 60 milioni di persone come quella italiana è un fatto del tutto normale che il morbillo possa registrare ciclicamente qualche centinaio di casi, con picchi che poi si abbassano autonomamente. In particolare, dal 1970 alla fine degli anni Novanta il morbillo ha presentato il tipico andamento ciclico con picchi epidemici molto elevati. Con l’aumentare delle coperture vaccinali, dall’inizio degli anni Duemila, l’ampiezza dei picchi si è ridotta considerevolmente. A partire dal 1997 si è allungato il periodo inter-epidemico, tuttavia il morbillo non è stato eradicato. Nonostante nel 2001 l’Oms abbia proclamato l’obiettivo di eradicare il morbillo, tale malattia non è scomparsa in alcuna nazione del mondo, neppure in quelle con copertura del 95%».

Pro vax: in Italia il morbillo è una vera emergenza

Di diverso avviso gli esperti dell’Istituto superiore della sanità. «Il morbillo continua a circolare in Italia e causare epidemie dovute alle scarse coperture vaccinali nel corso degli ultimi 40 anni, che hanno portato all’accumulo di ampie quote di popolazione suscettibili all’infezione», hanno scritto su Riap – Rivista di Immunologia e Allergologia Pediatrica. «L’incidenza più elevata nel 2017 è stata registrata nei bambini sotto l’anno di età. Si tratta di bimbi troppo piccoli per essere vaccinati e che dipendono dell’immunità di gruppo per essere protetti contro il morbillo. L’età mediana dei casi, pari a 27 anni, indica che esistono ampie quote di giovani adulti suscettibili». Di epidemia parla anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Nel report dello scorso agosto ha lanciato l’allarme a livello europeo anche per quest’anno:

  • 41mila tra bambini e adulti sono stati infettati nei primi sei mesi del 2018,
  • 37 persone sono morte, il dato più alto degli ultimo decennio.

L’Italia tra i 7 Paesi più colpiti dal morbillo

L’Italia è tra i sette Paesi del Vecchio Continente più colpiti, con oltre mille infezioni nel 2018. Gli altri sono:

  1. Francia,
  2. Georgia,
  3. Grecia,
  4. Russia,
  5. Serbia
  6. soprattutto, Ucraina.

La polemica sulle morti da morbillo

Sempre in tema di morbillo medici pro-vax e free-vax si dividono anche sulle cause che hanno portato e portano al decesso del paziente. «Le persone morte», attacca Bellavite, «possedevano serie condizioni di predisposizione alle infezioni. Gli immunodepressi non muoiono per morbillo o poliomielite. In tantissimi casi perdono la vita per normali infezione opportunistiche, causate da batteri, virus o funghi comunemente circolanti tra la popolazione». «Il morbillo provoca polmonite ed encefalite e, soprattutto in età adulta, può comportare grandi complicanze e portare alla morte», replica Bassetti. «Gli immunodepressi? Sicuramente hanno anche altri problemi di salute, però muoiono per la complicanza infettiva dovuta al morbillo».

Vaccini anche per gli adulti…

Vaccino anche per gli adulti...

Non sarebbe giusto vaccinare anche gli adulti? A morire di morbillo, in effetti, sono soprattutto persone adulte. La legge italiana prevede l’obbligo vaccinale solo per bambini e adolescenti. «Visto che i giovanissimi sono immunizzati, il virus cerca altri organismi da colonizzare», spiega Galassi. «Questo ci ricorda che sarebbe importante vaccinare anche gli adulti». «A partire dalle categorie a rischio», interviene Bassetti, «come sanitari, insegnanti, forze dell’ordine». In Italia, infatti, solo il 15% dei medici è vaccinato. Oltre il 40% degli operatori della sanità intervistati non si è sottoposto al richiamo per il tetano nell’ultimo decennio. Il 13% non è vaccinato contro epatite B e morbillo (con il 6% è consapevole di essere suscettibile per non aver neanche mai contratto queste malattie). Solo il 31,4% aveva dichiarato di essersi sottoposto alla vaccinazione antinfluenzale nella stagione appena conclusa.

