Bianca Guaccero: «Il reflusso ha messo a rischio le mia voce»

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«Dopo la gravidanza soffrivo di bruciori di stomaco, senso di pesantezza sul petto e raucedine: la gastroscopia ha confermato il problema al cardias e ora devo assumere farmaci per tutta la vita, ma non ho dovuto cambiare le mie abitudini, neppure a tavola»

A volte è bello guardare il mondo a testa in giù. Ma io non posso più farlo, almeno da un punto di vista fisico. Ho, infatti, scoperto di soffrire di reflusso gastroesofageo: in poche parole, non si chiude più quella sorta di casello autostradale che è il cardias, cioè la valvola che separa esofago e stomaco, il cui compito è impedire a cibo e succhi gastrici di andare contromano.

Il disturbo continuava a ripresentarsi

A confermarlo è stata una gastroscopia, effettuata nel 2017 dopo un anno trascorso tra bruciori di stomaco e senso di pesantezza sul petto, soprattutto quando mi coricavo, unitamente a una voce divenuta rauca. Avevo dato da poco alla luce mia figlia Alice e, prima di ricorrere all’esame, mi ero sottoposta alle classiche terapie con inibitori di pompa protonica per ridurre l’acidità gastrica. Pensavo sarebbe passato, del resto può capitare a tutti di soffrire di qualche disturbo di reflusso gastrico. Invece, niente: stavo bene solo durante i giorni di cura, ma, appena smettevo di assumere i farmaci, il problema si ripresentava puntuale. Tra l’altro mi creava anche problemi sul lavoro: cantando, soffrivo di raucedine e temevo ci fosse in atto un’esofagite, che colpisce anche le corde vocali. Fortunatamente così non è stato, come ha evidenziato la gastroscopia: l’avevamo presa in tempo.

La prevenzione è fondamentale

Del resto, io sono una persona che non lesina sui controlli medici: una volta all’anno, magari a gennaio, mi faccio un «tagliando» completo, perché sono convinta che non vi sia miglior cura della prevenzione (per questo non esito a sostenere campagne promozionali in tal senso). Ammetto di essere un po’ ipocondriaca, anche se non a livello patologico: in fatto di malattie non sono un cuor di leone, ma, poi, penso che proprio per tale timore spesso si tende a non fare controlli. Ed è sbagliatissimo, un piccolo gesto di coraggio a volte può evitare conseguenze serie per la nostra salute.

Devo seguire la terapia per tutta la vita

Tornando al mio reflusso, i medici non mi hanno indicato una causa scatenante, ma mi hanno prescritto protettori gastrici che dovrò assumere ciclicamente per tutta la vita. Quando la malattia si ripresenta, seguo una terapia di tre mesi in un anno. Escluso, invece, un vero intervento chirurgico, perché è impossibile riprodurre quello che è a tutti gli effetti un movimento (quello del cardias che si apre e chiude). Comunque, dopo questa sgradita scoperta, la mia vita non è cambiata, anche perché ho sempre mantenuto un’esistenza sana, dal punto di vista sia dell’attività fisica sia del regime alimentare.

Non rinuncio all’attività sportiva

Da sei anni mi alleno tre volte a settimana, un’ora (intensa) a seduta, assieme a un personal trainer. La palestra è casa mia, perché eseguo esercizi a corpo libero con il Trx: in pratica tonifico l’intera muscolatura sfruttando il mio peso grazie a due tiranti che ancoro alle porte. L’altro attrezzo è costituito da un tappetino, sul quale faccio gli addominali, che, rafforzando i muscoli dell’addome, hanno anche un effetto positivo sul reflusso. Tutto questo lavoro ha realmente cambiato il mio corpo e mi ha aiutato anche con la gravidanza, dato che già due settimane dopo il parto ero tornata a essere come mi vedete oggi. Per non dire il bene che movimento fa alla mente… A volte mi capita di non aver voglia di allenarmi, ma, poi, appena terminata la seduta, mi sento un’altra persona, mi si riattivano sinapsi e chakra!

Ho messo mano all’alimentazione

Anche a tavola non ho dovuto cambiare le mie abitudini, visto che sono sempre stata solita
evitare di abbuffarmi, al massimo mangio poco ma spesso. Certo, io adoro il pane e vi sono farine e lieviti che potrebbero essere fonte di irritazione, ma ho risolto la questione con il «trucco» di tostarlo, così da eliminare l’amido e renderlo maggiormente digeribile. Insomma, due fette di pane tostato, stile bruschetta, non mancano mai nella mia cena. Il pasto clou della mia giornata è, però, la colazione, dove alterno frutta e yogurt con dentro semi di chia, cornetto alla crema, biscotti, fette biscottate con marmellata, crunch di cereali… Insomma, mangio quello che mi va a seconda delle mie esigenze, magari facendo anche due break e bevendo perfino caffè, altro nemico numero uno di molte persone con il reflusso. A pranzo scatta un piatto di pasta al pesto o con un altro sugo non pesante, perché i carboidrati sono un’iniezione di energia e restituiscono il sorriso. E mi saziano, almeno fino a metà pomeriggio, quando faccio una pausa gelato, soprattutto ora che entriamo nella bella stagione, o mi concedo qualche «schifezza», tipo un sacchetto di patatine fritte.

Vado pazza per l’aperitivo

Il mio punto debole è, in effetti, l’aperitivo, di cui sono una vera fanatica, condito da un bel bicchiere di vino e da tanti stuzzichini, su tutti i taralli che mi porto dietro dalla mia Puglia. Quindi, a cena, pane a parte, scelgo, a seconda dell’appetito, un’insalatona o mi cucino un hamburger piuttosto che una cotoletta o un pesce, sempre con contorno di verdura. A volte, dopo aperitivi particolarmente ricchi, salto il pasto serale, salvo poi rimediare con un toast se mi capita di aver fame di notte. Come avrete dedotto, non sono una sostenitrice delle diete né punitive né dissociate, in quanto il successivo reinserimento di alcuni alimenti, se fatto in maniera approssimativa, rischia di gonfiarci ancora di più. Ricordatevi: tutto quello che nella vita si fa di fretta non ha mai esiti positivi.

Bianca Guaccero (testimonianza raccolta da Marco Ronchetto per OK Salute e Benessere)

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