Intolleranze alimentari: la bufala delle diete alla moda

Intolleranze alimentari: la bufala delle diete alla moda

I medici contro le cosiddette popular diets e i test diagnostici che non sono supportati da prove scientifiche

Non c’è alcun legame tra eventuali intolleranze alimentari e l’essere in sovrappeso. Ma c’è di più. I test vanno fatti solo da medici esperti: non esistono infatti prove scientifiche in grado di validare gli strumenti di ‘diagnosi’ spesso utilizzati per sostenere il nesso tra intolleranze e obesità. Si sta parlando del dosaggio degli anticorpi IgG4 ‘alimento specifici’, dell’iridologia e degli esami elettrodermici che non sono riconosciuti dalla letteratura scientifica. La positività di questi test non indica infatti una condizione di allergia o intolleranza alimentare, ma una semplice risposta fisiologica del sistema immunitario all’esposizione ai componenti presenti negli alimenti.

Davanti al boom delle cosiddette popular diets, o diete alla moda, i medici scendono in campo con un position paper, cioè con un documento di consenso, per smascherare quelli che vengono definiti senza mezzi termini come “ciarlatani delle diete” al fine di proteggere i cittadini.

La Società Italiana di Diabetologia (SID) insieme con l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), l’Associazione Medici Diabetologi (AMD), l’Associazione Nazionale Dietisti (ANDID), la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), la Società Italiana di Nutrizione Pediatrica (SINUPE) e la Società Italiana dell’Obesità (SIO) ha realizzato un documento che analizza il rapporto tra allergie/intolleranze alimentari e obesità. Scopo del documento è quello di fornire al mondo scientifico e professionale un utile riferimento per garantire una corretta comunicazione con i cittadini. Un documento che mira a fornire risposte chiare e scientificamente solide, per contrastare il rischio di informazioni parziali e spesso mosse solo da interessi di mercato.

Queste popular diets godono di grande spazio su alcuni giornali e in trasmissioni televisive, promettendo benefici poco credibili, spesso supportati dalla testimonianza di personaggi del mondo dello spettacolo o dello sport. A rendere ancora più complesso e preoccupante il quadro è l’idea diffusa che il sovrappeso e l’obesità siano conseguenza di una presunta condizione di allergia o intolleranza alimentare, quando invece non esiste alcuna relazione.

Negli ultimi anni c’è stata una vera e propria esplosione, soprattutto sul web e sui social network, di regimi alimentari restrittivi, basati su test diagnostici di intolleranza alimentare eseguiti su vari campioni biologici (sangue, saliva, capelli) e proposti come in grado di individuare le cause del sovrappeso. La maggior parte di queste informazioni deriva da siti internet dedicati alle cosiddette medicine non convenzionali, ma non esistono rigorose prove scientifiche che supportino l’utilizzo di questi test per diagnosticare reazioni avverse agli alimenti o per predire eventuali future reazioni.

Nel mirino degli esperti anche alcuni test come ad esempio quelli elettrodermici, la variazione della frequenza cardiaca, l’iridologia, che non solo non sono specifici per la diagnosi di allergia e intolleranza alimentare, ma neppure per altri scopi diagnostici.
Ecco l’elenco dei test senza alcuna base scientifica, citati nel position paper: dosaggio IgG 4, test citotossico o test di Bryan, alcat test, test elettrici (elettroagopuntura di Voll (EAV), bioscreening, biostrengt test, sarm test, moratest, vega test), test kinesiologico, dria test, analisi del capello, iridologia, biorisonanza, pulse test, riflesso cardiaco auricolare.

Per contrastare il sovrappeso – afferma il professor Giorgio Sesti, presidente della SID – c’è un solo modo: incrementare l’attività fisica e ridurre la quantità di calorie assunte con la dieta. La composizione in macronutrienti della dieta ha un minore impatto sul calo ponderale ma è fondamentale per l’adesione nel lungo termine e, tra l’altro, contribuisce a rendere più salutare il modello alimentare. I risultati migliori si ottengono utilizzando modelli alimentari che hanno radici culturali/tradizionali nella dieta mediterranea, ovviamente tenendo conto delle necessità individuali”.

Alla terapia nutrizionale per la perdita di peso deve essere associato un cambiamento dello stile di vita, che includa anche un’attività fisica regolare di moderata intensità, della durata di almeno 30 minuti per cinque giorni a settimana. Per aiutare i bambini in sovrappeso, invece, è necessario che il cambiamento comportamentale coinvolga l’intera famiglia. In sintesi, creare un legame tra allergie/intolleranze alimentari e obesità rischia solo di essere un alibi pericoloso per la salute dei cittadini e un business per alcuni portatori di interesse. La sana e tradizionale dieta mediterranea resta sempre la risposta giusta e la migliore per uno stile di vita salutare.

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