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Alzheimer: scoperti nuovi geni che innescano la malattia

Importante scoperta internazionale. Ora il puzzle di questa malattia comincia a completarsi. La speranza è quella di trovare nuove terapie per bloccare la progressione della malattia

Il rapporto tra genetica e Alzheimer è determinante. Una scoperta che potrebbe aprire la strada a nuove importanti terapie contro Alzheimer. Un team internazionale ha individuato 42 nuovi geni legati allo sviluppo della malattia. Allo studio hanno partecipato molti centri italiani, tra cui il Centro Alzheimer universitario della Città della Salute di Torino, coordinato dal professor Innocenzo Rainero, che con la collaborazione dei ricercatori Elisa Rubino, Silvia Boschi e Fausto Roveta, ha selezionato i pazienti piemontesi per lo studio.

I fattori di rischio dell’Alzheimer

È il risultato di uno studio senza precedenti che è durato 30 anni. Tra il 60 e l’80% del rischio di sviluppare Alzheimer è legato proprio alla nostra genetica. Ecco perché questa ricerca è così importante. Altri fattori di rischio sono il fumo di sigaretta, una vita sedentaria e l’alimentazione scorretta. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Genetics.

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Rapporto tra genetica e Alzheimer: malattia più comprensibile

Per la prima volta i ricercatori hanno scoperto il ruolo dei geni connessi con il fattore TNF-alpha nella modulazione della malattia di Alzheimer. Questo peptide correlato all’infiammazione potrà essere l’obiettivo per trattamenti specifici che possano rallentare la progressione della malattia. Inoltre il gruppo di esperti ha isolato alcuni geni che hanno un ruolo non solo nella malattia di Alzheimer, ma anche in demenze correlate come la demenza frontotemporale e la demenza a corpi di Lewy.

Rapporto tra genetica e Alzheimer: il ruolo delle cellule microgliali

Il team internazionale ha fatto luce anche sul ruolo delle cellule microgliali. Si tratta delle cosiddette cellule spazzine del cervello. Il loro obiettivo è quello appunto di spazzare via le proteine che potrebbero essere neurotossiche. Quando lavorano troppo possono causare danni.

I ricercatori hanno analizzato i genomi di 111.326 persone che convivono con Alzheimer. Successivamente hanno confrontato i loro dati con 677.663 persone che non avevano alcun problema cognitivo.

Lo studio ha identificato 75 geni legati al rischio di sviluppare la malattia. Trentatré erano già conosciuti. Ha anche confermato anni di ricerche sul ruolo della proteina beta amiloide e tau.

Alcuni geni erano associati con un immuno regolatore chiamato LUBAC, che è attivato dal corpo per prevenire la morte delle cellule.

Alzheimer e infiammazione

Un altro capitolo importante riguarda i geni associati all’infiammazione. L’organismo usa l’infiammazione come meccanismo di difesa per eliminare gli agenti patogeni. Gioca un ruolo importante anche nel rimuovere le cellule danneggiate. Come detto, una proteina che è stata centrale nello studio è il fattore TNF-alpha. Si tratta di una proteina che regola i livelli di infiammazione. Sebbene il suo ruolo sia quello di spingere le difese immunitarie a combattere, è anche la causa di molte malattie autoimmuni, nelle quali il corpo combatte contro se stesso, come ad esempio nell’artrite reumatoide o nel diabete di tipo 1.

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Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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