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Fecondazione in vitro: un nuovo test per personalizzare i trattamenti

Disponibile un esame che permette ai medici di valutare al meglio la riserva e la risposta ovarica delle donne che si rivolgono alla fecondazione assistita

Sono tantissime, in tutto il mondo, le persone che ogni giorno devono fare i conti con l’infertilità. Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, circa 48 milioni di coppie e 186 milioni di individui. Ma avere un problema di fertilità oggi non significa rinunciare totalmente alla possibilità di avere un figlio. I progressi della scienza, infatti, permettono di guardare il bicchiere mezzo pieno, perché esistono trattamenti ed esami innovativi che possono cambiare la vita delle persone.

La fecondazione in vitro

La fecondazione in vitro rappresenta sicuramente uno di questi traguardi scientifici. È un trattamento di fecondazione assistita che consiste nell’unione, in laboratorio, dell’ovulo della donna con lo spermatozoo dell’uomo per ottenere degli embrioni da trasferire nell’utero della futura mamma. Affinché si possano realizzare con successo tutti questi passaggi, i medici hanno bisogno di valutare la riserva e la risposta ovarica della donna: solo così potranno stimolare al meglio gli ovociti e dare la possibilità alla coppia di ottenere una gravidanza.

Il test per personalizzare la fecondazione in vitro

Il gold standard per valutare questi parametri nelle ovaie di una donna, però, manca. E per qualsiasi misura disponibile della riserva ovarica non esiste un valore di cut off clinico (cioè il minimo ottimale) universalmente accettato. Proprio in questo vuoto si inserisce il nuovo test Access Anti-Müllerian Hormone (AMH) Advanced, lanciato recentemente da Beckman Coulter, un leader mondiale nella diagnostica e nei test di infertilità.

«Offrire a tutti i professionisti della medicina uno strumento di valore che supporti il delicato percorso di procreazione medicalmente assistita, è il nostro obiettivo primario. Crediamo infatti che il successo della terapia passi attraverso la sua personalizzazione e il suo costante monitoraggio. La disponibilità di questo nuovo test ci rende orgogliosi di essere partner quotidiano della medicina di laboratorio» spiega Silvano Bertasini, General Manager Europe Southern Region di Beckman Coulter Diagnostics. Il test, in effetti, permette di evitare un’iperstimolazione delle ovaie perché aiuta a stabilire la dose individuale giornaliera dell’ormone follicolo stimolante ricombinante umano rFSH.

Che cos’è l’AMH?

L’ormone anti-mülleriano (AMH) nella donna è prodotto dalle cellule della granulosa del follicolo ovarico preantrale e antrale piccolo, dall’età dello sviluppo fino alla menopausa. Le sue concentrazioni riflettono il numero di follicoli piccoli all’inizio della fase di crescita, e sono poi indicative del numero di follicoli primordiali rimanenti ancora nell’ovaio, ossia della famosa riserva ovarica. I livelli di AMH diminuiscono durante la vita riproduttiva della donna e rispecchiano il declino progressivo della quantità di ovociti determinata dall’età e dal relativo invecchiamento ovarico.

Dalla parte delle donne

Per tutti questi motivi, l’AMH è un biomarcatore ampiamente utilizzato nelle valutazione di condizioni cliniche femminili. Tra queste l’infertilità, appunto, ma anche la menopausa, la disfunzione ovarica (come la sindrome dell’ovaio policistico), il tumore gonadico e la chirurgia ovarica. Di conseguenza, il test AHM diventa uno strumento prezioso nel monitoraggio della salute delle donne, oggi disponibile in tutti i paesi europei che riconoscono il marchio CE.

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