Vaccini per gli anziani

Vaccini per gli anzianiPoi ci sono gli anziani, «che devono essere vaccinati perché, per il fenomeno dell’immunosenescenza, corrono il rischio di ammalarsi di più e avere maggiori complicanze». Lo ha spiegato all’Adnkronos Michele Conversano, direttore del Servizio di igiene pubblica della Asl di Taranto. «Vanno immunizzati contro l’influenza, ma anche contro le malattie pneumococciche o contro l’herpes Zoster. Spesso devono ripetere vaccinazioni fatte durante la loro vita che non hanno una durata “eterna”. L’esempio classico è quello contro difterite-tetano-pertosse, in modo da proteggere se stessi e chi sta loro intorno».

Le altre categorie a rischio

Sono a rischio anche:

  • cardiopatici,
  • diabetici,
  • affetti da malattie broncopolmonari,
  • ipertesi,
  • ragazze in età fertile (papilloma virus),
  • donne che pensano a una gravidanza (difterite-tetano-pertosse).

Bellavite, del resto, non esclude «che sia raccomandabile di vaccinare contro la pertosse la mamma prima della gravidanza. Il vero pericolo è per il neonato nelle settimane seguenti la nascita, cioè prima che possa essere immunizzato. Stesso discorso vale per la rosolia, che assume forme gravi durante l’attesa».

Anche il rischio tetano divide free e pro vaccini

Anche il rischio tetano divide free e pro vaxC’è davvero la necessità di vaccinarsi per tutte le malattie previste dalla legge Lorenzin? Che il calo delle coperture vaccinali abbia rappresento un problema per il morbillo (e anche la pertosse) lo sostiene, in un articolo dell’agosto 2017 sul Corriere della Sera, anche un medico free-vax come il pediatra Eugenio Serravalle, autore di Bambini super-vaccinati (Il leone verde). Lui, però, ritiene ingiustificato l’obbligo dei dieci vaccini in Italia. Questo perché, a sua detta, nello Stivale non esiste alcuna emergenza epidemiologica, una linea seguita anche da Bellavite. «Le malattie infettive previste dalla legge Lorenzin sono rare, meno di un caso ogni 100mila abitanti. In Italia oggi il rischio di contrarre la difterite e il tetano è bassissimo e non solo per i vaccini, ma anche grazie alla pratiche igieniche, alla sterilizzazione negli ospedali e agli antibiotici. Certo, l’antitetanica è raccomandabile per i genitori che vogliono essere sicuri al mille per mille quando i figli vanno in vacanza, magari in un campo scuola ove ci si può graffiare con il filo spinato».

Il tetano è pericoloso per i pro vax

Lo stesso tetano che, invece, Galassi ritiene, assieme al morbillo, tra le infezioni più pericolose anche per il futuro. «È una malattia che non può essere eradicata, in quanto il suo agente patogeno può sopravvivere nell’ambiente esterno, nel terreno. Pensiamo, quindi, al bimbo che gioca nell’orto di casa, all’operaio che lavora nei cantieri o agli archeologi. Basta una piccola ferita perché le spore di Clostridium tetani si facciano strada all’interno del corpo. E l’Italia ha la casistica più folta di tutta Europa». Nel 2016 abbiamo registrato un terzo di tutti i casi di tetano segnalati nel Vecchio Continente, ovvero 30 su 89.

Vaccini: l’immunità di gregge

Vaccini L'immunità di greggeIl tetano non si trasmette da persona a persona, quindi vaccinandosi non si ottiene l’immunità di gregge (herd immunity). Si tratta di quell’effetto di protezione indiretta anche per i non vaccinati che si ha una volta raggiunto un livello di copertura vaccinale per la singola infezione considerato sufficiente all’interno della popolazione. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda il 95%, soglia ritenuta idonea ad arrestare la circolazione dell’agente patogeno.

E a non dare immunità di gregge, per Bellavite, sono anche altre vaccinazioni, come quelle contro la pertosse, la poliomielite, il tetano e la difterite. 

