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Come si cura l’herpes labiale sporadico o ricorrente?

Il dermatologo Carlo Gelmetti spiega in che modo intervenire sulle forme occasionali e su quelle particolarmente frequenti

L ’herpes labiale, chiamato anche febbre delle labbra, è un’infezione causata dall’herpes simplex virus 1 (HSV 1) e meno frequentemente dall’herpes simplex virus 2 (HSV 2). Si manifesta con vescicole su base arrossata, riunite in grappoli e localizzate prevalentemente sulle labbra. Al termine della fase acuta, dopo circa 24-48 ore, queste lesioni, che possono essere accompagnate da prurito, bruciore e talvolta dolore, si asciugano e danno luogo a una o più ulcere. In seguito si forma una crosticina che tende a scomparire entro una settimana senza lasciare cicatrici nella maggior parte dei casi.

Perché si “risveglia”?

Dopo la prima infezione, che avviene quasi sempre durante l’infanzia e spesso in maniera asintomatica, il virus raggiunge i gangli da cui dipendono le terminazioni nervose presenti in corrispondenza delle labbra e rimane «dormiente» finché alcuni stimoli, come stress, abbassamento delle difese immunitarieesposizione ai raggi Uv, insorgenza di infezioni da virus influenzali o somministrazione di terapie immunosoppressive, lo riattivano, causando la cosiddetta recidiva. Una volta contratto, il virus permane per tutta la vita e il suo decorso è alquanto imprevedibile: può restare silente per lunghi periodi o scatenare episodi ricorrenti, anche a breve distanza. Fortunatamente, in una buona parte dei casi, dopo 10-15 anni le recidive si diradano.

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Se l’herpes è sporadico

Nei casi in cui l’herpes labiale insorga sporadicamente e sia di modesta entità la terapia ideale è quella topica: bisogna applicare, infatti, pomate antivirali a base di aciclovir direttamente sulle lesioni, per almeno 4-5 volte al giorno. Questo metodo di cura, però, è efficace soltanto se intrapreso nella fase iniziale del disturbo.

Se l’herpes continua a tornare

Nelle forme più importanti e fastidiose, invece, bisogna intervenire con la terapia sistemica per via orale, cioè la somministrazione di farmaci antivirali a base di aciclovir, valaciclovir o famciclovir, per almeno 5 giorni: prima si inizia e più si riducono la durata e l’intensità della manifestazione. I cerottini non hanno capacità antivirali, cioè non contengono le molecole capaci di bloccare la replicazione del virus, ma hanno un’utilità estetica perché in grado di mascherare le bollicine.

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Come trattare le recidive

Agli individui soggetti a recidive frequenti e dolorosi, che contano almeno sei episodi in un anno, il medico può prescrivere la terapia soppressiva cronica, che prevede l’assunzione per via orale di farmaci antivirali per bocca, sempre a base di aciclovir o suoi derivati. Sarà lo specialista a stabilire la durata effettiva del trattamento, che può durare anche anni, e a decidere dopo quanto sospenderlo.

Non esiste un vaccino

Sebbene negli ultimi anni siano state sviluppate diverse molecole per avviare un processo di immunizzazione, a oggi non si dispone ancora di un vaccino efficace sia nel prevenire l’infezione sia nel ridurre la frequenza delle recidive.

Focus a cura di Carlo Gelmetti, Direttore UOC Dermatologia Pediatrica Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico e professore ordinario all’Università degli Studi di Milano

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