Benessere

Il rischio di rifarsi il naso?Non riconoscersi

Un intervento per modificare il proprio profilo non va preso alla leggera. I consigli del chirurgo

Rifarsi il naso? Con più d’una cautela. «Basti pensare che è tra gli interventi di chirurgia estetica con la probabilità più alta di traumatizzare il paziente»,spiega Nicolò Scuderi, docente di Chirurgia plastica e ricostruttiva presso l’università Sapienza di Roma. «Che può stentare a riconoscersi e ad accettarsi».

Non inseguire le mode!
Ma il modo per evitare simili inconvenienti c’è. Intanto si tratta di un’operazione delicata, che deve fare solo un chirurgo esperto. E poi, altro rischio, ci sono le aspettative del paziente… Eh, sì, anche in questo campo si va a mode.
Per fare un esempio, la richiesta oggi più diffusa tra le donne è il nasino alla francese. Lei chiede e magari va a finire che quella punta all’insù sta malissimo col resto della faccia. Ecco il motivo per cui il primo dovere del chirurgo estetico è quello di prendere tutte le misure perché i desideri del paziente, che certo vanno ascoltati, non cozzino con la realtà.
«Sembrerà strano, ma qualche problema ce l’ha creato il computer», continua Scuderi. «Fino a cinque o sei anni fa, era comune servirsi della grafica sul monitor per mostrare al paziente le sue due facce: prima e dopo il bisturi. Ebbene, quel sistema aveva un difetto: dava l’idea che si potesse fare qualunque intervento, anche il più folle! «Nella realtà ci scontriamo con i limiti propri della struttura del cranio. Per certe richieste, si dovrebbe intervenire su mascella, mandibola… Altro che setto nasale».

Gruppo San Donato

Fotografia e pennarello
Allora Scuderi e altri chirurghi estetici hanno ripreso, accanto alla grafica al video, la vecchia fotografia. «Con il pennarello tracciamo il nuovo profilo, rispettando i confini della chirurgia estetica e facendo capire al paziente che l’intento non è quello di stravolgere un volto ma di eliminare qualche difetto: gobbe, nasi storti o lunghi o aquilini, setti deviati, narici allargate…», spiega Scuderi.
Così i chirurghi si muovono all’interno di paletti, dettati dalla posizione delle vie respiratorie nasali, delle orbite, dell’arcata dentaria superiore.
Insomma, bisogna fare i conti con la faccia che si ha davanti. Il punto non è replicare un modello astratto ma rendere migliore quel viso. Arrivando a rifiutare l’intervento se l’aspettativa non risulti realistica.
Andrea Molinari – OK La salute prima di tutto

Ultimo aggiornamento: 13 gennaio 2010

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