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Smog: perché in periferia ci si ammala di più?

Un nuovo studio rivela che chi vive in città, lontano dal centro, ha il doppio di probabilità di ammalarsi. Ecco i motivi e le soluzioni per difendersi

Abitare vicino al centro cittadino ha da sempre grandi vantaggi. Scuole, servizi, lavoro e più sicurezza. E, a quanto riporta un nuovo studio, anche aria più pulita. Vivere in periferia, stando alle ricerche dell’Agenzia per la Tutela della Salute di Milano (ATS-MI) sui livelli di concentrazione media degli inquinanti, comporta anche respirare più smog.

Gli effetti dello smog a lungo termine sulla popolazione

Esistono numerosi studi che evidenziano il legame sempre più netto tra smog e:

Gruppo San Donato

  • tumori;
  • malattie cardiovascolari;
  • asma;
  • depressione;
  • alterazione dello sviluppo nel bambino anche in fase fetale.

La mappa dell’inquinamento urbano

Più alta è la concentrazione degli inquinamenti, maggiore sono le probabilità di ammalarsi. Il divario tra centro e periferia vede nei quartieri più dislocati un aumento considerevole dei tassi di decessi tra i residenti, che supera il 60% nelle aree periferiche. L’allarme è stato lanciato a Milano, durante la conferenza RespiraMi: Recent Advances on Air Pollution and Health 2024, co-organizzata dalla Fondazione Menarini in collaborazione con Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, e dall’Imperial College di Londra.

In periferia: smog e condizioni socio-economiche sfavorevoli

A favorire questa tendenza è il mix di smog e condizioni socio-economiche più sfavorevoli. Si tratta infatti di zone con meno verde urbano e molto traffico. A questo si aggiungono le condizioni economiche che inducono stili di vita peggiori, come obesità, fumo, minore attività fisica, che producono un effetto moltiplicativo della mortalità da inquinamento. In più, in queste zone c’è una maggior quantità di persone over 65, più fragili e più esposte agli effetti dello smog.

I quartieri più esposti al biossido di azoto

Per giungere a queste conclusioni è stata condotta un’analisi a Milano, poi pubblicata sulla rivista Epidemiologia&Prevenzione. Tra i quartieri più a rischio per l’esposizione al biossido di azoto, sono stati segnalati Quarto Oggiaro con 158 morti su 100.000 abitanti e Gallaratese con 170 su 100.000 abitanti, a fronte di valori attorno a 100 nel centro città.

Smog e periferia: alte concentrazioni di PM2.5 con ripercussioni su polmoni e cuore

Anche altre zone come Mecenate, Lorenteggio e Bande Nere hanno avuto il bollino rosso. In questi quartieri è stata rivelata un’alta concentrazione di PM2.5, un inquinante che può provocare infiammazione delle vie respiratorie, come crisi di asma, o inficiare il funzionamento del sistema cardiocircolatorio. I tassi di decesso superano i 200 per 100.000 abitanti, mentre in pieno centro si attestano attorno a 130 su 100.000 abitanti.

PM10: irritazione delle vie respiratorie, asma e bronchiti

Infine, per quanto riguarda il PM10, a pagare il prezzo più caro sono, ad esempio, la zona di Niguarda, Bande Nere e Gallaratese a ovest e Buenos Aires in centro. A questo inquinante si attribuisce il 4% delle morti per cause naturali (50 ogni 100 mila abitanti). Le particelle PM10, se inalate, possono causare broncospasmi, tosse, difficoltà respiratorie e peggioramento delle condizioni preesistenti come l’asma e la bronchite.

Il modello inglese e francese come soluzione allo smog in periferia

Come risolvere allora il problema? Una soluzione potrebbe essere estendere le “protezioni” garantite al centro città anche alle periferie. La scorsa estate, la capitale britannica ha deciso di estendere il divieto di circolazione dei veicoli più inquinanti a tutta l’area metropolitana. Un altro buon esempio arriva da Parigi che sta sperimentando la “città dei 15 minuti”: nella Ville Lumière scuola, negozi, lavoro e tempo libero sono raggiungibili in 15 minuti a piedi o in bicicletta.

Le zone TL funzionano

Le zone a traffico limitato giocano un ruolo importante nel ridurre inquinanti e effetti deleteri sulla salute: lo dimostra una review pubblicata sulla rivista Lancet Public Health dall’Imperial College di Londra. L’analisi ha passato in rassegna 16 studi condotti sulle Ztl in Germania, Giappone e Regno Unito, in cui si dimostra una chiara diminuzione dei problemi a carico dell’apparato cardiovascolare, con meno casi di ipertensione, ricoveri, morti per infarto e ictus.

In particolare, uno studio tedesco ha riscontrato un calo del 2-3% dei problemi cardiaci e del 7-12% degli ictus, con benefici (soprattutto per gli anziani) e un risparmio di 4,4 miliardi di euro per la sanità. Esempi e ricerche che, speriamo, possa prendere in considerazione anche l’Italia, in primis la città di Milano.

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Simona Cortopassi

Classe 1980, è una giornalista iscritta all’Ordine regionale della Lombardia. Toscana d’origine, vive a Milano e collabora per testate nazionali, cartacee e web, scrivendo in particolare di salute e alimentazione. Ha un blog dedicato al mondo del sonno (www.thegoodnighter.com) che ha il fine di portare consapevolezza sull’insonnia.
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