Insomma, in tali casi la decisione d’immunizzarsi potrebbe essere lasciata alla singola persona o ai genitori dei bambini.

Ma Bassetti non ci sta. «Pertosse e poliomielite sono contagiose. Si trasmettono attraverso le goccioline di saliva o altre particelle presenti nella nostra bocca, quindi per loro vale, eccome, l’immunità di gregge. Non sono, invece, contagiose, ma sono comunque trasmissibili, l’epatite B, in quanto si passa tramite sangue e secrezioni, al pari della polmonite da pneumococco e della meningite da emofilo (Haemophilus Influenzae b). Vale il discorso generale. Se mi vaccino non mi ammalo e, se non c’è la malattia, non vi sono neanche i prodromi e i sintomi di questa. Quindi è evidente che vi è una minore circolazione di virus e, di conseguenza, una minore probabilità che la gente si ammali».

Le reazioni avverse dei vaccini

Le reazioni avverse dei vacciniCi si può ammalare e morire a causa dei vaccini? È il cavallo di battaglia dei no vax: di vaccini ci si ammala e si muore. Ebbene, se da un lato di morti certificate non se ne registrano, le cosiddette reazioni avverse esistono, anche se si tratta all’incirca di un caso su un milione. E nessun medico o istituzione lo nega. «È assurdo di principio pensare che un vaccino possa essere innocuo. È prodotto e concepito per simulare una malattia e, quindi, fare un danno, per quanto piccolo, all’organismo», dice Bellavite. «In poche parole, produciamo una malattia artificiale nella persona sperando sia utile a impedirne una più grave».

Tuttavia, continua il patologo, non bisogna fare terrorismo psicologico. «Nel 70-80% dei casi il bambino non si accorge di questa micromalattia indotta. C’è un 5-8% dei casi in cui vaccino provoca febbre, evento considerato normale fintanto che si mantiene sotto i 38-39 gradi. In percentuali sempre più piccole, le persone possono essere interessate da patologie più gravi, come le convulsioni, nonostante le linee guida generali non le considerino una controindicazione per una successiva vaccinazione. In casi ancora più rari, vi sono patologie che possono riguardare un abbassamento delle piastrine nel sangue o febbre sopra i 40 gradi. Gli eventi più gravi sono considerati la meningoencefalite e lo shock anafilattico, che, stando ai numeri, sono, però, rarissimi». Su questo punto sono d’accordo anche gli esperti favorevoli all’obbligo vaccinale.

I vaccini e l’autismo

Il legame tra vaccini, in particolare il trivalente morbillo-parotite-rosolia, e autismo fu denunciato nel 1998 da un oggi ex medico inglese, Andrew Wakefield e subito smentito da ricerche di commissioni internazionali composte da esperti indipendenti. Nel 2004 un’inchiesta del quotidiano Sunday Times e dell’emittente televisiva Channel 4 accusò il ricercatore di essere consulente di uno studio legale che stava pianificando di una class action per danni da vaccini da intentare a nome di 1.600 famiglie reclutate all’occorrenza e, inoltre, di aver registrato un presunto vaccino «sicuro» per il morbillo e un trattamento per l’autismo. Nel 2010 il General Medical Council espulse Wakefield dall’ordine, giudicandolo colpevole di oltre trenta accuse, incluse 12 relative all’abuso di bambini, e dichiarò la sua ricerca fraudolenta e disonesta.

I “danneggiati” in Italia

Il Rapporto Vaccini 2017 dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) prende in esame le sospette reazioni avverse. Le segnalazioni inserite nel database della Rete nazionale di farmacovigilanza lo scorso anno sono state 6.696. 4.821 si riferiscono a casi insorti nello stesso 2017 e di queste circa l’80% è stato classificato come non grave. «Le segnalazioni di sospette reazioni avverse considerate gravi», si legge nel documento, «sono state rare e nella maggior parte dei casi sono risultate a carattere transitorio, con risoluzione completa dell’evento segnalato e non correlabili alla vaccinazione. Delle reazioni classificate come “gravi”, 2 su 10 si riferiscono a eventi verificatisi prima del 2016 (3 su 10 se si considerano i soli vaccini obbligatori). Dei 10 casi con esito fatale analizzati nel Rapporto, otto sono risultati “non correlabili” con la vaccinazione e due “indeterminati”».

