Rare diseasesSalute

Sindrome di Rett: cause, sintomi e possibili cure

La neuropsichiatra infantile Giulia Prato spiega come si manifesta e come si tratta questa patologia rara genetica

La sindrome di Rett (RTT) è una patologia rara su base genetica, che costituisce una delle cause più frequenti di disabilità intellettiva nei soggetti di sesso femminile, coinvolgendo il sistema nervoso centrale con deterioramento progressivo sul piano cognitivo e motorio. Ancora più raro, sebbene possibile, è il presentarsi di RTT nei maschi. L’aspettativa di vita è molto variabile in relazione alla severità del disturbo, ma può arrivare fino a oltre i 40 anni.

Sindrome di Rett: uno studio italiano apre nuove strade per la terapia genica

Oggi ci sono importanti novità riguardo a questa patologia rara, causata dalla perdita di funzione del gene MECP2 e che, stando all’Osservatorio Malattie Rare – OMAR, colpisce una persona su 30.000 nella popolazione generale. Un gruppo di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano, in collaborazione con l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, ha identificato un ruolo finora sconosciuto della proteina MeCP2, prodotta da questo gene, con rilevanti implicazioni terapeutiche. Finora si pensava che la sua funzione fosse limitata, ma lo studio ha dimostrato che in realtà aiuta ad attivare geni fondamentali per lo sviluppo dei neuroni, cioè le cellule del cervello.

In particolare, MeCP2 lavora insieme a un “sistema di controllo” del DNA (chiamato complesso SWI/SNF) che decide quali geni possono essere accesi o spenti. Questo processo è molto importante durante lo sviluppo del cervello, quando i neuroni si formano e maturano. Il meccanismo è attivo soprattutto nelle fasi iniziali della vita, mentre nei neuroni adulti è molto meno rilevante. Questo significa che i neuroni maturi possono tollerare quantità più alte di MeCP2 senza subire danni.

Perché è importante questa ricerca?

Fino a oggi, i ricercatori temevano che aumentare troppo i livelli di MeCP2 (ad esempio con terapie geniche) potesse essere pericoloso quanto averne troppo poco. Questo timore ha rallentato lo sviluppo di possibili cure. La nuova scoperta cambia le carte in tavola: l’eccesso di MeCP2 non è sempre dannoso ma, anzi, nei neuroni sembra essere più sicuro del previsto. Questo apre nuove possibilità per sviluppare terapie geniche più efficaci e sicure, cioè trattamenti che puntano a correggere direttamente il problema nel gene MECP2.

Quali sono i sintomi della sindrome di Rett?

Giulia Prato, neuropsichiatra infantile presso l’IRCCS Istituto Giannina Gaslini di Genova, fa sapere che dopo un periodo di sviluppo apparentemente normale fino ai 6-18 mesi di vita, si avvia una fase di rapida regressione con:

  • perdita dell’uso finalistico delle mani e insorgenza di stereotipie (movimenti ripetitivi delle mani);
  • perdita del linguaggio;
  • riduzione della curva di crescita della circonferenza cranica con conseguente microcefalia acquisita;
  • compromissione delle capacità motorie fino alla perdita della deambulazione;
  • disabilità intellettiva di grado severo.

Si associano anche:

  • esordio precoce di epilessia;
  • irritabilità,
  • disturbi del movimento, del sonno, del ritmo cardiaco, respiratori (prevalentemente apnee) e gastrointestinali (stipsi);
  • alterazioni del sistema neurovegetativo;
  • scoliosi e osteoporosi.

Le pazienti con RTT sono davvero speciali in quanto riescono a comunicare bisogni ed emozioni tramite una intensa espressività nello sguardo e pertanto sono soprannominate «bimbe dagli occhi belli».

Come si fa la diagnosi?

«La diagnosi è in primo luogo clinica e, in alcuni casi, confermata dalla genetica molecolare. L’età media della diagnosi è tra i due e i tre anni, sebbene talvolta, a causa dell’esordio subdolo, possa sopraggiungere in più tarda età», spiega Prato. «Il primo approccio dev’essere effettuato con il neuropsichiatra infantile che organizzerà gli esami diagnostico-strumentali di esclusione verso altre patologie ed esami genetici per convalidare il sospetto diagnostico. Alla diagnosi è opportuno un colloquio con il genetista per eventuali ulteriori approfondimenti».

Quali sono le cure disponibili per la sindrome di Rett?

A oggi non esiste cura. Il follow up e il trattamento devono essere finalizzati ai sintomi e alla prevenzione delle complicanze, seguendo un approccio multidisciplinare che si adatti alle diverse fasi della vita. «Bisogna prevedere valutazioni con il neuropsichiatra per l’epilessia, le problematiche comportamentali e le alterazioni del sonno.
Devono completare il check up valutazioni ortopediche, fisiatriche, gastroenterologiche e cardiologiche», continua la specialista.

Anche il trattamento riabilitativo deve «crescere» con le pazienti iniziando con trattamenti di tipo psicomotorio e logopedico, poi fisiatrico, occupazionale e psicoeducativo. Particolare attenzione viene riservata alla comunicazione dove vengono utilizzati strumenti relativi alla comunicazione alternativa aumentativa (con l’ausilio di immagini) e un puntatore oculare, che le bimbe padroneggiano proprio avvalendosi dei famosi «occhi belli».

Pulsante per tornare all'inizio