SaluteTumori

Leucemia fulminante: cos’è, cause, sintomi, cure

Il cantante Michele Merlo, ex concorrente di Amici, è morto a 28 anni per un'emorragia cerebrale dovuta a una leucemia fulminante

La morte dell’ex concorrente di Amici e XFactor, Michele Merlo, avvenuta nel 2021 a soli 28 anni per un’emorragia cerebrale scatenata da una leucemia fulminante, ha acceso i riflettori su una forma tanto rara quanto aggressiva di tumore del sangue.

La leucemia acuta promielocitica, meglio conosciuta con l’espressione di leucemia fulminante, è un sottotipo della leucemia mieloide acuta e rappresenta una delle emergenze ematologiche più gravi. Se non viene diagnosticata in tempo, questa patologia, che in Italia colpisce circa 150 persone all’anno specialmente tra i 30 e i 40 anni, può portare al decesso in poche ore o giorni.

Ecco perché a fare la differenza, in questi casi, è la possibilità di arrivare tempestivamente a una diagnosi corretta.

Leucemia fulminante: qual è la causa?

Alla base della leucemia fulminante c’è una traslocazione acquisita, cioè un cambiamento insolito della forma dei cromosomi, con lo spostamento di un pezzo da un cromosoma all’altro. Questa alterazione, non presente alla nascita, avviene tra i cromosomi 15 e 17. Ancora oggi, però, non si conosce il meccanismo all’origine della modificazione intercorsa a livello dei due cromosomi.

Questo processo, poi, comporta una riduzione del numero di piastrine e altera profondamente i meccanismi della coagulazione del sangue, aumentando il rischio di emorragie anche molto gravi.

Quali sono i sintomi?

donna che presenta un livido scuro molto esteso sulla coscia
Quali sono i sintomi della leucemia fulminante? – www.ok-salute.it

La patologia esordisce e progredisce rapidamente, quindi la comparsa dei sintomi è precoce. La leucemia fulminante, infatti, si manifesta con:

  • emorragie cutanee, visibili sotto forma di lividi scuri inspiegabili;
  • sanguinamenti da entrambe le narici e dalle gengive;
  • perdite di sangue dall’apparato digerente o genito-urinario;
  • stanchezza;
  • febbre;
  • perdita di appetito;
  • sudorazione eccessiva;
  • aumento del rischio di infezioni, che si può tradurre in mal di gola e ingrossamento dei linfonodi;
  • mal di testa.

Dalle ultime stime, inoltre, è emerso che il 10-20% dei pazienti va incontro a emorragie maggiori fatali, per esempio cerebrali, ancora prima di poter ricevere la diagnosi e quindi essere sottoposti al trattamento.

Come si diagnostica la leucemia fulminante?

Se riconosciuta in tempo, la leucemia fulminante può essere trattata efficacemente ma, appunto, è necessario giungere quanto prima a una diagnosi, che può essere formulata attraverso un esame morfologico del midollo osseo e del sangue periferico. Per avere un quadro più completo della situazione, si tende sempre a ricercare anche le tipiche anomalie citogenetiche e molecolari, fondamentali caratteristiche di questa malattia.

Poiché all’origine della malattia c’è una traslocazione cromosomica, le linee guida internazionali raccomandano di eseguire anche la diagnosi genetica, che consiste nell’individuare, attraverso tecniche di citogenetica e di biologia molecolare, l’alterazione dei cromosomi 15 e 17. Questa valutazione permette anche di stratificare i pazienti sulla base delle percentuali di rischio. In questo modo è possibile modulare la terapia da intraprendere dopo la remissione della malattia.

Come si cura?

A differenza di cinquant’anni fa, oggi la leucemia fulminante può essere curata. Il merito è soprattutto di un gruppo di ematologi italiani che, nel 2013, ha pubblicato un importantissimo studio sul New England Journal of Medicine. 

La ricerca ha ridimensionato molto il ruolo dei chemioterapici e, al contempo, ha dimostrato l’efficacia di un nuovo approccio terapeutico basato sulla combinazione di:

  • acido retinoico (derivato della vitamina A);
  • triossido di arsenico.

Questa terapia aiuta a eliminare le cellule tumorali e a ripristinare la normale maturazione delle cellule del sangue.

La malattia può essere trattata anche con trasfusioni di concentrati piastrinici, plasma fresco congelato ed emoderivati. Nel 20-25% dei casi, però, questo tipo di leucemia tende a recidivare, pertanto questi pazienti possono beneficiare di un trapianto di cellule staminali emopoietiche (autologo o allogenico).

Chiara Caretoni

Giornalista pubblicista, lavora come redattrice per OK Salute e Benessere dal 2015 e dal 2021 è coordinatrice editoriale della redazione digital. È laureata in Lettere Moderne e in Filologia Moderna all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha accumulato diverse esperienze lavorative tra carta stampata, web e tv. Nel 2018 vince il XIV Premio Giornalistico SOI – Società Oftalmologica Italiana, nel 2021 porta a casa la seconda edizione del Premio Giornalistico Umberto Rosa, istituito da Confindustria Dispositivi Medici e, infine, nel 2022 vince il Premio "Tabacco e Salute", istituito da SITAB e Fondazione Umberto Veronesi.
Pulsante per tornare all'inizio