Mille risarcimenti in 70 anni

Esiste anche una legge, la 210 del 1992, per indennizzo dei danni da vaccino- È stata pensata per tutelare i danneggiati da vaccino antipolio che all’epoca era un vaccino vivo e attenuato (Opv). In seguito è stato sostituito, dopo aver debellato la poliomielite nel nostro Paese alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, con il vaccino Ipv. A differenza del primo è inattivato, estremamente sicuro, tanto che in Italia non abbiamo più casi di poliomielite di derivazione vaccinale da decenni. I dati, tuttavia, sono parcellizzati tra le varie regioni. Il Ministero della Salute possiede quelli relativi alla legge 229 del 2005 che prevede un ulteriore indennizzo per chi è stato danneggiato da vaccinazioni obbligatorie. In questo caso i risarciti sono 1.058 a fronte di una platea di erogazione di vaccini dal 1959 a oggi di circa 90 milioni di dosi.

Il parere del ministro

«La percentuale degli eventi avversi, come è facile dedurre, è bassissima», spiega a OK il ministro Giulia Grillo. «Deve essere precisato che tra gli indennizzati dal Ministero vi sono pure coloro che, avendo avuto rigettata la domanda sulla base dei pareri delle commissioni medico ospedaliere, hanno visto riconosciuto il diritto dai giudici del lavoro che, sulla base di consulenze tecniche monocratiche, ricche di opinioni personali e con poca letteratura scientifica, hanno riconosciuto l’esistenza del nesso, tra l’altro, della vaccinazione con l’autismo. Questo ha creato ancora più confusione e sgomento nelle famiglie, con il riconoscimento per alcune e il rigetto per altre, incrementando la sfiducia verso tutte le istituzioni».

Effetti collaterali imprevedibili dei vaccini

Esistono esami per capire in anticipo se i vaccini possano avere effetti collaterali sulla singola persona? Non esistono esami clinici che anticipino la possibilità di effetti collaterali da parte delle immunizzazioni. «È, tuttavia, importante lo screening pre-vaccinale da parte di medici e operatori sanitari», puntualizza Bassetti. «Un’accurata anamnesi per capire se la persona soffra di allergie e abbia avuto manifestazioni già nei primi giorni o mesi di vita con successiva visita per accertare che non si sottoponga alla vaccinazione con febbre o una malattia infettiva in atto. Resta, poi, il fatto che la reazione al vaccino è in genere molto soggettiva e, anche se il rischio è piccolissimo, la sicurezza al cento per cento non esiste. Del resto persino un farmaco quale l’aspirina, comunemente considerato tra i più innocui, può rendersi responsabile di reazioni avverse anche molto gravi in una percentuale infinitesimale di casi».

I test di sicurezza

Chi controlla la sicurezza dei vaccini? «I vaccini attualmente disponibili devono passare rigorosi test di sicurezza prima di essere approvati per l’uso, così come avviene per tutti i farmaci. Se ne occupa l’Istituto Superiore di Sanità in Italia, l’Ema in Europa, la Fda negli Usa, la Therapeutic Goods Administration in Australia. «A ulteriore tutela della loro sicurezza, il risultato delle vaccinazioni viene continuamente monitorato. E per sicuro s’intende un vaccino che solo molto raramente o eccezionalmente possa provocare effetti collaterali gravi».

Le sostanze “pericolose” nei vaccini

I vaccini contengono sostanze pericolose? Nonostante le rassicurazioni ufficiali sulla sicurezza, i no-vax sostengono che i vaccini contengono sostanze pericolose, quali mercurio e sali di alluminio. «I componenti dei vaccini, detti antigeni», replica ancora Bassetti, «possono richiedere l’aggiunta di sostanze (adiuvanti) che aiutano il sistema immunitario a sviluppare una protezione migliore e più duratura. Alcuni vaccini, come peraltro alcuni farmaci, richiedono l’aggiunta di minime quantità di conservanti, stabilizzanti o antibiotici, in modo da garantire nel tempo la loro stabilità e prevenire la crescita batterica. Anche queste sostanze aggiunte vengono controllate rigorosamente».

