Alessandra Celentano: «Dal dolore non potevo mettere i tacchi»

Alessandra Celentano

«Anni e anni a danzare sulle punte hanno irrigidito le articolazioni dei piedi. La situazione è migliorata dopo un doppio intervento chirurgico»

Fatica, sudore e sacrifici, ma anche gratificazione, appagamento, tanti riconoscimenti e, perché no, un bel po’ di prestigio. Nonostante ti consumi, ti trasformi e si prenda buona parte della tua vita, la danza ha quello strano potere di entrarti dentro, di stregarti e di regalarti sensazioni inestimabili. Le mie giornate sono sempre state scandite da duri allenamenti, ore e ore di studio in sala prove e corsi di perfezionamento, che mi hanno portata, nel corso degli anni, a lavorare con maestri di fama internazionale e a calcare i palcoscenici di tutto il mondo con diverse produzioni, da Romeo e Giulietta a Lo Schiaccianoci, passando per Sogno di una notte di mezza estate e Carmen, solo per citare alcune delle più famose.

Non ho dato peso al disturbo

E proprio nel momento migliore della mia carriera, quando mi sentivo piena di energie e in perfetta forma psicofisica, ho iniziato ad avvertire uno strano fastidio alla base degli alluci, dapprima sopportabile, poi più intenso. Ma i ballerini sono abituati a convivere con i dolori. Quindi non ho volutamente dato peso a questo disturbo e, ahimè, l’ho trascinato negli anni.

Il dolore si è acutizzato 

Stringevo i denti, mi infilavo le scarpette e danzavo come se niente fosse, convinta che prima o poi questo dolore, al quale non sapevo attribuire un nome preciso, sarebbe sparito. In realtà, anziché abbandonarmi, si è acutizzato nel tempo e, quando ormai avevo appeso il tutù al chiodo per dedicarmi all’insegnamento, l’articolazione ha iniziato a «bloccarsi» e a irrigidirsi, tanto da non riuscire più a muovermi agilmente. A ogni passo avvertivo forti fitte nelle prime dita, che persistevano anche a riposo o quando ero costretta a stare in piedi a lungo. Alla fine si è anche formata una sorta di «cipolla» dura sull’alluce, che mi impediva addirittura di indossare décolleté e scarpe con tacchi più o meno alti.

A quel punto ho agito

La situazione stava degenerando e, benché non danzassi più, mi sono detta: «Alessandra, non hai più scuse, devi curarti prima che sia troppo tardi». Lo spauracchio di non riuscire più a camminare normalmente, infatti, mi assillava da tempo. Dopo anni di peripezie e sopportazione mi sono rivolta a uno specialista, il quale – dopo avermi fatto fare una radiografia ed essersi messo le mani nei capelli – mi ha diagnosticato la sindrome dell’alluce rigido. In buona sostanza, la cartilagine presente tra l’alluce e il metatarso si era completamente usurata a causa degli sforzi prolungati ai quali avevo sottoposto i miei piedi. Avendo trascurato per anni il problema, avevo una sola soluzione possibile.

Il dolore non è passato del tutto 

Se avessi voluto diminuire l’entità del dolore mi sarei dovuta sottoporre a due interventi di artrodesi metatarso-falangea, prima su un piede poi sull’altro. E così è stato. Nel giro di due anni mi hanno asportato la cartilagine rimasta nelle articolazioni di entrambi gli alluci e, attraverso l’impianto di alcune viti, i capi articolari si sono uniti in un unico osso.

Da quando ho subito l’operazione, la mia qualità di vita è sensibilmente migliorata anche se, considerata la gravità della situazione in cui mi trovavo, non potrò più avere i piedi di un tempo. Ancora oggi, infatti, vivo sulla pelle le ripercussioni di un disturbo trascinato nel tempo, che neanche la chirurgia ha potuto «aggiustare» completamente. Rispetto a prima non avverto più quelle fitte che mi colpivano anche da seduta o sdraiata, ma quando sforzo troppo i piedi il dolore torna a farsi sentire e sono costretta a mettere una borsa del ghiaccio sotto alle dita. Ciò, ovviamente, mi impedisce di praticare un’attività fisica intensa.

Ora nuoto

Così, per tenermi in forma, appena posso mi butto in piscina e mi faccio una bella nuotata, sicura di non gravare ulteriormente sull’articolazione dell’alluce. Il ballo, invece, rimane una costante della mia esistenza, anche se ha assunto una piega diversa. Oggi trovo appagamento quando mi accorgo che il mio amore sconfinato verso questa disciplina riesce a influenzare positivamente e a spronare i ragazzi con i quali lavoro ormai da tanti anni.

Alessandra Celentano

 

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