
Il termine ortosonnia è stato introdotto nel 2017 dalla ricercatrice Kelly Glazer Baron, che osservò come molte persone sviluppassero un’attenzione eccessiva, persino malsana, verso la qualità del sonno. L’obiettivo non dichiarato: ottenere ogni notte un sonno oggettivamente perfetto.
L’ortosonnia non è un disturbo riconosciuto, ma può alimentare insonnia, ansia e un rapporto disfunzionale con i dispositivi di monitoraggio. Si manifesta soprattutto quando si inseguono standard irrealistici: ore di sonno “giuste”, cicli perfetti, percentuali ottimali di sonno profondo, zero risvegli notturni. Non essendo un disturbo codificato nei manuali diagnostici (come il DSM-5), viene considerato una condizione comportamentale che può sfociare in ansia da prestazione legata al sonno.
In questo articolo
Sintomi dell’ortosonnia
I segnali più comuni includono:
- Preoccupazione costante per la qualità del sonno
Non solo quanto si dorme, ma come: ogni dato o sensazione viene monitorato e analizzato. - Ansia pre-sonno
La paura di “non dormire come si deve” può rendere più difficile addormentarsi. - Ricerca ossessiva di informazioni sul sonno perfetto
Regole, tecniche, routine rigidissime. - Autosvalutazione se non si raggiungono standard ideali
Anche notti perfettamente normali vengono vissute come “fallimenti”. - Eccessiva attenzione alle sensazioni corporee
La persona scruta ogni micro-segnale del proprio corpo per capire se sta dormendo “abbastanza bene”. - Paradossale peggioramento del sonno
Più ci si concentra, più il sonno peggiora: è l’effetto tipico dell’ortosonnia.
Perché si sviluppa l’ortosonnia: le cause
Le cause sono spesso una combinazione di fattori psicologici, culturali e personali:
- Pressione sociale verso il benessere “perfetto”
Viviamo in un contesto in cui ogni aspetto della salute sembra misurabile, confrontabile e migliorabile. - Personalità perfezionistica
Le persone più rigide o ansiose tendono a trasformare le abitudini salutari in regole assolute. - Esperienze negative con l’insonnia
Una fase di cattivo sonno può dare origine al bisogno di “recuperare controllo”. - Accesso facile a consigli, tecniche e routine
Non sempre scientifiche, possono alimentare convinzioni irrealistiche.
I rischi dell’ortosonnia
Anche se nasce dal desiderio sincero di dormire meglio, l’ortosonnia può avere conseguenze concrete:
- aumento dell’ansia,
- insonnia o difficoltà di addormentamento,
- sonno frammentato,
- peggioramento della qualità della vita,
- riduzione della spontaneità nelle attività serali,
- dipendenza da routine o rituali rigidi.
Cosa fare se si sospetta ortosonnia
Gli esperti suggeriscono alcuni interventi chiave:
- Ridimensionare l’idea del “sonno perfetto”
Non esistono notti ideali: la fisiologia del sonno è naturalmente variabile. - Concentrarsi sul benessere, non sui numeri
La domanda giusta non è “quante ore ho dormito?”, ma “come mi sento durante il giorno?”. - Introdurre flessibilità nella routine notturna
Mantenere abitudini sane ma non rigide, adattandole alla vita reale. - Lavorare sull’ansia da prestazione
Tecniche di rilassamento, mindfulness o supporto psicologico possono aiutare a rompere il circolo vizioso. - Limitare l’esposizione a contenuti allarmistici
Filtrare consigli non scientifici e confronti social può ridurre la pressione. - Consultare un professionista
In caso di insonnia persistente o forte disagio, uno psicologo del sonno o un medico specializzato può definire un percorso personalizzato.
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