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È giusto dare il cellulare ai bambini?

A che età bisognerebbe permettere ai figli di avere e usare uno smartphone? Lo spiega l'esperta di OK Rosanna Schiralli

Se in passato i regali più gettonati alle Prime Comunioni erano catenine, medagliette e monetine d’oro, oggi si opta sempre più spesso per tablet e smartphone. Basta dare un’occhiata ai bambini che frequentano ancora la scuola elementare per accorgersi che quasi tutti, ormai, hanno già dimestichezza (forse anche più dei genitori) con app, sms e siti internet. L’età di ingresso nel mondo tecnologico e mediale si sta sensibilmente abbassando, complici soprattutto gli atteggiamenti lassisti e permissivi di mamme e papà che spesso ignorano i risvolti di questa pratica.

Ma è giusto dare il cellulare ai bambini?

«Assolutamente no. Fino ai 13 anni circa, cioè intorno alla terza media, i bambini e i preadolescenti dovrebbero essere “preservati” e tenuti lontani da smartphone e tablet, anche a costo di andare contro corrente rispetto alla massa» suggerisce Rosanna Schiralli, psicologa, psicoterapeuta e Presidente del Festival Nazionale dell’Educazione (puoi chiederle un consulto qui).

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Spesso, infatti, i genitori non riescono a imporre la loro autorevolezza, specialmente in fatto di dispositivi elettronici, perché sono frenati dai comportamenti “elastici” di altri mamme e papà. «Quello che mi sento dire più spesso è che al giorno d’oggi è sempre più difficile dettare delle regole ai figli perché i loro coetanei sono abituati diversamente e questo potrebbe crear loro dei problemi» dice la dottoressa. «Eppure, se abbiamo a cuore il benessere dei più piccoli, bisogna correre il rischio di sembrare, agli occhi degli altri, severi, rigidi e intransigenti. I genitori devono essere consapevoli che mettere uno smartphone in mano a un bambino equivale a dargli il permesso di girovagare da solo per la città di notte: è azzardato e pericoloso».

Cosa si rischia nel dare lo smartphone a un bambino?

L’uso quotidiano del telefonino da parte di bambini e ragazzini può avere ricadute significative dal punto di vista psicologico: «I più piccoli, infatti, potrebbero sviluppare problemi di attenzione, perdita di memoria e concentrazione, rimanere passivi di fronte agli stimoli esterni e sembrare indifferenti nei confronti delle relazioni sociali. Un utilizzo compulsivo di questi dispositivi, inoltre, influisce negativamente sulla qualità del sonno e aumenta comportamenti “a rischio” come l’aggressività» ammonisce Schiralli. I bambini devono sviluppare la fantasia, esplorare il mondo che li circonda, uscire dai confini del reale, evitando di trascorrere le loro giornate con gli occhi fissi su uno schermo.

«Infine, dobbiamo evitare che i giovanissimi entrino in contatto troppo precocemente con la Rete, un mare magnum di immagini forti, riferimenti sessuali e messaggi borderline che non sono affatto alla portata di bimbo» avverte la psicologa.

No allo smartphone come “sedativo”

Quante volte ci è capitato di vedere un genitore mettere il telefonino in mano al figlio per spegnere pianti e capricci? «Purtroppo è una pratica “di tendenza”, ma al contempo gravissima: sembra che le madri e i padri non siano più in grado di gestire i piccoli momenti di crisi dei bambini e scelgano la via più semplice» commenta Schiralli. «Bisogna evitare di usare lo smartphone come “sedativo” o, peggio ancora, come arma di ricatto. È sbagliatissimo dire frasi come “se mangi le verdure, ti faccio giocare con il cellulare”. Il bambino deve sviluppare la percezione della fame, del gusto e della sazietà, indipendentemente da app e giochini virtuali».

Chiara Caretoni

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