Il mercurio presente in dosi 1000 volte inferiori alla soglia massima consentita

Tra queste c’è, appunto, il mercurio, ma «la quantità è al massimo di 10 microgrammi per litro, dell’ordine. Stiamo parlando di un centesimo di microgrammo, cioè mille volte inferiore della soglia fissata dall’Oms della dose cronica, per cui non si rilevano effetti collaterali. Inoltre, si tratta di dosi prese non tutti i giorni, ma poche volte nella vita. Si assorbe più mercurio con l’acqua e con il cibo, persino con l’aria che respiriamo. E, poi, per quale interesse occulto le aziende farmaceutiche dovrebbero vendere vaccini con sostanze nocive facilmente rilevabili?». Bellavite, dal canto suo, pone, però, l’attenzione sull’alluminio che, «aggiunto come adiuvante, può essere all’origine di reazioni locali e generali indesiderate. Sono in corso studi per sostituirlo con sostanze meno pericolose».

Vaccini: obbligo no

Vaccini Obbligo noValutando rischi e benefici, meglio essere obbligati a vaccinarsi o no? In conclusione, stabilito che, seppur infinitesimale, il pericolo c’è, la diatriba tra i medici che sostengono l’obbligatorietà delle vaccinazioni e quelli per la libera scelta si concentra sulla forbice tra rischi e benefici. Per i secondi, come Bellavite, nella società attuale, con tutti i suoi progressi in campo medico, igienistico, nutrizionale e con gran parte della popolazione già vaccinata, non esiste una differenza così elevata. Di conseguenza la decisione d’immunizzare il figlio potrebbe essere lasciata ai genitori. «Allo stato attuale delle conoscenze sarebbe imprudente “confidare” troppo nei vaccini come unici mezzi di difesa della salute pubblica», scrive nel suo lavoro Scienza e vaccinazioni.

Vaccini: obbligo sì

Vaccini Obbligo sìDi tutt’altro tenore la visione degli specialisti che sostengono l’obbligo, come Bassetti. «Il piccolissimo rischio associato alla vaccinazione è da considerarsi accettabile proprio perché quel vaccino difende da un pericolo molto maggiore rappresentato dalla malattia. Si può trovare un’analogia con la questione della cintura di sicurezza in auto. Il confronto è fra probabilità d’incidente stradale e quella di venir strangolati dalla cintura stessa: la prima è significativamente più alta rispetto alla seconda, bassissima».

Lo specialista rimanda alle percentuali stilate dall’Istituto superiore di sanità. Per esempio:

  • il morbillo in quanto malattia provoca la morte in un caso su 3mila. Il vaccino morbillo-parotite-rosolia provoca encefalite o reazione allergica severa in uno su un milione;
  • la difterite e la pertosse uccidono una volta su venti e il tetano tre volte su cento, mentre il vaccino difterite-tetano-pertosse causa encefalopatia acuta da 0 a 10,5 casi su un milione.

Questo anche per controbattere la tesi che l’infezione naturale sia meglio della vaccinazione.

C’è anche il rischio di mutazione dei virus

«E, attenzione», interviene Galassi, «gli agenti patogeni di tali malattie non sono entità fisse e immutabili. Si tratta di organismi che al pari degli uomini mutano nel corso della storia in risposta agli stimoli dell’ambiente. Quindi un giorno potrebbero non essere più valide le armi a nostra disposizione per combatterli, per questo bisogna dare loro un “colpo” definitivo».

«Bisognerebbe avere una visione a più ampio respiro, perché i vaccini limitano anche la diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici. Se contraiamo meno malattie infettive, ricorriamo anche meno agli antibiotici e i batteri ricevono, quindi, una pressione selettiva minore».

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