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Robert De Niro: così ho battuto il tumore alla prostata

Il grande attore racconta a OK di aver avuto un cancro alla ghiandola maschile: «Mio padre ne è morto, io faccio controlli regolari, da manuale. Questo mi ha salvato»

«Nel novembre del 2003 mi venne diagnosticato un cancro alla prostata. Caso tipico di un uomo di 60 anni, quanti ne avevo allora, con predisposizione ereditaria. Mio padre, Robert De Niro senior, di cancro alla prostata morì. Era il 1993, aveva 71 anni. La differenza tra me e lui? Mio padre odiava i medici, gli ospedali, le analisi. Aveva una tale repulsione per i camici bianchi che non andava a farsi visitare quasi mai. Il fatto è che il suo cancro venne diagnosticato troppo tardi per potere intervenire. Io invece faccio check up regolari, da manuale. Per questo il mio problema è stato diagnosticato in fase iniziale, con grande tempestività. Quando mi hanno detto che avevo delle cellule cancerose alla prostata, mi sono subito sottoposto a radiazioni e terapie non invasive. Ed eccomi qui anni dopo a parlarne, sano come un pesce, toccando ferro.

Il tumore alla prostata è la sindrome maligna più comune tra i maschi, a parte il cancro del polmone, e ha colpito a morte tanti, troppi uomini. Questa malattia si è portata via Terry Savalas, Kojak, ve lo ricordate? E il musicista Frank Zappa, i poeti Robert Frost e Pablo Neruda, lo psicologo popolarissimo negli anni Sessanta Timothy Leary, lo scrittore Langston Hughes. Ma sono sopravvissuti in tanti, per fortuna: il «re del Calypso» Harry Belafonte, per esempio, il senatore Bob Dole, il generale Colin Powell, il grande politico sudafricano Nelson Mandela.
Un altro che si è salvato dal cancro alla prostata è l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani: devo dire che è stato molto generoso con me quando ha saputo che ero stato colpito dalla sua stessa malattia, tre anni dopo di lui. Mi ha dato utilissimi consigli sulle migliori terapie. Ogni tanto, quelle poche volte che ci sentiamo, ci ridiamo sopra. Siamo riusciti a evitare tutti e due la terapia ormonale, che ci avrebbe fatto correre il rischio di essere pressoché impotenti.

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Una gran paura, il periodo terapeutico, poi la guarigione. Solo in America vengono diagnosticati con cancro alla prostata circa 200mila uomini ogni anno. La malattia uccideva circa 40mila di questi. Ma le statistiche stanno migliorando, almeno per quanto riguarda la mortalità. Migliori tecniche diagnostiche e una maggiore sensibilizzazione sulla prevenzione tramite regolari visite, e dunque la scoperta di cellule cancerose in uno stadio ancora precoce, salvano innumerevoli vite.
Io sono l’esempio vivente dell’importanza di controlli regolari. Non mi fossi fatto visitare al momento giusto, mi ha detto il mio dottore, sarei morto anche io, con ogni probabilità, come mio padre».
Robert De Niro (confessione raccolta da Silvia Bizio per OK Salute e benessere di giugno 2012)

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